Accordi Ceta: all’appello mancano 255 prodotti italiani. Li buttiamo via?

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Accordo Ceta: il Parlamento europeo approva. Peccato che dei 291 prodotti italiani D.O.P o I.G.P. ne siano tutelati soltanto 36. Questo vuol dire nemmeno un terzo. Anzi un sesto.

Ho esaminato il Ceta, il “Comprehnsive Economic and Trade Agreement” che stabilisce le regole per l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Canada.

Una volta applicato, occorrerà ora attendere l’ok del Canada, offrirà alle imprese europee nuove opportunità commerciali in Canada e favorirà la creazione di nuovi posti di lavoro in Europa. Inoltre dovrebbe servire a eliminare i dazi doganali, aprire il mercato dei servizi e tutelare il marchio Ue, al fine di prevenire le copie illecite di innovazioni e prodotti tradizionali dell’Unione Europea.

Se questo sembra tutto conveniente, l’Italia sembra sempre restare a bocca asciutta, e in questo caso mi verrebbe da dire in tutti i sensi.

Secondo il Ceta l’ Italia ha 41 destinazioni geografiche tutelate e 36 prodotti agroalimentari, di cui 19 prodotti Dop e 17 Igp. E tra questi si va dall’ aceto balsamico di Modena, all’ arancia rossa di Sicilia, all’ Asiago fino alla bresaola della Valtellina, o al prosciutto di Modena, al pecorino sardo, al taleggio fino alla fontina. Questo vuol dire che 36 dei 143 prodotti che sono stati scelti nell’accordo, saranno tutelati gli altri no. Sin dal primo giorno di attuazione del Ceta, il Canada abolirà dazi sulle merci originarie dell’Ue per un valore di 400 milioni di euro.

“Il Ceta – si legge nella nota informativa – costituisce un importante passo avanti anche per molte piccole e medie imprese di comunità rurali che commerciano in prodotti agricoli; tali imprese potranno infatti trarre vantaggio dal fatto che il Canada ha accettato di proteggere 143 prodotti tipici di specifiche zone geografiche dell’Ue. Nell’ambito del Ceta saranno protetti i prodotti alimentari e le bevande più esportati, come il formaggio francese Roquefort, l’aceto balsamico di Modena e il formaggio olandese Gouda. I prodotti europei godranno di una protezione dalle imitazioni analoga a quella offerta dal diritto dell’Unione e non correranno più il rischio di essere considerati prodotti generici in Canada”.

Peccato però che in Italia di prodotti Dop e Igp ne abbiamo molti di più. (Basta dare un occhio all’elenco delle denominazioni italiane, iscritte nel Registro delle denominazioni di origine protette, delle indicazioni geografiche protette e delle specialità tradizionali garantite – Regolamento UE n. 1151/2012 del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 – aggiornato al 25 gennaio 2017).

In più il Ceta non è altro che la riproposizione dei TTIP. L’avevo già detto ad agosto quando Carlo Calenda aveva chiuso la questione TTIP che l’affare non era chiuso affatto. Se ne sarebbe riparlato con un nuovo nome e format. Ebbene, dopo sei mesi, detto fatto, arriva Ceta, partito come accordo Ue e Canada, ma oggi sostituito a tutti gli effetti dal TTIP. In questo accordo perdiamo la nostra unica potenzialità agro alimentare. Inutile dire che hanno riservato una agevolazione protezione di 143 prodotti europei, di cui solo 36 sono italiani. Ne abbiamo molti di più. Ancora una volta l’ Europa distrugge la nostra unica “musina” economica, togliendo dazi e vincoli per tutti i prodotti esclusi nella lista. Una lista che dovrebbe tutelare e che invece apre le porte a prodotti spazzatura, copiati e fatti in serie. 

Tributarista Alberto De Franceschi

Noale 17 febbraio 2017

BANCHE: UN POZZO SENZA FINE, ORA L’ANATOCISMO

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Così si legalizza l’anatocismo vietato dalla legge. Insomma lo scandalo banche, sembra un pozzo senza fine. 

È la denuncia che parte dal tributarista di Noale, Alberto De Franceschi che ha studiato la questione.

“Lo avevo evidenziato in agosto – spiega l’esperto – e oggi sono partite da VENETO BANCA le notifiche ai correntisti con cui si chiede di sottoscrivere l’addebito in conto corrente degli interessi passivi”.

Dalla circolare trasmessa da Veneto Banca infatti si legge che è entrata in vigore la nuova normativa sulle modalità di regolamento degli interessi in conto corrente, pertanto si legge “gli interessi debitori maturati sono contabilizzati separatamente rispetto alla quota capitale e diventano esigibili il 1.marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati e comunque al termine del rapporto per cui sono dovuti. Il cliente può autorizzare preventivamente l’addebito degli interessi esigibili sul conto corrente. In questo caso la somma addebitata è considerata quota capitale”.

“Questo – spiega De Franceschi – serve a far capitalizzare e maturare, in caso di saldo negativo, ulteriori interessi passivi. Ebbene, sappiate che questa procedura è illegale”. L’anatocismo infatti previsto dall’articolo 1283 del codice civile recita: “in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

Ma la giurisprudenza non autorizza il pagamento degli interessi composti sulle quote di debito (capitale e interessi) che non sono state regolarmente pagate a scadenza.

“Nonostante i divieti, come al solito – incalza De Franceschi – si vogliono favorire le banche e nonostante il disposto normativo del D.L. 18 14/2/2016 convertito in Legge l’ 8.4.2016 numero 49, Capo IV Art. 17 bis, che riconosce l’illegalità da parte delle banche di capitalizzare gli interessi per produrre ulteriori nuovi interessi, si dà la possibilità al cliente di accettare tale capitalizzazione, pena il pagamento dell’interesse di mora”. Infatti ciò che sconcerta è proprio che nonostante esista una legge, questa, come rileva l’esperto è stata sormontata dal decreto del Cicr del Ministero delle Finanze.

“A tutela e stimolo alla sottoscrizione della clausola – spiega De Franceschi – è successivamente intervenuto il decreto del Cicr n. 343 del 3 Agosto 2016 nel quale si è inserita la possibilità di tale oscenità dando la facoltà al cliente di accettare con firma espressa la metodologia di capitalizzazione degli interessi, vedi le vergognose clausole all’articolo 4 punti 6 e 7. Insomma un divieto buttato dalla finestra e reintrodotto dalla porta scorrevole del Ministero delle Finanze”.

In questo modo il cliente può autorizzare preventivamente l’addebito degli interessi esigibili sul conto corrente, in questo caso la somma addebitata è considerata quota capitale. L’autorizzazione è revocabile dal cliente in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia luogo.

“Capiamo che inoltre, in assenza di autorizzazione all’addebito – aggiunge l’esperto – e in caso di mancato pagamento, sul debito da interessi la banca potrà applicare gli interessi moratori. Tutto ciò è inaccettabile. Una banca che promuove una pratica vietata è una follia da condannare”.

Ufficio stampa Alberto De Franceschi

Noale 9 gennaio 2017

Pensioni in ritardo: l’Inps non paga più gli oneri a banche e poste

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PENSIONE IN RITARDO. Ecco perché! L’Inps non paga più gli oneri a banche e Poste

“QUESTO è UN SISTEMA PER AMMAZZARE GLI ITALIANI”, è la denuncia di una pensionata che arriva ad Alberto De Franceschi, il tributarista, esperto di fisco a Noale, e che l’altra mattina è arrivata anche in diretta tv a Canale Italia, finché il tributarista parlava della nuova modalità di erogazione delle pensioni.

Le pensioni, come rende noto l’Inps con una nota, a decorrere dal 1 gennaio 2017, arriveranno dopo il secondo giorno bancabile e quindi dal 2 di ogni mese in poi e non più dal primo. A riprova che sia effettivamente così, una signora pensionata ci conferma che anche a lei è stato comunicato che dal 1 gennaio prossimo, riceverà la pensione il 2. “Le bollette scadono – dice – e io ho farmaci da comprare. Questo è un sistema per ammazzare gli italiani, ci stanno ammazzando”.

E anche una circolare dell’Inps rende nota la disposizione dell’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65 che ha stabilito che “ A decorrere dall’anno 2017, detti pagamenti sono effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese”.

Ieri poi la nota dell’Inps ha reso noto il calendario degli accrediti per il 2017. La rata pensionistica 2017 infatti sarà erogata da Poste e banche il 3 gennaio 2017.

“Capiamo perché è così”,dice l’esperto professionista. “In sostanza – incalza De Franceschi – per motivi che vengono ben mascherati informano che i pochi e miseri soldi della pensione appena sufficienti per tirare a fine mese, non sono più disponibili dal primo di ogni mese. Insomma, se li tengono, anche per quattro giorni. Per quale motivo? Il motivo che nessuno vuole meglio specificare è che l’Inps non vuole più pagare gli oneri bancari agli istituti di credito”.

 Infatti il decreto legge del 21 maggio 2015, n.65, specifica al capo II, articolo 6 che nel corso del 2015 sono stati pagati oneri derivanti dal comma  1,  valutati  in 0,971 milioni di euro, in 6,117 milioni di  euro  per l’anno 2016, in 11,246 milioni di euro per  l’anno  2017,  in  18,546 milioni di euro per l’anno  2018  e  in  26,734  milioni  di  euro  a decorrere dall’anno 2019.

“Questo – spiega l’esperto – produce un risparmio, in quanto come specifica anche il comma 2 lettera A dell’articolo 6, vengono ridotte le commissioni corrisposte agli istituti di credito e a Poste Italiane Spa che chiaramente andranno a recuperare con i tre giorni di ritardo sul contribuente”.  Ancora una volta  si andrà a pescare sulle tasche degli italiani e si permette alle banche di speculare senza alcun limite.

“Una normativa che non sta né in cielo né in terra – incalza De Franceschi – e si fa beffe di quello che le disposizioni legislative prevedono. É più di una presa per i fondelli, parlano di razionalizzazione delle pensioni che poi nemmeno fanno. Facendo così i problemi vengono spostati dall’ente ai cittadini. L’ente se ne lava le mani e il cittadino, come sempre, paga”.

Alberto De Franceschi,

tributarista ed esperto di Fisco di Noale e Albignasego,

Noale 28 dicembre 2016

 

PENSIONE IN RITARDO, PENSIONATI ARRABBIATI

 

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La pensione arriva in ritardo. A denunciarlo e a farsi carico delle polemiche e delle voci dei pensionati è il tributarista di Noale, Alberto De Franceschi che martedì mattina nell’ufficio postale di Noale ha trovato un’ amara sorpresa.

“In alcuni uffici postali – dice – da qualche giorno troviamo questa circolare di avviso ai pensionati da parte di Poste Italiane”.

La circolare infatti, o meglio l’avviso alla clientela, prima fornisce un’ informazione su come sia possibile accreditare la pensione sul Conto Bancoposta o sul Libretto postale e poi rende conto del calendario pensioni Inps e Inpdap 2017.

La tabella suddivisa per mesi e giorni riporta infatti visibilmente tutti gli accrediti a partire dal 2 di ogni mese o dal 3.

“In sostanza – incalza De Franceschi – per motivi non meglio definiti, mascherati da offerte per aprire carte, libretti e conti; informano che i pochi e miseri soldi della pensione a volte appena sufficienti per tirare a fine mese, non sono più disponibili dal primo di ogni mese, come avvenuto finora, ma saranno disponibili dal 2 o dal 3. Insomma, in buona sostanza, se li tengono a far valuta pro domo sua, per anche quattro giorni. Per quale motivo?

Forse è il primo dei tanti vantaggi promessi dal nostro Governo quando ha deciso di privatizzare l’ente. Non credo si possa speculare con i disagiati che già non arrivano a fine mese. Ci tengo a precisare – fa sapere De Franceschi – che la questione non è assolutamente riferita agli operatori, dipendenti delle Poste che lavorano assiduamente da mattina a sera”.

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Venetisti indagati e gli evasori? Bè quelli condonati!

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Ieri abbiamo scritto ai direttori dei giornali

Egregio direttore,

leggo oggi un articolo pubblicato sul Corriere del Veneto in cui si denuncia che i venetisti, i cosiddetti anti – fisco, istigherebbero a non pagare le tasse.
Riporta il Corriere “gli indagati avrebbero istigato i contribuenti a ritardare, sospendere o non effettuare il pagamento di imposte dovute durante numerose assemblee, manifestando così il proprio disconoscimento dello Stato italiano”.
Apprendo inoltre che essi avrebbero affermato di essere soggetto di diritto internazionale, riconosciuto dall’ Onu e quindi desiderosi e legittimati di portare il Veneto verso la strada dell’autodeterminazione.
Mi chiedo come possa accadere una cosa del genere, hanno addirittura detto che “hanno paura di noi perché abbiamo bloccato cartelle esattoriali per 53 milioni di euro e perché tanti veneti hanno restituito la tessera elettorale”.

Leggendo questo articolo penso al condono, la voluntary disclosure, fatto per il terzo anno di fila dal Governo Renzi. Un condono fatto a favore di quei soggetti imprenditori e non che usano trasferire i propri capitali e redditi all’estero, evadono ed elidono le imposte. Denaro che poi ovviamente viene ripulito grazie al condono del Governo. Ora mi chiedo, allora chi è più onesto? Questi soggetti che non pagano le tasse ma tanto poi sono perquisiti e condannati da Equitalia o è più conveniente non dire niente, evadere il fisco usando i mercati esteri, tanto poi si resti impuniti?

Questa dico io è l’incertezza della pena. Mi sembra abbastanza scandaloso che si arrivi con la voluntary disclosure a premiare e perdonare certi soggetti e a bastonare sempre i soliti disgraziati.

Forse è il caso di cominciare a non fare sconti a nessuno. Le tasse vanno pagate, da tutti. Venetisti compresi. É un dovere sancito dalla nostra Carta costituzionale, all’articolo 53, che impone di pagare le tasse, in base al proprio reddito e, aggiungerei io, in presenza di adeguati servizi. Bastonare poi i moribondi che non ce la fanno a pagare le cartelle di Equitalia (e non mi riferisco ai Venetisti) e perdonare gli imprenditori, è assolutamente bestiale.

Alberto De Franceschi,
tributarista di Noale

30 novembre 2016

EQUITALIA: PRONTO IL MODELLO PER OTTENERE LO SCONTO SULLE CARTELLE

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L’ESPERTO TRIBUTARISTA DE FRANCESCHI “OCCHIO ALLE SCADENZE, NON ASPETTATE TROPPO

Ecco il modello per poter ottenere uno sconto sulle cartelle di Equitalia.
Come è stato reso noto sarà possibile inviare via pec (l’elenco a pagina 4 del modello) la richiesta di adesione.
La definizione prevede di poter definire tutte le cartelle riguardanti imposte e tasse (IRPEF, IRES, IVA, INPS, IRAP, ICI, IMU, etc) oltre alle sanzioni per le violazioni del codice della strada. ovviamente queste devono essere un ruolo, quindi deve essere stata notificata al soggetto una cartella e solo da Equitalia.
La “definizione agevolata” qualora sottoscritta chiude qualunque contenzioso tributario in essere.
In presenza di un pagamento rateizzato si dovranno pagare le somme residue e si guadagnerà così uno sconto (circa il 39%) pagando una minor sanzione e interessi.
Qualora la somma da pagare non fosse nelle disponibilità economiche e finanziarie del contribuente potrà essere richiesta una rateizzazione di 4 rate con una dilazione temporale massima fino al 2018. In questo caso si deve considerare che le rateizzazioni concesse sino a ora sono per una durata da 6 a 10 anni ma accettando le agevolazioni concesse verranno ridotti i tempi di pagamento e di conseguenza le rate saranno più pesanti.
E’ stato chiarito che il contribuente ha la possibilità e non l’obbligo di accettare la definizione agevolata, pertanto se non è in grado di pagare la nuova rata mantiene quella in essere.
Un aspetto importante della questione è che è una norma esclusiva per i soli ruoli di Equitalia per cui le imposte e le tasse che non sono state pagate a Equitalia non hanno alcuna riduzione o sconto.

Per fare alcuni esempi le rateizzazioni concesse dall’Agenzia delle Entrate, quelle fatte dalle pubbliche amministrazioni (Comuni, Regioni, INPS, INAIL, etc.).
Il termine per presentazione la domanda è il 23 GENNAIO 2017 e entro il 24 APRILE 2017 Equitalia darà una risposta di accoglimento alla domanda presentata.

 

Ufficio Stampa, Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributarista

Noale, 5 novembre 2016

RIMBORSI TORNADO, CHI CI GUADAGNA SONO SOLO LE BANCHE

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Torna il Movimento Cinque Stelle con la consigliera Valentina Peruzzo e il deputato Emanuele Cozzolino sulla questione dei rimborsi per le vittime del tornado che ha colpito la #Riviera del Brenta l’8 luglio scorso. A far discutere stavolta è il passaggio obbligato che si è costretti a fare con le banche che concedono il finanziamento per la ricostruzione.

“L’unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche – dicono gli esponenti pentastellati – che ancora una volta ci guadagneranno, e quell’articolo 81 della nostra carta costituzionale, che limita la disponibilità economica dello Stato, anche in caso di calamità. Occasione persa, per chi vuole riformare la Costituzione, per fare l’unica cosa veramente intelligente”.
Il deputato Cozzolino già nei giorni scorsi era intervenuto nel merito facendo chiarezza in merito alla modalità di erogazione del contributo. In quanto “vengono sostenute delle spese per produrre la documentazione e si deve avere la certezza se si riceve un contributo o un finanziamento agevolato che matura il credito d’imposta da compensare”.

La questione era sorta in seguito alla denuncia fatta dall’esperto professionista di Noale, Alberto #DeFranceschi che studiando la normativa aveva smascherato come in realtà i contributi sono veri e propri mutui.

“Le vittime – spiega De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari (questo precisato sia in circolare ministeriale che al question time). Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro. Non essendo poi nota la modalità di cessione del credito d’imposta ed essendo un finanziamento con durata massima di 25 anni, le vittime essendo i soggetti che hanno sottoscritto il finanziamento ne fanno da garanti. Anche se non pagheranno direttamente è da capire come li coinvolge la garanzia sul finanziamento, qualora il meccanismo così architettato non giri come previsto e fallisca per effeto di revoche, fallimenti bancari, assenza di flussi con l’erario. E a oggi non c’è una circolare specifica dell’ Agenzia delle Entrate”.

Posizione comunque in parte ribadita anche dal Governo. “L’ufficio tecnico dell’amministrazione di Pianiga aveva già posto il medesimo quesito alla Regione chiedendo chiarimento in merito alla liquidazione del contributo – dicono i pentastellati – Non avendo ricevuto alcuna risposta, abbiamo presentato un’ interrogazione il 21 settembre scorso al Ministro Padoan. Ci preoccupava il fatto che i cittadini in maggior difficoltà economica non potessero fruire della misura agevolativa, nel caso in cui il credito d’imposta potesse essere utilizzato solo in compensazione”.

Nella sua risposta il viceministro #Zanetti ci ha detto che il credito d’imposta sarà utilizzato dal beneficiario del finanziamento per corrispondere alla banca le rate di rimborso del finanziamento stesso. In tal modo, i cittadini e le imprese beneficiari fruiscono unicamente della provvista finanziaria, senza dover versare rate di capitale o di interessi, il cui onere viene scontato dagli istituti di credito direttamente nei confronti dell’erario. L’ unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche che ci guadagneranno”.

Ufficio Stampa: tributarista Alberto De Franceschi e Deputato Emanuele Cozzolino

Noale, 30 settembre 2016

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TAGLIO PENSIONI REVERSIBILITÀ AL VIA

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Cvd. Sì, come volevasi dimostrare.
Avevo già segnalato in primavera che la pensione di #REVERSIBILITA’ era oggetto di discussioni e tagli in Parlamento.

Prima smentite e sospensioni a data da definire, oggi la “vigliacca” circolare che conferma i tagli.

Sarò curioso di capire e vedere se la neo vedova di Ciampi sarà colpita da questi tagli oppure come verranno colpiti i soliti noti.

Tanto per informare: le pensioni reversibili sono quelle che integrano le già misere finanze dei coniugi superstiti, liquidate al 60% del loro importo nominale.

Sono quelle date alle vedove rimaste sole, o con figli, per sostenere la famiglia molti casi con la crisi attuale mono reddito proprio, reddito che era proprio di chi è morto.

#Ministro #Giuliano #Poletti, #vergogna, smettiamola di aggirare le tematiche scottanti per poi presentare il conto alle persone in difficoltà.

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Studi di settore addio, De Franceschi: l’ennesima falla

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Stop. Si cambia. Lo studio di settore cambia volto e diventa un indicatore di “compliance”.

Se fino a oggi lo studio di settore si basava sulla comparazione dei ricavi o compensi dichiarati con quelli calcolati attraverso un’elaborazione statistico – matematica dei dati contabili e strutturali, ora viene introdotto, l’“indicatore di “compliance, un dato sintetico che fornirà, su una scala da uno a dieci, il complessivo grado di “affidabilità” del contribuente.

Questo indicatore sarà tarato sulla base dell’attività economica svolta dal contribuente e assegnerà un grado di affabilità che scaturisce da una nuova elaborazione statistico-economica dei dati dichiarati. Una elaborazione che fondata su un sistema di sette indici significativi. Se il livello raggiunto è buono, il soggetto potrà accedere al regime premiale, con diversi vantaggi in termini di accelerazione per quanto riguarda i tempi relativi ai rimborsi fiscali, l’ esclusione da alcuni tipi di accertamento e una riduzione dei termini di prescrizione.
Lo scopo è quello di stimolare il contribuente all’adempimento spontaneo e al miglioramento della propria posizione di affidabilità fiscale.

Ma per il tributarista Alberto De Franceschi, operante a Noale nel veneziano e Albignasego di Padova, se tutto ciò può avere i suoi vantaggi in realtà non li ha. Vediamo perché:

“Questo è un RESTYLING – dice – CHE PRODURRÀ SOLO NUOVI COSTI. SI TORNI AL CONCORDATO PREVENTIVO FISCALE”.

Per De Franceschi infatti questo sistema che prevede gli indicatori di “compliance” è solo il tentativo di “vestire a nuovo ciò che nuovo non è.

“Questo produrrà solo nuovi costi per noi operatori del settore – avverte l’esperto – per nuovi software, formazione, manualistica varia e fiumi di ore straordinarie in attesa della versione definitiva a ridosso scadenza. Inoltre sottolineo come la questione si risolverebbe più semplicemente con il vecchio, ma efficientissimo, concordato preventivo fiscale triennale. Questo consentirebbe la tranquillità agli imprenditori di fare pianificazione fiscale nei propri bilanci e al fisco di monitorare e programmare meglio le proprie azioni, sia di controllo, che di gettito delle imposte”

#seguiteci #defranceschi #fisco #reddito #economia #tasse

GLI 8 PILASTRI DELLA CINA

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Vi ricordate il nostro tour de I 12 Pilastri?
L’avevamo portato in giro per i comuni delle tre province di Padova, Treviso e Venezia: una sorta di mini guida per le imprese e per i giovani che vogliono fare impresa.

Adesso anche la Cina propone i suoi 8 pilastri. Vediamo quali sono

1. Condividete visioni, obiettivi e strategia con il vostro partner
2. La governance deve essere chiara, ben definita e condivisa da tutti
3. E’ fondamentale avere un’organizzazione
4. Conoscete e informatevi prima sulla realtà locale, quello che dico sempre anch’io a chi mi segue
5. Per le decisioni strategiche devono prendere parte solo i manager, ma garantite un incentivo a ogni risultato
6. Analizzate tutti i canali di vendita per accrescere la vostra competitività
7. Cacciate i talenti più virtuosi, agli assunti bisogna garantire un percorso di formazione e delineare per ben le possibilità di carriera
8. Aumentate il livello di indipendenza produttivo e favorite soprattutto lo sviluppo delle risorse locali

Questi “pilastri” si inseriscono all’interno di un programma più ampio che prevede una maggiore flessibilità di regole per le imprese straniere che vanno a stringere accordi o aprono sedi in Cina. Rimane tuttavia l’obbligo di stipulare patti con le joint venture locali.

Quando noi avremo quest’obbligo?

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