COSì VI SMASCHERO LA CHIUSURA EQUITALIA, UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA

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CHIUSURA EQUITALIA,

ECCO COME SI SMASCHERA LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE.

A spiegarlo l’esperto tributarista di Noale, Alberto De Franceschi, con tanto di tabella alla mano. Dal prospetto si vede chiaramente che se la somma richiesta da Equitalia è di 100mila euro, la rateazione attuale – che prevede 120 rate mensili come da piano straordinario – è di 1158 euro; con la rateazione invece nuova, quella proposta dal decreto fiscale del 15 ottobre, si arriva a 12 più 24 rate, ma colpo di scena: l’importo della rata è maggiore: 2186 euro.

Essendo una soluzione che deve aiutare chi non ha soldi – spiega De Franceschi – deve considerare che sebbene si facciano sconti anche importanti poi non si può aumentare la rata perché questo nell’immediato annulla gli sconti fatti e aumenta il debito mensile da pagare”

Ma soprattutto – incalza De Franceschi – come si fa a chiedere i soldi a chi non li ha?”

Una mossa secondo il tributarista che non ricalca il vero, in quanto le somme di denaro saranno comunque riscosse. Nel decreto fiscale emanato dal Consiglio dei ministri emerge ciò porterà alla chiusura di Equitalia entro sei mesi.

Si prevede la forma della rottamazione dei ruoli da cui l’Esecutivo stima di poter ottenere 4 miliardi di euro.

La soppressione di Equitalia NON SIGNIFICA CHE NON SI DOVRANNO Più PAGARE LE SOMME RICHIESTE – attacca De Franceschi – Ma che saranno fatti sconti, anche significativi per rottamare le cartelle. C’è gente che è convinta che non pagherà più niente. Ma non è così. Questa è una manovra fatta solo per acquisire voti. Non è un vero e proprio condono, ma è uno sconto. Il cittadino pagherà comunque. Si trasferiscono i poteri di Equitalia in capo all’ Agenzia delle Entrate ma cosa cambia? Non cambia nulla perché i dipendenti restano, saranno trasferiti da un ente a un altro. La rottamazione delle cartelle poi non funziona, si deve rottamare il credito, non le cartelle esattoriali”. A fondare le preoccupazioni del tributarista infatti è il fatto che le persone che non hanno pagato finora, comunque non potranno pagare.

Sono soggetti insolventi – spiega De Franceschi con tanto di tabella alla mano (vedi allegato) – soggetti falliti, deceduti, società cessate, qualcuno mi spiega come fanno a recuperare queste somme? Chi non ha pagato fino ad oggi significa che non ha soldi, e non solo, che non ha nemmeno beni pignorabili per il recupero forzato delle somme. Perché ora dovrebbe pagare? Per lo sconto parziale delle sanzioni? In più aver previsto uno sconto di 5mila euro a fronte dei 10 mila non indica che era stato applicato un tasso ai limiti dell’usura?”

Mi piacerebbe sapere, poi – incalza De Franceschi – quanti soggetti messi nel recupero dei quattro miliardi sono cittadini stranieri che hanno operato in Italia per un periodo non pagando le tasse (poi accertate e passate ai ruoli esattoriali/cartelle di Equitalia) e che oggi non sono neppure più qui residenti”

Ufficio stampa tributarista Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributi

Noale, 19 ottobre 2016

Contributi per il Tornado? L’ Agenzia delle Entrate è in ritardo di 288 giorni

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E ora si mobilita anche il Senato.

É stata presentata il 13 ottobre scorso un’ interpellanza a nome dei senatori di FI e Pdl: Marco Marin, Giovanni Piccoli, Stefano Bertacco e Bartolomeo Amidei, al presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro dell’Economia e finanze.

Un’interpellanza fatta proprio in seguito alla denuncia fatta dal tributarista noalese Alberto De Franceschi che aveva studiato la questione.

Con una precedente interrogazione con carattere d’urgenza (atto n. 3-02054) gli interroganti – si legge nell’interpellanza – in riferimento ai fenomeni temporaleschi che hanno colpito il Veneto nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio 2015, avevano chiesto interventi in favore dei cittadini e delle imprese fortemente danneggiati da tali eventi atmosferici”.

Ora, l’articolo 1 della legge 208/2015 (legge di stabilità 2016), nei commi da 422 a 428, prevede la concessione di contributi con le modalità del finanziamento agevolato sia ai soggetti privati che alle attività economiche e produttive e demanda a ordinanze adottate dal Capo del Dipartimento della protezione civile d’intesa con le regioni interessate e di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, le modalità attuative.

L’ordinanza del 16 agosto scorso, la numero 385, dispone che, in base a quanto previsto dalla legge n. 208/2015, il contributo effettivamente spettante viene riconosciuto, sotto forma di finanziamento, a cura dell’Istituto di credito convenzionato che sarà successivamente individuato dal titolare del contributo e comunicato al Comune.

Tale finanziamento – si legge sempre nell’ordinanza – viene utilizzato dal beneficiario per i pagamenti alle imprese fornitrici o esecutrici degli interventi ancora da realizzare e/o a titolo di rimborso per le spese eventualmente già sostenute come risultanti all’esito dell’istruttoria della domanda; tali contributi in realtà sono veri e propri mutui; la misura del finanziamento agevolato con fruizione del credito d’imposta non è adeguata in quanto questa procedura comporta il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza delle vittime e di conseguenza il rischio di non poter percepire il credito d’imposta. A ciò si aggiungono: il pagamento degli interessi e il rischio di pignoramento, a carico dei soggetti insolventi, delle somme di denaro che servirebbero a ricostruire la casa distrutta dall’evento calamitoso”.

Non solo, c’è di più.

La verità è che a distanza di 288 giorni dalla legge – sentenzia De Franceschi – l’Agenzia delle Entrate che dovrebbe definire i parametri fiscali e tributari ancora non si è pronunciata. Questo ha indotto, grazie alla mancanza di informazione e all’assenza di trasparenza che sottostà a quel principio di democraticità che pretendiamo innalzare sul nostro Paese, a una rinuncia da
parte di chi aveva diritto a chiedere i soldi e per il timore di vedersi un mutuo di durata 25ennale, pensate ben 25 anni, non li ha chiesti.
Con tanto di false, illusorie e ingannevoli rassicurazioni da parte di chi ha voluto nascondere l’evidenza. Ci chiediamo cosa aspetti l’Agenzia delle Entrate a pronunciarsi. Che le case distrutte dal tornado marciscano ancora con l’inverno che avanza? Qualcuno è andato in Riviera del Brenta a vedere come sono presi? La gente teme di essere ancora presa per i fondelli e solo il 20% ha fatto domanda per ottenere i rimborsi. Se è garanzia questa. Ancora una volta a rimetterci saranno i cittadini, già tornadati e ancora di più devastati dal ritardo, incompetenza e incapacità delle persone”

L‘Agenzia delle Entrate infatti – ribadiscono i senatori – che dovrebbe definire i parametri fiscali e tributari, non si è ancora pronunciata”.

I senatori inoltre sollevano come il Consiglio dei Ministri abbia già approvato il decreto legge, non ancora pubblicato, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016 e che nello stesso giorno in cui è stato approvato il decreto e in concomitanza con “il profuso impegno per la campagna referendaria, il Presidente del Consiglio si è recato ad Amatrice, a rivendicare le misure adottate ribadendo la vicinanza del Governo alla popolazione; tale attenzione – dicono – non è stata dimostrata nei confronti della popolazione delle regione Veneto che , a oggi, con l’arrivo della stagione invernale, è ancora in attesa di norme chiare ed aiuti “concreti” per poter far fronte alle spese di ricostruzione delle proprie abitazioni e imprese danneggiate”.

I senatori quindi chiedono quali iniziative i ministri intendano adottare affinché vengano fissati i parametri fiscali e tributari per la concessione dei finanziamenti agevolati previsti per le popolazioni dei comuni della regione Veneto colpite dagli eventi calamitosi dell’8 luglio 2015, senza che questo comporti il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza da parte dei soggetti coinvolti.

Ufficio Stampa, tributarista Alberto De Franceschi

Esperto di fisco ed economia

Noale, 15 ottobre 2016

LA LISTA DELLE OPERE INCOMPIUTE E RENZI CI PARLA DI PONTE DI MESSINA?

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PER NON FARE SI CONTINUA A SOGNARE

Ecco la riprova di ciò che andavo dicendo nella trasmissione Focus, condotta da Luigi Bacialli, mercoledì in prima serata. La puntata è quella del 28 settembre 2016 di cui qui vi alleghiamo il link, dal 23 esimo minuto.

http://www.reteveneta.it/videotube_produzioni.aspx?produzione=focus

E il tema da me lanciato era proprio questo: ALLORA IL PONTE DI MESSINA Sì E LA PEDEMONTANA NO. Ebbene, oggi trovo in rassegna stampa i dati a conferma di quanto avevo già evidenziato.

Perchè continuare a ostentare il “PONTE RENZIANO” quando ci sono ancora  #diciannove#miliardi bloccati sulle grandi opere (#pedemontana € 576.287.353).

E gli stanziamenti non sono neppure presenti nel #DEF (Documento economia e finanza) presentato dal Ministro #Padoan, che come abbiamo visto ieri è pure#doppato da un #PIL (Prodotto Interno Lordo) al 1%.

Oggi per difendersi definisce il valore “realizzabile”. Ecco, io mi chiedo come possa essere realizzabile visto che si bloccano le opere che contribuiscono proprio ad alimentare la crescita del #PIL?

Ma i conti dobbiamo farceli soltanto noi? I falsi in bilancio esistono solo per noi? Oggi Libero esce con una lunga lista di opere INCONCLUSE E CHE FORSE NON SARANNO MAI REALIZZATE E RENZI CI PARLA DI PONTE DI MESSINA?

….. to be continued …. (dopo il referendum)

SGAMMATO PADOAN MA NESSUNO NE PARLA

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Credevo che oggi i giornali parlassero di Padoan e della dopatura di bilancio.

In particolare quelli economici, mi aspettavo facessero apeeture sulla grande beffa di bilancio presente nelle recenti note del #DEF(Documento economico finanza).
Invece no, il Ministro #Padoan ha ben ragionato che i 7,7 miliardi di deficit aggiuntivo generati dai migranti e dal sisma devono essere bilanciati dall’aumento del PIL stimato allo 0,6% e dallo stesso dopato al 1% con evidente incremento (non giustificato anche per la Banca d’Italia) dello 0,4% a copertura e bilanciamento dell’extra indebitamento.


Io svolgendo la mia attività professionale, devo fare molta attenzione perché l’articolo 2621 del Codice Civile disciplina il reato di falso in bilancio e condanna pesantemente imprenditori ed amministratori che lo mettono in atto.


Ora mi chiedo come possa essere tollerabile da parte di un Ministro, questo fatto #gravissimo di dopaggio sul bilancio dello Stato?

Come al solito, lo Stato bene e razzola male. 

Riporto la legge.

Art. 2621 c.c. (False comunicazioni sociali)

Fuori dai casi previsti dall’art. 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.
La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

A voi le conclusioni

TRA LEGALITA’ ED ILLEGALITA’ – Italiani brava gente?

In questi giorni leggiamo e sentiamo ovunque un malessere tangibile di ciò che accade e ci circonda. Tutti vogliono uscire da questa situazione, additando attorno a sé responsabili e responsabilità. Ma proviamo a leggere bene il modello italiano. Partiamo col dire che tutti sanno tutto, ovvero tutti gli italiani hanno una laurea in economia, in scienze politiche, in fisica, in medicina, etc. Infatti la figura dell’opinionista come quella del tronista dimostrano che alla base gli studi sono quel che sono e le opinioni spesso formate da spicce googolate su tematiche da trattare che poi presentano lacunosi buchi di conoscenza, tanto da far dire a volte delle enormità. Se ci si fa caso tutti hanno soluzioni in tasca, ma a spiegarle nel dettaglio poi fanno fatica (questo perché manca la formazione specifica); è chiaro poi che le soluzioni casualmente sono sempre distanti dal ledere i propri interessi personali. Tutto ciò per dire che cosa? Semplicemente che se si vuole cambiare le cose e cercare di uscire dalla situazione in cui versiamo, bisogna ritornare alla legalità. Beh, direte voi, io sono “onesto”! Ne siamo proprio sicuri? Quanti di voi richiedono ed emettono lo scontrino, quanti di voi quando si fanno fare interventi da artigiani, dentisti, etc. poi richiedono la fattura o emettono la fattura dell’intero importo? Quanti al semaforo in presenza del giallo decellerano per fermarsi, o, peggio, al passaggio a livello si fermano mentre si abbassa la sbarra? Se poi pensiamo che appena si ha una sanzione a vario titolo, la prima cosa che si pensa e ci si chiede è come escogitare un metodo per toglierla o non pagarla…. ed avanti così. Ecco, tutto questo spiega il sistema Italia, illegalità su vari fronti ma poi tutti ci definiamo brava gente. Tutti cercano la dolce pillola per risolvere i problemi, ma purtroppo bisogna rendersi conto che l’unica cura possibile è farsi un bel esamino di coscienza, e poi iniziare per primi a comportarci in modo diverso e smetterla con la diffamazione e lo scredito verso le persone che cercano di cambiare il paese, ragionando se quanto proposto, anche se ci crea fastidi, può risolvere o meno la situazione. Se poi si prendono sanzioni per comportamenti illegali, queste si pagano, visto che nella maggior parte dei casi si ha realmente sbagliato. Ciò detto, ci basti pensare che l’essenza dell’italian style è PIOVE, GOVERNO LADRO: PAGATEMI I DANNI. Abbiamo quindi ciò che ci meritiamo.

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Rassegna Stampa

Fonte: il Gazzettino del 24/08/2014

Fonte: il Gazzettino del 24/08/2014

Fonte: La Nuova Venezia del 25/08/2014

Fonte: La Nuova Venezia del 25/08/2014