PENSIONE IN RITARDO, PENSIONATI ARRABBIATI

 

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La pensione arriva in ritardo. A denunciarlo e a farsi carico delle polemiche e delle voci dei pensionati è il tributarista di Noale, Alberto De Franceschi che martedì mattina nell’ufficio postale di Noale ha trovato un’ amara sorpresa.

“In alcuni uffici postali – dice – da qualche giorno troviamo questa circolare di avviso ai pensionati da parte di Poste Italiane”.

La circolare infatti, o meglio l’avviso alla clientela, prima fornisce un’ informazione su come sia possibile accreditare la pensione sul Conto Bancoposta o sul Libretto postale e poi rende conto del calendario pensioni Inps e Inpdap 2017.

La tabella suddivisa per mesi e giorni riporta infatti visibilmente tutti gli accrediti a partire dal 2 di ogni mese o dal 3.

“In sostanza – incalza De Franceschi – per motivi non meglio definiti, mascherati da offerte per aprire carte, libretti e conti; informano che i pochi e miseri soldi della pensione a volte appena sufficienti per tirare a fine mese, non sono più disponibili dal primo di ogni mese, come avvenuto finora, ma saranno disponibili dal 2 o dal 3. Insomma, in buona sostanza, se li tengono a far valuta pro domo sua, per anche quattro giorni. Per quale motivo?

Forse è il primo dei tanti vantaggi promessi dal nostro Governo quando ha deciso di privatizzare l’ente. Non credo si possa speculare con i disagiati che già non arrivano a fine mese. Ci tengo a precisare – fa sapere De Franceschi – che la questione non è assolutamente riferita agli operatori, dipendenti delle Poste che lavorano assiduamente da mattina a sera”.

#seguiteci #defranceschi #fisco #pensioni

Venetisti indagati e gli evasori? Bè quelli condonati!

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Ieri abbiamo scritto ai direttori dei giornali

Egregio direttore,

leggo oggi un articolo pubblicato sul Corriere del Veneto in cui si denuncia che i venetisti, i cosiddetti anti – fisco, istigherebbero a non pagare le tasse.
Riporta il Corriere “gli indagati avrebbero istigato i contribuenti a ritardare, sospendere o non effettuare il pagamento di imposte dovute durante numerose assemblee, manifestando così il proprio disconoscimento dello Stato italiano”.
Apprendo inoltre che essi avrebbero affermato di essere soggetto di diritto internazionale, riconosciuto dall’ Onu e quindi desiderosi e legittimati di portare il Veneto verso la strada dell’autodeterminazione.
Mi chiedo come possa accadere una cosa del genere, hanno addirittura detto che “hanno paura di noi perché abbiamo bloccato cartelle esattoriali per 53 milioni di euro e perché tanti veneti hanno restituito la tessera elettorale”.

Leggendo questo articolo penso al condono, la voluntary disclosure, fatto per il terzo anno di fila dal Governo Renzi. Un condono fatto a favore di quei soggetti imprenditori e non che usano trasferire i propri capitali e redditi all’estero, evadono ed elidono le imposte. Denaro che poi ovviamente viene ripulito grazie al condono del Governo. Ora mi chiedo, allora chi è più onesto? Questi soggetti che non pagano le tasse ma tanto poi sono perquisiti e condannati da Equitalia o è più conveniente non dire niente, evadere il fisco usando i mercati esteri, tanto poi si resti impuniti?

Questa dico io è l’incertezza della pena. Mi sembra abbastanza scandaloso che si arrivi con la voluntary disclosure a premiare e perdonare certi soggetti e a bastonare sempre i soliti disgraziati.

Forse è il caso di cominciare a non fare sconti a nessuno. Le tasse vanno pagate, da tutti. Venetisti compresi. É un dovere sancito dalla nostra Carta costituzionale, all’articolo 53, che impone di pagare le tasse, in base al proprio reddito e, aggiungerei io, in presenza di adeguati servizi. Bastonare poi i moribondi che non ce la fanno a pagare le cartelle di Equitalia (e non mi riferisco ai Venetisti) e perdonare gli imprenditori, è assolutamente bestiale.

Alberto De Franceschi,
tributarista di Noale

30 novembre 2016

EQUITALIA: PRONTO IL MODELLO PER OTTENERE LO SCONTO SULLE CARTELLE

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L’ESPERTO TRIBUTARISTA DE FRANCESCHI “OCCHIO ALLE SCADENZE, NON ASPETTATE TROPPO

Ecco il modello per poter ottenere uno sconto sulle cartelle di Equitalia.
Come è stato reso noto sarà possibile inviare via pec (l’elenco a pagina 4 del modello) la richiesta di adesione.
La definizione prevede di poter definire tutte le cartelle riguardanti imposte e tasse (IRPEF, IRES, IVA, INPS, IRAP, ICI, IMU, etc) oltre alle sanzioni per le violazioni del codice della strada. ovviamente queste devono essere un ruolo, quindi deve essere stata notificata al soggetto una cartella e solo da Equitalia.
La “definizione agevolata” qualora sottoscritta chiude qualunque contenzioso tributario in essere.
In presenza di un pagamento rateizzato si dovranno pagare le somme residue e si guadagnerà così uno sconto (circa il 39%) pagando una minor sanzione e interessi.
Qualora la somma da pagare non fosse nelle disponibilità economiche e finanziarie del contribuente potrà essere richiesta una rateizzazione di 4 rate con una dilazione temporale massima fino al 2018. In questo caso si deve considerare che le rateizzazioni concesse sino a ora sono per una durata da 6 a 10 anni ma accettando le agevolazioni concesse verranno ridotti i tempi di pagamento e di conseguenza le rate saranno più pesanti.
E’ stato chiarito che il contribuente ha la possibilità e non l’obbligo di accettare la definizione agevolata, pertanto se non è in grado di pagare la nuova rata mantiene quella in essere.
Un aspetto importante della questione è che è una norma esclusiva per i soli ruoli di Equitalia per cui le imposte e le tasse che non sono state pagate a Equitalia non hanno alcuna riduzione o sconto.

Per fare alcuni esempi le rateizzazioni concesse dall’Agenzia delle Entrate, quelle fatte dalle pubbliche amministrazioni (Comuni, Regioni, INPS, INAIL, etc.).
Il termine per presentazione la domanda è il 23 GENNAIO 2017 e entro il 24 APRILE 2017 Equitalia darà una risposta di accoglimento alla domanda presentata.

 

Ufficio Stampa, Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributarista

Noale, 5 novembre 2016

COSì VI SMASCHERO LA CHIUSURA EQUITALIA, UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA

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CHIUSURA EQUITALIA,

ECCO COME SI SMASCHERA LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE.

A spiegarlo l’esperto tributarista di Noale, Alberto De Franceschi, con tanto di tabella alla mano. Dal prospetto si vede chiaramente che se la somma richiesta da Equitalia è di 100mila euro, la rateazione attuale – che prevede 120 rate mensili come da piano straordinario – è di 1158 euro; con la rateazione invece nuova, quella proposta dal decreto fiscale del 15 ottobre, si arriva a 12 più 24 rate, ma colpo di scena: l’importo della rata è maggiore: 2186 euro.

Essendo una soluzione che deve aiutare chi non ha soldi – spiega De Franceschi – deve considerare che sebbene si facciano sconti anche importanti poi non si può aumentare la rata perché questo nell’immediato annulla gli sconti fatti e aumenta il debito mensile da pagare”

Ma soprattutto – incalza De Franceschi – come si fa a chiedere i soldi a chi non li ha?”

Una mossa secondo il tributarista che non ricalca il vero, in quanto le somme di denaro saranno comunque riscosse. Nel decreto fiscale emanato dal Consiglio dei ministri emerge ciò porterà alla chiusura di Equitalia entro sei mesi.

Si prevede la forma della rottamazione dei ruoli da cui l’Esecutivo stima di poter ottenere 4 miliardi di euro.

La soppressione di Equitalia NON SIGNIFICA CHE NON SI DOVRANNO Più PAGARE LE SOMME RICHIESTE – attacca De Franceschi – Ma che saranno fatti sconti, anche significativi per rottamare le cartelle. C’è gente che è convinta che non pagherà più niente. Ma non è così. Questa è una manovra fatta solo per acquisire voti. Non è un vero e proprio condono, ma è uno sconto. Il cittadino pagherà comunque. Si trasferiscono i poteri di Equitalia in capo all’ Agenzia delle Entrate ma cosa cambia? Non cambia nulla perché i dipendenti restano, saranno trasferiti da un ente a un altro. La rottamazione delle cartelle poi non funziona, si deve rottamare il credito, non le cartelle esattoriali”. A fondare le preoccupazioni del tributarista infatti è il fatto che le persone che non hanno pagato finora, comunque non potranno pagare.

Sono soggetti insolventi – spiega De Franceschi con tanto di tabella alla mano (vedi allegato) – soggetti falliti, deceduti, società cessate, qualcuno mi spiega come fanno a recuperare queste somme? Chi non ha pagato fino ad oggi significa che non ha soldi, e non solo, che non ha nemmeno beni pignorabili per il recupero forzato delle somme. Perché ora dovrebbe pagare? Per lo sconto parziale delle sanzioni? In più aver previsto uno sconto di 5mila euro a fronte dei 10 mila non indica che era stato applicato un tasso ai limiti dell’usura?”

Mi piacerebbe sapere, poi – incalza De Franceschi – quanti soggetti messi nel recupero dei quattro miliardi sono cittadini stranieri che hanno operato in Italia per un periodo non pagando le tasse (poi accertate e passate ai ruoli esattoriali/cartelle di Equitalia) e che oggi non sono neppure più qui residenti”

Ufficio stampa tributarista Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributi

Noale, 19 ottobre 2016

Poche domande per i contributi del tornado, di chi è la colpa?

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Poche domande per i contributi del tornado. Di chi è la colpa?
La scarsa informazione e la mancanza di chiarezza.
Presentato il documento per la nuova normativa. L’esperto tributarista Alberto De Franceschi risponde all’ assessore Bellomo. “C’era tutto il tempo di fare informazione e di dire le cose come effettivamente stanno”

Chiediamo al Governo l’istituzione urgente di un fondo nazionale per le calamità naturali e il sostegno dei cittadini che hanno subito danni.

É stato presentato al Governo il documento conclusivo proposto dai tosiani Emanuele Prataviera ed Elena Bragato, coordinatrice Fare! con Tosi per l’ area Riviera del Brenta e del Miranese. “Il documento – spiega Prataviera – è il frutto di un lavoro di analisi della normativa esistente e di una fitta attività di audizione di soggetti ed enti, compresa la protezione civile”.

Infatti proprio per dare un’impronta concreta e viva della situazione, si sono sentite le persone colpite, gli enti, i professionisti, le aziende, le forze dell’ordine, la protezione civile, l’ Unione piccoli proprietari e del comitato civico, il Comitato esodati del terremoto di Moglia (in provincia di Mantova), gli ordini dei commercialisti ed esperti contabili nonché gli agenti immobiliari, le organizzazioni sindacali, l’Associazione nazionale costruttori edili, Unioncamere, Confindustria, i rappresentanti della Cassa Depositi e prestiti, l’ Associazione bancaria italiana (ABI), i rappresentanti delle prefetture e dei Vigili del fuoco, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; del Tavolo istituzionale per la semplificazione.
Le audizioni iniziate ben l’8 ottobre 2015 si sono concluse il 28 gennaio 2016. Il tutto per formulare il documento approvato poi in seduta parlamentare, affinché ne nasca una vera e propria legge.

Una proposta questa che è stata sollecitata dall’onorevole Prataviera a fine luglio, dopo il tornado che si è abbattuto sulla Riviera del Brenta l’8 luglio ma che prende in considerazione anche altre calamità naturali. “Ci avviciniamo alla Finanziaria – inisiste l’onorevole – e ora più che mai, a maggior ragione dopo i recenti fatti del terremoto in centro Italia, la richiesta di un fondo è innegabile e di urgente attuazione”.

Il programma – si legge nel documento presentato al Governo – prende le mosse dalle calamità naturali che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni: tra i tanti eventi, particolarmente gravi sono stati i terremoti in Abruzzo e in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e le alluvioni che si sono abbattute in Sardegna (novembre 2013), in Liguria (novembre 2014) e da ultimo nella riviera del Brenta (luglio 2015).
La gestione della fase successiva a tali eventi è spesso molto gravosa per cittadini e aziende, che devono fare i conti con vincoli ed oneri amministrativi che generalmente non perdono di intensità pure a fronte di situazioni emergenziali. Vincoli ed oneri risultano aggravati da una normativa estremamente instabile, in capo a più soggetti e a più livelli istituzionali, in cui gli atti si rincorrono a ritmo spesso frenetico e non sempre sono dotati delle più opportune forme di pubblicità”.

Prataviera qui si riferisce anche alla situazione attuale nei comuni di Mira, Dolo e Pianiga.
Come apprendiamo dalla stampa locale di questi giorni, solo il 20% degli aventi diritto ai rimborsi hanno fatto domanda e la motivazione è proprio questa: norme poco chiare e la paura che quei contributi che lo Stato concede per la ristrutturazione, siano in realtà dei veri e propri mutui.

A sollevare la questione oltre che all’onorevole Prataviera che il 13 settembre scorso aveva inviato una nota denunciando proprio questo, anche l’esperto professionista di Noale, Alberto De Franceschi, che studiando la normativa aveva smascherato la questione. “Le vittime – aveva spiegato De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari. Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro”.
La notizia subito lanciata aveva suscitato alcune polemiche ma a giorni di distanza apprendiamo che in realtà la questione è vera e che i cittadini impauriti e scarsamente informati, non hanno presentato le domande. “Inoltre – aggiunge Prataviera – i cittadini e i professionisti che li assistono sono costretti a rifare da capo tutte le pratiche per la terza volta dopo gli errori commessi nella modulistica dalla Regione, ma la confusione tra finanziamento agevolato e contributo indurrà molti a rinunciare ad addentrarsi in questo labirinto burocratico e quindi a rinunciare anche per il fatto che secondo la delibera viene accreditato al beneficiario l’importo minore tra perizia e le spese effettivamente sostenute”.

Per ovviare a queste incomprensioni, Prataviera quindi ha proposto il documento di cui sopra.

L’indagine – si legge nel documento – come già accennato, prende le mosse dalla tromba d’aria che ha colpito la Riviera del Brenta e dalla constatazione del ripetersi sempre più frequente di eventi calamitosi, le cui conseguenze sono aggravate dal dissesto idrogeologico”.

Nei casi più gravi di calamità si crea una stratificazione normativa e una disparità di trattamento in presenza di situazioni simili. “Questa disparità può essere superata attraverso la definizione di una cornice normativa semplificata – spiega Prataviera – da applicare in maniera stabile ed uniforme in caso di eventi emergenziali. La nuova cornice normativa dovrebbe affrontare tutti gli aspetti connessi alle emergenze, che incidono su numerosi settori: previdenziale, tributario, finanziario, finanza pubblica, attività economiche, ambientale, edilizio e tutela dei beni culturali.

In particolare, si dovrebbe prevedere:

l’esenzione automatica dall’IMU e dalla TASI per gli immobili dichiarati inagibili fin quando non tornino in condizioni di abitabilità;
la sospensione automatica e generalizzata di diversi tipi di termini, attualmente disciplinata da una pluralità di atti, tra loro stratificati;
l’agevolazione fiscale per gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se gli interventi vengono eseguiti prima della dichiarazione dello stato di emergenza;
la sospensione del pagamento delle rate dei mutui;
la semplificazione della normativa in materia di deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali effettuate a favore delle popolazioni colpite da calamità pubblica;
– l’esclusione dal patto di stabilità di tutte le spese connesse all’emergenza.

Inoltre per semplificare ulteriormente gli adempimenti di cittadini ed imprese si potrebbe infine pensare all’istituzione di uno sportello unico operante nelle zone colpite da calamità naturali, che costituisca l’unico interlocutore per il rilascio di permessi e autorizzazioni e la richiesta di contributi e agevolazioni fiscali. Soprattutto quando a essere colpiti sono comuni di piccole dimensioni, che hanno maggiori difficoltà a gestire l’emergenza, lo sportello unico potrebbe essere costituito d’intesa tra più comuni.

Infatti le questioni problematiche di questi giorni sono proprio quelle che riguardano le poche domande presentate. Solo 52 domande e ora si chiede alla Regione di riaprire i termini.

Ma l’esperto professionista di Noale, incalza. “Cosa si è aspettato tutto questo tempo? E’ deludente leggere di un amministratore pubblico che di fronte a un chiaro fallimento della propria comunicazione fatta ai propri elettori ricerchi scusanti dando fantasiose colpe ad altri soggetti. Se avesse detto subito ai suoi cittadini come sono le regole scritte nelle norme, belle o brutte che siano ma con chiarezza, sarebbe stato meglio. Purtroppo nella comunicazione si sono omessi temi (ritengo abbia avuto tutto il tempo e i canali per far chiarire chiarire) che ora essendo venuti a galla, hanno fatto venire meno la fiducia che queste persone avevano nei confronti di chi li amministra. Ora si tenta di mascherare un chiaro fallimento dando la colpa a terzi argomentando con nulla e soprattutto ancora in attesa di una circolare dell’Agenzia delle Entrate da oltre 449 giorni che avrebbe messo fine a qualunque dubbio. Ciò non toglie il disappunto generale su questa norma che regala soldi alle banche pagati da tutti noi vittime comprese su una calamità. Concordo nella richiesta dell’apertura dei termini a condizione che si mettano in tavola tutte le questioni, circolare dell’ Agenzia delle Entrate compresa in modo da giocare a carte scoperte e non a poker. Un’amministrazione pubblica coscienziosa avrebbe richiesto la proroga sulla scadenza che poteva essere fatta proprio in vista dell’assenza della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate che non permetteva ai cittadini di avere una visione completa della questione. La speranza è che ora i tornadati siano messi in grado di valutare nel bene e nel male tutto quanto gli si prospetta davanti con norme e circolari chiare ed effettive (utilizzo dei crediti, rapporti con le banche costi dell’operazione e ricadute varie).

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi

Noale, 8 ottore 2016

RIMBORSI TORNADO, CHI CI GUADAGNA SONO SOLO LE BANCHE

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Torna il Movimento Cinque Stelle con la consigliera Valentina Peruzzo e il deputato Emanuele Cozzolino sulla questione dei rimborsi per le vittime del tornado che ha colpito la #Riviera del Brenta l’8 luglio scorso. A far discutere stavolta è il passaggio obbligato che si è costretti a fare con le banche che concedono il finanziamento per la ricostruzione.

“L’unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche – dicono gli esponenti pentastellati – che ancora una volta ci guadagneranno, e quell’articolo 81 della nostra carta costituzionale, che limita la disponibilità economica dello Stato, anche in caso di calamità. Occasione persa, per chi vuole riformare la Costituzione, per fare l’unica cosa veramente intelligente”.
Il deputato Cozzolino già nei giorni scorsi era intervenuto nel merito facendo chiarezza in merito alla modalità di erogazione del contributo. In quanto “vengono sostenute delle spese per produrre la documentazione e si deve avere la certezza se si riceve un contributo o un finanziamento agevolato che matura il credito d’imposta da compensare”.

La questione era sorta in seguito alla denuncia fatta dall’esperto professionista di Noale, Alberto #DeFranceschi che studiando la normativa aveva smascherato come in realtà i contributi sono veri e propri mutui.

“Le vittime – spiega De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari (questo precisato sia in circolare ministeriale che al question time). Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro. Non essendo poi nota la modalità di cessione del credito d’imposta ed essendo un finanziamento con durata massima di 25 anni, le vittime essendo i soggetti che hanno sottoscritto il finanziamento ne fanno da garanti. Anche se non pagheranno direttamente è da capire come li coinvolge la garanzia sul finanziamento, qualora il meccanismo così architettato non giri come previsto e fallisca per effeto di revoche, fallimenti bancari, assenza di flussi con l’erario. E a oggi non c’è una circolare specifica dell’ Agenzia delle Entrate”.

Posizione comunque in parte ribadita anche dal Governo. “L’ufficio tecnico dell’amministrazione di Pianiga aveva già posto il medesimo quesito alla Regione chiedendo chiarimento in merito alla liquidazione del contributo – dicono i pentastellati – Non avendo ricevuto alcuna risposta, abbiamo presentato un’ interrogazione il 21 settembre scorso al Ministro Padoan. Ci preoccupava il fatto che i cittadini in maggior difficoltà economica non potessero fruire della misura agevolativa, nel caso in cui il credito d’imposta potesse essere utilizzato solo in compensazione”.

Nella sua risposta il viceministro #Zanetti ci ha detto che il credito d’imposta sarà utilizzato dal beneficiario del finanziamento per corrispondere alla banca le rate di rimborso del finanziamento stesso. In tal modo, i cittadini e le imprese beneficiari fruiscono unicamente della provvista finanziaria, senza dover versare rate di capitale o di interessi, il cui onere viene scontato dagli istituti di credito direttamente nei confronti dell’erario. L’ unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche che ci guadagneranno”.

Ufficio Stampa: tributarista Alberto De Franceschi e Deputato Emanuele Cozzolino

Noale, 30 settembre 2016

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I RIMBORSI DEL TORNADO E DEL TERREMOTO? UNA BEFFA

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Ecco come lo Stato rimborsa le vittime del tornado, come rimborsa i terremotati. A smascherare il circolo vizioso della legge finanziaria 2016 è il tributarista di Noale e Albignasego, Alberto De Franceschi.

La legge in oggetto è la 208 del 28 dicembre 2015: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, ossia la famosa legge di stabilita’ 2016.

In base a questa le banche possono dare finanziamenti ai soggetti danneggiati dagli eventi calamitosi, nel limite massimo di 1.5000 milioni di euro. Nel caso in cui il finanziamento venga concesso, in capo a chi ne beneficia – quindi il terremotato o il tornadato – matura un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione.

Questo vuol dire – secondo il tributarista De Franceschi – che non stiamo più parlando di contributi, ma di debiti con recupero fiscale, erogati a soggetti disagiati che sicuramente avranno difficoltà a recuperarli nel breve periodo.

La compensazione infatti prevede che il recupero del credito che il tornadato ha maturato, avvenga dopo l’inserimento del credito in una dichiarazione dei redditi. Ma la dichiarazione va presentata entro il termine di luglio – settembre, dell’anno successivo all’emergere del credito.

Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che i crediti emergenti nel 2015, vista la norma emanata solo nel 2016, saranno fruibili da luglio – settembre 2017.

Una leva finanziaria che allunga i tempi, le persone dovranno pagare le banche e attendere oltre un anno e sei mesi prima di incassare quanto già versato.

Infatti nel momento in cui il tornadato contrae il mutuo, deve pagare le rate. Rate che saranno recuperato solo nella dichiarazione dell’anno successivo, questo con la normativa attuale.

“In più – incalza De Franceschi – il finanziamento posso riceverlo ma se un povero disgraziato non ha soldi, come fa a pagare le rate? Tutto ciò è assurdo. In più il capitolo si chiama contributo, quindi dovrebbe essere denaro contante, dato ai singoli soggetti. Un pensionato con pensione minima, mi chiedo, o una famiglia monoreddito come fa a pagare?”

Ma non è tutto. Come recita la legge, i finanziamenti agevolati, di durata massima 25 anni, sono erogati e posti in ammortamento sulla base degli stati di avanzamento dei lavori. “Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che si danno ancora soldi alle banche perché vengono calcolati anche gli interessi ossia il preammortamento, dal momento in cui vengono dati i soldi per pagare le ditte fornitrici, al momento in cui si fa il contratto di mutuo”.

Ossia se io ho la casa danneggiata e contraggo un mutuo, in base allo stato di avanzamento dei lavori, pago i miei rifornitori di materiale e la manodopera, fino a che non ho ultimato i lavori. Questo vuol dire che sulle somme anticipate pago un interesse ma se fosse un reale contributo per i danneggiati, non dovrebbe esserci un interesse passivo.

L’altra beffa è il sequestro della casa qualora non si paghi.

La legge infatti prevede che in mancanza di tempestivo pagamento spontaneo, lo stesso soggetto finanziatore (banche) comunica alle amminstrazioni pubbliche, per la successiva iscrizione a ruolo, i dati del debitore.

“Da qui parte il recupero delle somme che saranno attinte dall’immobile – dice De Franceschi – e la cosa scandalosa è che proprio l’immobile è oggetto di contributo”.

“Come sempre queste norme – conclude De Franceschi – vengono fatte senza considerare quanto già presente sia a livello civilistico che tributario, ne emergono situazioni, come abbiamo rilevato, in cui per avere un vantaggio si rischia di beccarsi un pignoramento dell’immobile perché non si hanno le somme necessarie per finanziare i danni e attendere che lo stato liquidi quanto promesso. Queste norme/agevolazioni dovrebbero agevolare questi soggetti, non aggravarli”.

TTIP, DE FRANCESCHI: “NEGOZIATI FALLITI SOLO A CAUSA BREXIT”

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La Gran Bretagna è “un cane sciolto” che può commerciare con i 53 paesi del Commonwealth

e se ne “infischia” degli accordi con l’Ue

L’altra notte sempre in prima linea vi abbiamo annunciato il fallimento del trattato TTIP.
Vediamo innanzitutto cos’è.
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più libero e fluido.
Per qualcuno è pericoloso perché di fatto si vogliono bloccare paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti, le cui regole sono dettate sulle esigenze dei grandi gruppi transazionali.

Ma…il trattato di libero scambio Usa-Ue è fallito. A dirlo il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, secondo cui “come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane”.

Per il tributarista veneto Alberto De Franceschi la vera ragione del naufragio del trattato, però “nasce solo in seguito ad alcuni fatti importantissimi. Brexit, a esempio, che ha rotto gli schemi di accordo e ha fatto cambiare posizione a molti, Hilary Clinton compresa”.

Perchè?

“Semplice – spiega l’esperto – la Gran Bretagna ha un trattato, il Commonwealth, che, con i suoi 53 Stati aderenti, le consente di ‘infischiarsene’ di accordi con l’Europa: grazie ai Paesi del Commonwealth (come, giusto per fare due esempi, Canada e Hong Kong, etc.) può commerciare ciò che vuole sia negli Stati Uniti che in Europa”.

“Con Brexit la Gran Bretagna non ha più vincoli e questo la rende di fatto un cane sciolto – incalza De Franceschi -. Non a caso ha già paventato la rottura dell’embargo con la Russia e la ripresa delle trattative commerciali. Cosa che a noi italiani è costata tantissimo e che così facendo invalida qualunque azione repressiva americana nei confronti della Gran Bretagna”.

In ogni caso, avverte De Franceschi, i negoziati non sono chiusi, ma solo rimandati, anche in attesa delle prossime elezioni presidenziali americane. “Li ritroveremo rimodulati con ogni probabilità e rinominati, per camuffarli – avvisa -. A questo punto, visto che non vi è alcun accordo ufficiale che giustifichi ancora l’embargo russo che tanto ci sta danneggiando, forse è il caso di anticiparne la decadenza prima che lo faccia la Gran Bretagna”.

#seguiteci #defranceschi #brexit #statiuniti #europa

 

 

Ecco perché il 730 precompilato è un modello zoppicante

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Zoppica, fa acqua. Fa acqua da tutte le parti. Il modello 730 precompilato secono il tributarista veneziano Alberto De Franceschi fa acqua. I dati infatti soprattutto quelli delle spese sanitarie, dice il professionista con studio a Noale e Albignasego, devono essere trasmessi in automatico perché dice “SENZA OBBLIGO DI TRASFERIMENTO è UNO STRUMENTO INUTILE”

Lui pone la questione che si auspica non rimanga inascoltata, proprio in questo periodo, a pochi giorni dalla chiusura dei termini per la presentazione della documentazione. Il professionista fa il punto sulla nuova procedura, mettendone in evidenza le principali criticità.

“Che senso ha – si chiede – il 730 precompilato se non vengono trasmessi in automatico i dati essenziali come quelli relativi alle spese sanitarie?”

“Molti contribuenti preferiscono – spiega De Franceschi – soprattutto per timori legati alla propria privacy, di non far trasmettere le ricevute per l’inserimento automatico nel modello precompilato. È un loro diritto, ma che di fatto invalida l’utilità della nuova procedura, dal momento che questo comporta, come in passato, il ricorso all’inserimento manuale in un secondo tempo”.

Per l’esperto il trasferimento delle ricevute sanitarie dovrebbe essere reso obbligatorio. Anzi, in realtà si tratta di una procedura addirittura superflua “dal momento che le stesse identiche informazioni vengono già trasmesse dal medico che emette la fattura attraverso lo spesometro. Nei casi di pagamento con bancomat o carta di credito, inoltre, vengono trasmesse le medesime informazioni con buona parte delle paure per la privacy del contribuente”.

“Al momento – conclude De Franceschi – il 730 precompilato con questi vincoli risulta parziale e perde molto in efficacia. Se non vi si porrà rimedio sarà destinato a rimanere uno strumento ‘azzoppato’, che anzichè semplificare la vita ai contribuenti, ai professionisti e ai Caf, la complicherà senza reali benefici”.

 

 

Un contribuente su 10 ha usufruito del Modello 730. Uno spreco

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‪Scaduto il termine del 22 Luglio, il tributarista esperto veneziano Alberto De Franceschi fa le somme e tira i bilanci. E in tutti i sensi.

Si scontra con la macchina del macchina del 730, dopo la diffusione da parte dell’Agenzia delle Entrate dei dati sulla campagna del precompilato.

Ebbene sì perché il modello 730 è stato usato solo da un contribuente su 10.

De Franceschi denuncia: “Questa innovazione ha determinato più costi che benefici”

Ma quanto costa il Modello 730 ai contribuenti italiani?

“Sappiamo che solo due milioni di contribuenti hanno scelto di optare per il modello 730 precompilato – rileva De Franceschi – in pratica solo 1 contribuente su 10”.

In particolare, nel Veneto solo il 12,1% è la percentuale dei contribuenti che si è avvalsa della procedura telematica; di fatto, “una nicchia da sempre esistita, e cioè quelli che usufruivano, fino a 3 anni fa, del CAF a titolo gratuito”.
Questa innovazione quindi avrebbe determinato più costi che benefici.

Specialmente per quanto riguarda le procedure messe in atto, l’esperto rileva: “CAF e Professionisti abilitati hanno dovuto stravolgere il loro normale sistema lavorativo – dice – per non parlare poi dell’invio telematico delle fatture, doppio rispetto a quello già esistente. Il tutto ha generato ritardi e costi aggiuntivi che inevitabilmente ricadono sui contribuenti che si sono visti aumentare i costi dei servizi”.

Inoltre, l’obbligo di trasmettere i flussi del 730/4 entro il 20 giugno ha costretto molti operatori a correre per mantenere la scadenza.
A che pro? “A nulla – incalza De Franceschi – visto che le proroghe fatte per sistemare le anomalie del precompilato hanno fatto slittare i pagamenti ad agosto (a fine luglio per i più fortunati), non considerando che se il termine fosse rimasto quello di luglio i contribuenti avrebbero potuto, se a debito, godere delle 13 mensilità. Se a credito invece, avrebbero potuto usufruire più rapidamente dell’IRPEF emergente dalla tredicesima per recuperare maggiori somme da rimborsare ai contribuenti senza dover ricorrere a lunghe ratezioni che portano nei casi peggiori sino a gennaio 2017”.

Il tributarista veneziano si scaglia anche sul fronte dei modelli unici precompilati, visto che gli esiti e le adesioni a oggi sono irrisori:

“Forse era più semplice ed economico restare a come si era prima, tanto anche sul fronte dei compensi riconosciuti ai CAF e Professionisti oramai vengono pagati pochissimo e dopo oltre un anno”.

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