PENSIONE IN RITARDO, PENSIONATI ARRABBIATI

 

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La pensione arriva in ritardo. A denunciarlo e a farsi carico delle polemiche e delle voci dei pensionati è il tributarista di Noale, Alberto De Franceschi che martedì mattina nell’ufficio postale di Noale ha trovato un’ amara sorpresa.

“In alcuni uffici postali – dice – da qualche giorno troviamo questa circolare di avviso ai pensionati da parte di Poste Italiane”.

La circolare infatti, o meglio l’avviso alla clientela, prima fornisce un’ informazione su come sia possibile accreditare la pensione sul Conto Bancoposta o sul Libretto postale e poi rende conto del calendario pensioni Inps e Inpdap 2017.

La tabella suddivisa per mesi e giorni riporta infatti visibilmente tutti gli accrediti a partire dal 2 di ogni mese o dal 3.

“In sostanza – incalza De Franceschi – per motivi non meglio definiti, mascherati da offerte per aprire carte, libretti e conti; informano che i pochi e miseri soldi della pensione a volte appena sufficienti per tirare a fine mese, non sono più disponibili dal primo di ogni mese, come avvenuto finora, ma saranno disponibili dal 2 o dal 3. Insomma, in buona sostanza, se li tengono a far valuta pro domo sua, per anche quattro giorni. Per quale motivo?

Forse è il primo dei tanti vantaggi promessi dal nostro Governo quando ha deciso di privatizzare l’ente. Non credo si possa speculare con i disagiati che già non arrivano a fine mese. Ci tengo a precisare – fa sapere De Franceschi – che la questione non è assolutamente riferita agli operatori, dipendenti delle Poste che lavorano assiduamente da mattina a sera”.

#seguiteci #defranceschi #fisco #pensioni

LA SENTENZA CHE SDOGANA L’OCCUPAZIONE DELLE CASE POPOLARI

+++ QUANDO LE SENTENZE FAVORISCONO GLI ABUSI+++

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La notizia di oggi è “allarmante”.
Da quando l’#abuso di un diritto diventa un #diritto #riconosciuto?
Se da una parte l’articolo 47 della Costituzione definisce diritto quello di risparmiare per avere un’ abitazione (diritto ribadito da sentenze e trattati internazionali, compreso l’articolo 25 della Dichiarazione internazionale dei diritti umani), dall’altra parte l’abuso del diritto che vede l’impossessamento delle altrui proprietà trova regole e difese nel codice civile e in quello penale (art. 948 cp e art. 614, 624, 633, 635 c.c)
Oggi una sentenza che rischia di proteggere chi occupa abusivamente le case.

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Chiediamoci se queste persone pur abusando di un diritto pagano poi l’affitto, le spese condominiali, le manutenzioni straordinarie, ordinarie e tutto quello che ci va dietro.

E a tal proposito potremmo allargare il tema in vista delle recenti competenze date ai Comuni. Questi, quando ci sono verifiche fiscali e si scopre che l’occupante abusivo vi ha stabilito dimora e residenza, possono fare scattare nei confronti del proprietario l’accertamento per i canoni di locazione su base OMI (Osservatorio Mobiliare Italiano).
Allora qui sorge un altro problema.

Quanto queste disposizioni tutelano il diritto di proprietà e quanto invece agevolano chi ne abusa. E peggio, possono esserci ricadute in tema di immigrazione clandestina. Abbiamo sentito anche da recenti cronache delle occupazioni abusive da parte degli immigrati.

Le domande sorgono spontanee:
1. L’immigrato clandestino o o che è qui in Italia per motivi umanitari, vista la sentenza, può fare lo stesso?
2. Il proprietario è tenuto a pagare le imposte, le tasse e le spese?
3. Le imposte ipotecarie e catastali per avere dei diritti a che titolo vengono pagate visto che poi i diritti non sono tutelati?
4. La perdita economica del valore dell’immobile occupato chi la paga?
5. I mancati canoni di locazione non percepiti ma tassati chi li ripaga?

Abbiamo visto come le liste delle assegnazioni delle case popolari siano truccate dalle false attestazioni degli stranieri. Questo però non può mai giustificare un abuso. È intollerabile.

Fossi il magistrato mi porrei qualche domanda in più rispetto alla #CERTEZZA #DEL #DIRITTO, altro che garantismo giuridico!!!
Poi non ci si lamenti se vince un Trump!

#seguiteci #defranceschi #casepopolari #sfratti #economia #fisco #finanza

NOI A QUINTA COLONNA

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Comincia tutto con una #storia, un articolo di #giornale e un’#intervista.
Questa è la nostra esperienza a #QUINTACOLONNA, dove sono stato ospite lunedì scorso.

A giugno di quest’ anno un quotidiano nazionale racconta la storia, da noi denunciata, di una #marocchina che vive a #Padova e che si è messa a carico i #parenti residenti all’#estero. Non solo, lei aveva anche dichiarato di non essere sposata e di non avere #figli. Cosa non vera, in quanto di figli ne ha due, uno in arrivo, ed è anche sposata. Lei se la cava infatti con una semplice autocertificazione e al consolato evidentemente basta quella. Nessun controllo e così si elude il fisco.
Passano due mesi e la Guardia di #Finanza di #Treviso, coordinati dalla Procura di Bologna, smascherano oltre 1000 dichiarazioni dei redditi degli immigrati mendaci con spese sanitarie mai sostenute, figli inesistenti, parenti all’estero fatti passare per disabili e chissà quale altro obbrobrio.
Insomma tempo 15 giorni e la redazione di Quinta Colonna mi contatta perché aveva letto l’articolo dove già avevo denunciato le storie truffaldine degli immigrati.
Sabato 8 ottobre l’equipe del programma di Paolo del Debbio con la giornalista Alessia Gabrielli e il cameraman Giorgio Melis sono venuti a farmi visita. Un’intervista condotta interamente nel mio studio dove ho spiegato loro come gli immigrati frodano il fisco e ho mostrato loro quante cartelle e fascicoli finiscono sopra la mia scrivania ogni giorno.
Il lunedì successivo ero in studio nei centri Mediaset a Roma con Mario Giordano, Maurizio Gasparri e altri ospiti.
Abbiamo raccontato la nostra storia e abbiamo risollevato la questione.

E’ POSSIBILE CHE CI SIANO ANCORA #CLANDESTINI CHE ELIDONO LE NORME IN QUESTO MODO?
SE ESISTONO REGOLE, QUESTE DEVONO VALERE PER TUTTI.

GLI #IMMIGRATI, NON DICHIARANDO IL VERO, TRUFFANO LO STATO E COMMETTONO QUEL REATO DI #ELUSIONE. COSA DIVERSA DALL’#EVASIONE.
L’elusione è quel fenomeno per cui un contribuente mira a evitare, attraverso scappatoie al limite della legalità, un prelievo tributario a suo carico o mira a ottenere particolari vantaggi.

LEGGI IL PEZZO: http://www.defranceschialberto.it/2016/06/10/parenti-allestero-nello-stato-di-famiglia-cosi-gli-stranieri-evadono-le-tasse-in-italia-il-giornale/

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A breve con altre esperienze

#seguiteci #defranceschi #fisco #economia #tributarista

Poche domande per i contributi del tornado, di chi è la colpa?

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Poche domande per i contributi del tornado. Di chi è la colpa?
La scarsa informazione e la mancanza di chiarezza.
Presentato il documento per la nuova normativa. L’esperto tributarista Alberto De Franceschi risponde all’ assessore Bellomo. “C’era tutto il tempo di fare informazione e di dire le cose come effettivamente stanno”

Chiediamo al Governo l’istituzione urgente di un fondo nazionale per le calamità naturali e il sostegno dei cittadini che hanno subito danni.

É stato presentato al Governo il documento conclusivo proposto dai tosiani Emanuele Prataviera ed Elena Bragato, coordinatrice Fare! con Tosi per l’ area Riviera del Brenta e del Miranese. “Il documento – spiega Prataviera – è il frutto di un lavoro di analisi della normativa esistente e di una fitta attività di audizione di soggetti ed enti, compresa la protezione civile”.

Infatti proprio per dare un’impronta concreta e viva della situazione, si sono sentite le persone colpite, gli enti, i professionisti, le aziende, le forze dell’ordine, la protezione civile, l’ Unione piccoli proprietari e del comitato civico, il Comitato esodati del terremoto di Moglia (in provincia di Mantova), gli ordini dei commercialisti ed esperti contabili nonché gli agenti immobiliari, le organizzazioni sindacali, l’Associazione nazionale costruttori edili, Unioncamere, Confindustria, i rappresentanti della Cassa Depositi e prestiti, l’ Associazione bancaria italiana (ABI), i rappresentanti delle prefetture e dei Vigili del fuoco, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; del Tavolo istituzionale per la semplificazione.
Le audizioni iniziate ben l’8 ottobre 2015 si sono concluse il 28 gennaio 2016. Il tutto per formulare il documento approvato poi in seduta parlamentare, affinché ne nasca una vera e propria legge.

Una proposta questa che è stata sollecitata dall’onorevole Prataviera a fine luglio, dopo il tornado che si è abbattuto sulla Riviera del Brenta l’8 luglio ma che prende in considerazione anche altre calamità naturali. “Ci avviciniamo alla Finanziaria – inisiste l’onorevole – e ora più che mai, a maggior ragione dopo i recenti fatti del terremoto in centro Italia, la richiesta di un fondo è innegabile e di urgente attuazione”.

Il programma – si legge nel documento presentato al Governo – prende le mosse dalle calamità naturali che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni: tra i tanti eventi, particolarmente gravi sono stati i terremoti in Abruzzo e in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e le alluvioni che si sono abbattute in Sardegna (novembre 2013), in Liguria (novembre 2014) e da ultimo nella riviera del Brenta (luglio 2015).
La gestione della fase successiva a tali eventi è spesso molto gravosa per cittadini e aziende, che devono fare i conti con vincoli ed oneri amministrativi che generalmente non perdono di intensità pure a fronte di situazioni emergenziali. Vincoli ed oneri risultano aggravati da una normativa estremamente instabile, in capo a più soggetti e a più livelli istituzionali, in cui gli atti si rincorrono a ritmo spesso frenetico e non sempre sono dotati delle più opportune forme di pubblicità”.

Prataviera qui si riferisce anche alla situazione attuale nei comuni di Mira, Dolo e Pianiga.
Come apprendiamo dalla stampa locale di questi giorni, solo il 20% degli aventi diritto ai rimborsi hanno fatto domanda e la motivazione è proprio questa: norme poco chiare e la paura che quei contributi che lo Stato concede per la ristrutturazione, siano in realtà dei veri e propri mutui.

A sollevare la questione oltre che all’onorevole Prataviera che il 13 settembre scorso aveva inviato una nota denunciando proprio questo, anche l’esperto professionista di Noale, Alberto De Franceschi, che studiando la normativa aveva smascherato la questione. “Le vittime – aveva spiegato De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari. Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro”.
La notizia subito lanciata aveva suscitato alcune polemiche ma a giorni di distanza apprendiamo che in realtà la questione è vera e che i cittadini impauriti e scarsamente informati, non hanno presentato le domande. “Inoltre – aggiunge Prataviera – i cittadini e i professionisti che li assistono sono costretti a rifare da capo tutte le pratiche per la terza volta dopo gli errori commessi nella modulistica dalla Regione, ma la confusione tra finanziamento agevolato e contributo indurrà molti a rinunciare ad addentrarsi in questo labirinto burocratico e quindi a rinunciare anche per il fatto che secondo la delibera viene accreditato al beneficiario l’importo minore tra perizia e le spese effettivamente sostenute”.

Per ovviare a queste incomprensioni, Prataviera quindi ha proposto il documento di cui sopra.

L’indagine – si legge nel documento – come già accennato, prende le mosse dalla tromba d’aria che ha colpito la Riviera del Brenta e dalla constatazione del ripetersi sempre più frequente di eventi calamitosi, le cui conseguenze sono aggravate dal dissesto idrogeologico”.

Nei casi più gravi di calamità si crea una stratificazione normativa e una disparità di trattamento in presenza di situazioni simili. “Questa disparità può essere superata attraverso la definizione di una cornice normativa semplificata – spiega Prataviera – da applicare in maniera stabile ed uniforme in caso di eventi emergenziali. La nuova cornice normativa dovrebbe affrontare tutti gli aspetti connessi alle emergenze, che incidono su numerosi settori: previdenziale, tributario, finanziario, finanza pubblica, attività economiche, ambientale, edilizio e tutela dei beni culturali.

In particolare, si dovrebbe prevedere:

l’esenzione automatica dall’IMU e dalla TASI per gli immobili dichiarati inagibili fin quando non tornino in condizioni di abitabilità;
la sospensione automatica e generalizzata di diversi tipi di termini, attualmente disciplinata da una pluralità di atti, tra loro stratificati;
l’agevolazione fiscale per gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se gli interventi vengono eseguiti prima della dichiarazione dello stato di emergenza;
la sospensione del pagamento delle rate dei mutui;
la semplificazione della normativa in materia di deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali effettuate a favore delle popolazioni colpite da calamità pubblica;
– l’esclusione dal patto di stabilità di tutte le spese connesse all’emergenza.

Inoltre per semplificare ulteriormente gli adempimenti di cittadini ed imprese si potrebbe infine pensare all’istituzione di uno sportello unico operante nelle zone colpite da calamità naturali, che costituisca l’unico interlocutore per il rilascio di permessi e autorizzazioni e la richiesta di contributi e agevolazioni fiscali. Soprattutto quando a essere colpiti sono comuni di piccole dimensioni, che hanno maggiori difficoltà a gestire l’emergenza, lo sportello unico potrebbe essere costituito d’intesa tra più comuni.

Infatti le questioni problematiche di questi giorni sono proprio quelle che riguardano le poche domande presentate. Solo 52 domande e ora si chiede alla Regione di riaprire i termini.

Ma l’esperto professionista di Noale, incalza. “Cosa si è aspettato tutto questo tempo? E’ deludente leggere di un amministratore pubblico che di fronte a un chiaro fallimento della propria comunicazione fatta ai propri elettori ricerchi scusanti dando fantasiose colpe ad altri soggetti. Se avesse detto subito ai suoi cittadini come sono le regole scritte nelle norme, belle o brutte che siano ma con chiarezza, sarebbe stato meglio. Purtroppo nella comunicazione si sono omessi temi (ritengo abbia avuto tutto il tempo e i canali per far chiarire chiarire) che ora essendo venuti a galla, hanno fatto venire meno la fiducia che queste persone avevano nei confronti di chi li amministra. Ora si tenta di mascherare un chiaro fallimento dando la colpa a terzi argomentando con nulla e soprattutto ancora in attesa di una circolare dell’Agenzia delle Entrate da oltre 449 giorni che avrebbe messo fine a qualunque dubbio. Ciò non toglie il disappunto generale su questa norma che regala soldi alle banche pagati da tutti noi vittime comprese su una calamità. Concordo nella richiesta dell’apertura dei termini a condizione che si mettano in tavola tutte le questioni, circolare dell’ Agenzia delle Entrate compresa in modo da giocare a carte scoperte e non a poker. Un’amministrazione pubblica coscienziosa avrebbe richiesto la proroga sulla scadenza che poteva essere fatta proprio in vista dell’assenza della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate che non permetteva ai cittadini di avere una visione completa della questione. La speranza è che ora i tornadati siano messi in grado di valutare nel bene e nel male tutto quanto gli si prospetta davanti con norme e circolari chiare ed effettive (utilizzo dei crediti, rapporti con le banche costi dell’operazione e ricadute varie).

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi

Noale, 8 ottore 2016

SCEGLIERE GLI INTERESSI BANCARI, L’INGANNO PER I CORRENTISTI

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DAL 1.OTTOBRE I CORRENTISTI DOVRANNO DIRE QUALI INTERESSI SCELGONO, MA A RAGIONARCI SU, LE NUOVE REGOLE SONO VESSATORIE 

Oggi parliamo di banche, in vista della nostra diretta televisiva su Reteveneta di questa sera, vediamo quali tematiche affrontare.

Con l’introduzione delle nuove regole sui rapporti di conto corrente (vedi decreto 3 agosto 2016) siamo dinanzi a due importanti novità:
1. gli interessi passivi maturati non generano nuovi interessi per cui un debito non si amplifica nel tempo per effetto della capitalizzazione degli interessi;
2. gli interessi non sono immediatamente esigibili, in questo modo se si versano delle somme queste non pagano solo gli interessi lasciando il debito originario sempre lo stesso;

Finalmente giustizia, direbbe qualcuno, invece no!
La nuova regola è a discrezione del cliente correntista che può accettare comunque il precedente sistema.

A ragionarci allora ci chiediamo, quanto impiegheranno gli istituti bancari a inserirla come clausola vincolante? Da dire che se non sottoscritta non erogano alcuna linea di credito, finanziamento o altro.

Neppure per chi ha già ottenuto un finanziamento o una linea di credito sarà tranquillo, si vedrà recapitare una bella letterina dove gli diranno che le condizioni del contratto sono variate e che se non sottoscrive il nuovo contratto dovrà risolverlo con pagamento dello scoperto o finanziamento residuo.
Che dire il solito metodo di fare per non cambiare nulla.

 

 

TAGLIO PENSIONI REVERSIBILITÀ AL VIA

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Cvd. Sì, come volevasi dimostrare.
Avevo già segnalato in primavera che la pensione di #REVERSIBILITA’ era oggetto di discussioni e tagli in Parlamento.

Prima smentite e sospensioni a data da definire, oggi la “vigliacca” circolare che conferma i tagli.

Sarò curioso di capire e vedere se la neo vedova di Ciampi sarà colpita da questi tagli oppure come verranno colpiti i soliti noti.

Tanto per informare: le pensioni reversibili sono quelle che integrano le già misere finanze dei coniugi superstiti, liquidate al 60% del loro importo nominale.

Sono quelle date alle vedove rimaste sole, o con figli, per sostenere la famiglia molti casi con la crisi attuale mono reddito proprio, reddito che era proprio di chi è morto.

#Ministro #Giuliano #Poletti, #vergogna, smettiamola di aggirare le tematiche scottanti per poi presentare il conto alle persone in difficoltà.

#seguiteci #defranceschi #pensioni #fisco #finanza #governo #italia

MUTUI SPACCIATI COME CONTRIBUTI, LA NOSTRA REPLICA

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L’ASSESSORE DI DOLO CI ATTACCA, DICENDO CHE ABBIAMO TORTO, MA NOI ABBIAMO STUDIATO LA NORMATIVA 

Apprendiamo  che l’assessore Matteo Bellomo ha dichiarato sulla stampa che c’è chi fa terrorismo psicologico.
Volevo rispondere all’assessore che in quanto professionale e professionista, ho letto e studiato attentamente la normativa.
Non serve un genio per capire che quelli che il Governo spaccia per contributi sono veri e propri mutui.

È sempre svilente leggere le cronache di un assessore che invece di ragionare sul fatto che se i suoi concittadini chiedono chiarimenti in giro, la comunicazione fatta sul tema “CONTRIBUTI” vittime tornado è stata insufficiente.
In 449 giorni che ha fatto?
Di sicuro non ha né fornito la certezza sul metodo di utilizzo e funzionamento, né con obiettività, al di là della propria appartenenza politica, ha spiegato che siamo in presenza di mutui con pagamento di interessi e oneri.

Mi chiedo se sapete leggere le norme.
Come previsto in finanziaria e ribadito al question time i contributi, ossia i mutui, in primis obbligano le vittime sino alla loro scadenza (25 anni) a eventuali revoche.

Poi sempre per chiarezza quando si dice (ma è chiaro che a Lei caro assessore non le conviene visto l’appartenenza politica) che paga lo Stato significa che paghiamo tutti noi vittime comprese.

La Sua comunicazione per nulla chiara, ha indotto le persone a fare domande.
Ciò significa che la gente “scopre” e quindi la fiducia cade ed è lei che necessita di visibilità per giustificare.

Il question time, da Lei smentito, ma su cui esiste documentazione, nasce dall’esigenza di mettere nero su bianco la problematica. Avrebbe dovuto farlo lei, ma evidentemente non le son bastati 449 giorni.

Poi altri cosa, per fare chiarezza e proprio per la sua appartenenza politica, Le chiedo ma quelle accise pagate sul terremoto in Irpinia e le altre 42 calamità in corso pagate in base alla situazione di cassa che nel nostro caso privano una eguale dignità di indennizzo non hanno priorità di intervento normativo?

La proposta di Legge sul tema e l’utilizzo di pari metodi di contribuzione con denaro cash e non avvalli su cambiali tratte non merita attenzione sua e del suo gruppo politico?

Evidentemente no perché giace nei cassetti del parlamento da due anni. Meglio non dire queste cose altrimenti la sedia….
Concludo. Per quanto mi riguarda non appartengo a nessun movimento politico e il mio parere l’ho scritto pubblicato e consegnato gratuitamente.

La pochezza delle sue accuse sinceramente mi fa specie solo per il basso profilo che hanno.

Alberto De Franceschi

I RIMBORSI DEL TORNADO E DEL TERREMOTO? UNA BEFFA

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Ecco come lo Stato rimborsa le vittime del tornado, come rimborsa i terremotati. A smascherare il circolo vizioso della legge finanziaria 2016 è il tributarista di Noale e Albignasego, Alberto De Franceschi.

La legge in oggetto è la 208 del 28 dicembre 2015: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, ossia la famosa legge di stabilita’ 2016.

In base a questa le banche possono dare finanziamenti ai soggetti danneggiati dagli eventi calamitosi, nel limite massimo di 1.5000 milioni di euro. Nel caso in cui il finanziamento venga concesso, in capo a chi ne beneficia – quindi il terremotato o il tornadato – matura un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione.

Questo vuol dire – secondo il tributarista De Franceschi – che non stiamo più parlando di contributi, ma di debiti con recupero fiscale, erogati a soggetti disagiati che sicuramente avranno difficoltà a recuperarli nel breve periodo.

La compensazione infatti prevede che il recupero del credito che il tornadato ha maturato, avvenga dopo l’inserimento del credito in una dichiarazione dei redditi. Ma la dichiarazione va presentata entro il termine di luglio – settembre, dell’anno successivo all’emergere del credito.

Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che i crediti emergenti nel 2015, vista la norma emanata solo nel 2016, saranno fruibili da luglio – settembre 2017.

Una leva finanziaria che allunga i tempi, le persone dovranno pagare le banche e attendere oltre un anno e sei mesi prima di incassare quanto già versato.

Infatti nel momento in cui il tornadato contrae il mutuo, deve pagare le rate. Rate che saranno recuperato solo nella dichiarazione dell’anno successivo, questo con la normativa attuale.

“In più – incalza De Franceschi – il finanziamento posso riceverlo ma se un povero disgraziato non ha soldi, come fa a pagare le rate? Tutto ciò è assurdo. In più il capitolo si chiama contributo, quindi dovrebbe essere denaro contante, dato ai singoli soggetti. Un pensionato con pensione minima, mi chiedo, o una famiglia monoreddito come fa a pagare?”

Ma non è tutto. Come recita la legge, i finanziamenti agevolati, di durata massima 25 anni, sono erogati e posti in ammortamento sulla base degli stati di avanzamento dei lavori. “Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che si danno ancora soldi alle banche perché vengono calcolati anche gli interessi ossia il preammortamento, dal momento in cui vengono dati i soldi per pagare le ditte fornitrici, al momento in cui si fa il contratto di mutuo”.

Ossia se io ho la casa danneggiata e contraggo un mutuo, in base allo stato di avanzamento dei lavori, pago i miei rifornitori di materiale e la manodopera, fino a che non ho ultimato i lavori. Questo vuol dire che sulle somme anticipate pago un interesse ma se fosse un reale contributo per i danneggiati, non dovrebbe esserci un interesse passivo.

L’altra beffa è il sequestro della casa qualora non si paghi.

La legge infatti prevede che in mancanza di tempestivo pagamento spontaneo, lo stesso soggetto finanziatore (banche) comunica alle amminstrazioni pubbliche, per la successiva iscrizione a ruolo, i dati del debitore.

“Da qui parte il recupero delle somme che saranno attinte dall’immobile – dice De Franceschi – e la cosa scandalosa è che proprio l’immobile è oggetto di contributo”.

“Come sempre queste norme – conclude De Franceschi – vengono fatte senza considerare quanto già presente sia a livello civilistico che tributario, ne emergono situazioni, come abbiamo rilevato, in cui per avere un vantaggio si rischia di beccarsi un pignoramento dell’immobile perché non si hanno le somme necessarie per finanziare i danni e attendere che lo stato liquidi quanto promesso. Queste norme/agevolazioni dovrebbero agevolare questi soggetti, non aggravarli”.

Studi di settore addio, De Franceschi: l’ennesima falla

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Stop. Si cambia. Lo studio di settore cambia volto e diventa un indicatore di “compliance”.

Se fino a oggi lo studio di settore si basava sulla comparazione dei ricavi o compensi dichiarati con quelli calcolati attraverso un’elaborazione statistico – matematica dei dati contabili e strutturali, ora viene introdotto, l’“indicatore di “compliance, un dato sintetico che fornirà, su una scala da uno a dieci, il complessivo grado di “affidabilità” del contribuente.

Questo indicatore sarà tarato sulla base dell’attività economica svolta dal contribuente e assegnerà un grado di affabilità che scaturisce da una nuova elaborazione statistico-economica dei dati dichiarati. Una elaborazione che fondata su un sistema di sette indici significativi. Se il livello raggiunto è buono, il soggetto potrà accedere al regime premiale, con diversi vantaggi in termini di accelerazione per quanto riguarda i tempi relativi ai rimborsi fiscali, l’ esclusione da alcuni tipi di accertamento e una riduzione dei termini di prescrizione.
Lo scopo è quello di stimolare il contribuente all’adempimento spontaneo e al miglioramento della propria posizione di affidabilità fiscale.

Ma per il tributarista Alberto De Franceschi, operante a Noale nel veneziano e Albignasego di Padova, se tutto ciò può avere i suoi vantaggi in realtà non li ha. Vediamo perché:

“Questo è un RESTYLING – dice – CHE PRODURRÀ SOLO NUOVI COSTI. SI TORNI AL CONCORDATO PREVENTIVO FISCALE”.

Per De Franceschi infatti questo sistema che prevede gli indicatori di “compliance” è solo il tentativo di “vestire a nuovo ciò che nuovo non è.

“Questo produrrà solo nuovi costi per noi operatori del settore – avverte l’esperto – per nuovi software, formazione, manualistica varia e fiumi di ore straordinarie in attesa della versione definitiva a ridosso scadenza. Inoltre sottolineo come la questione si risolverebbe più semplicemente con il vecchio, ma efficientissimo, concordato preventivo fiscale triennale. Questo consentirebbe la tranquillità agli imprenditori di fare pianificazione fiscale nei propri bilanci e al fisco di monitorare e programmare meglio le proprie azioni, sia di controllo, che di gettito delle imposte”

#seguiteci #defranceschi #fisco #reddito #economia #tasse

TTIP, DE FRANCESCHI: “NEGOZIATI FALLITI SOLO A CAUSA BREXIT”

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La Gran Bretagna è “un cane sciolto” che può commerciare con i 53 paesi del Commonwealth

e se ne “infischia” degli accordi con l’Ue

L’altra notte sempre in prima linea vi abbiamo annunciato il fallimento del trattato TTIP.
Vediamo innanzitutto cos’è.
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più libero e fluido.
Per qualcuno è pericoloso perché di fatto si vogliono bloccare paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti, le cui regole sono dettate sulle esigenze dei grandi gruppi transazionali.

Ma…il trattato di libero scambio Usa-Ue è fallito. A dirlo il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, secondo cui “come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane”.

Per il tributarista veneto Alberto De Franceschi la vera ragione del naufragio del trattato, però “nasce solo in seguito ad alcuni fatti importantissimi. Brexit, a esempio, che ha rotto gli schemi di accordo e ha fatto cambiare posizione a molti, Hilary Clinton compresa”.

Perchè?

“Semplice – spiega l’esperto – la Gran Bretagna ha un trattato, il Commonwealth, che, con i suoi 53 Stati aderenti, le consente di ‘infischiarsene’ di accordi con l’Europa: grazie ai Paesi del Commonwealth (come, giusto per fare due esempi, Canada e Hong Kong, etc.) può commerciare ciò che vuole sia negli Stati Uniti che in Europa”.

“Con Brexit la Gran Bretagna non ha più vincoli e questo la rende di fatto un cane sciolto – incalza De Franceschi -. Non a caso ha già paventato la rottura dell’embargo con la Russia e la ripresa delle trattative commerciali. Cosa che a noi italiani è costata tantissimo e che così facendo invalida qualunque azione repressiva americana nei confronti della Gran Bretagna”.

In ogni caso, avverte De Franceschi, i negoziati non sono chiusi, ma solo rimandati, anche in attesa delle prossime elezioni presidenziali americane. “Li ritroveremo rimodulati con ogni probabilità e rinominati, per camuffarli – avvisa -. A questo punto, visto che non vi è alcun accordo ufficiale che giustifichi ancora l’embargo russo che tanto ci sta danneggiando, forse è il caso di anticiparne la decadenza prima che lo faccia la Gran Bretagna”.

#seguiteci #defranceschi #brexit #statiuniti #europa