Poche domande per i contributi del tornado, di chi è la colpa?

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Poche domande per i contributi del tornado. Di chi è la colpa?
La scarsa informazione e la mancanza di chiarezza.
Presentato il documento per la nuova normativa. L’esperto tributarista Alberto De Franceschi risponde all’ assessore Bellomo. “C’era tutto il tempo di fare informazione e di dire le cose come effettivamente stanno”

Chiediamo al Governo l’istituzione urgente di un fondo nazionale per le calamità naturali e il sostegno dei cittadini che hanno subito danni.

É stato presentato al Governo il documento conclusivo proposto dai tosiani Emanuele Prataviera ed Elena Bragato, coordinatrice Fare! con Tosi per l’ area Riviera del Brenta e del Miranese. “Il documento – spiega Prataviera – è il frutto di un lavoro di analisi della normativa esistente e di una fitta attività di audizione di soggetti ed enti, compresa la protezione civile”.

Infatti proprio per dare un’impronta concreta e viva della situazione, si sono sentite le persone colpite, gli enti, i professionisti, le aziende, le forze dell’ordine, la protezione civile, l’ Unione piccoli proprietari e del comitato civico, il Comitato esodati del terremoto di Moglia (in provincia di Mantova), gli ordini dei commercialisti ed esperti contabili nonché gli agenti immobiliari, le organizzazioni sindacali, l’Associazione nazionale costruttori edili, Unioncamere, Confindustria, i rappresentanti della Cassa Depositi e prestiti, l’ Associazione bancaria italiana (ABI), i rappresentanti delle prefetture e dei Vigili del fuoco, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; del Tavolo istituzionale per la semplificazione.
Le audizioni iniziate ben l’8 ottobre 2015 si sono concluse il 28 gennaio 2016. Il tutto per formulare il documento approvato poi in seduta parlamentare, affinché ne nasca una vera e propria legge.

Una proposta questa che è stata sollecitata dall’onorevole Prataviera a fine luglio, dopo il tornado che si è abbattuto sulla Riviera del Brenta l’8 luglio ma che prende in considerazione anche altre calamità naturali. “Ci avviciniamo alla Finanziaria – inisiste l’onorevole – e ora più che mai, a maggior ragione dopo i recenti fatti del terremoto in centro Italia, la richiesta di un fondo è innegabile e di urgente attuazione”.

Il programma – si legge nel documento presentato al Governo – prende le mosse dalle calamità naturali che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni: tra i tanti eventi, particolarmente gravi sono stati i terremoti in Abruzzo e in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e le alluvioni che si sono abbattute in Sardegna (novembre 2013), in Liguria (novembre 2014) e da ultimo nella riviera del Brenta (luglio 2015).
La gestione della fase successiva a tali eventi è spesso molto gravosa per cittadini e aziende, che devono fare i conti con vincoli ed oneri amministrativi che generalmente non perdono di intensità pure a fronte di situazioni emergenziali. Vincoli ed oneri risultano aggravati da una normativa estremamente instabile, in capo a più soggetti e a più livelli istituzionali, in cui gli atti si rincorrono a ritmo spesso frenetico e non sempre sono dotati delle più opportune forme di pubblicità”.

Prataviera qui si riferisce anche alla situazione attuale nei comuni di Mira, Dolo e Pianiga.
Come apprendiamo dalla stampa locale di questi giorni, solo il 20% degli aventi diritto ai rimborsi hanno fatto domanda e la motivazione è proprio questa: norme poco chiare e la paura che quei contributi che lo Stato concede per la ristrutturazione, siano in realtà dei veri e propri mutui.

A sollevare la questione oltre che all’onorevole Prataviera che il 13 settembre scorso aveva inviato una nota denunciando proprio questo, anche l’esperto professionista di Noale, Alberto De Franceschi, che studiando la normativa aveva smascherato la questione. “Le vittime – aveva spiegato De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari. Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro”.
La notizia subito lanciata aveva suscitato alcune polemiche ma a giorni di distanza apprendiamo che in realtà la questione è vera e che i cittadini impauriti e scarsamente informati, non hanno presentato le domande. “Inoltre – aggiunge Prataviera – i cittadini e i professionisti che li assistono sono costretti a rifare da capo tutte le pratiche per la terza volta dopo gli errori commessi nella modulistica dalla Regione, ma la confusione tra finanziamento agevolato e contributo indurrà molti a rinunciare ad addentrarsi in questo labirinto burocratico e quindi a rinunciare anche per il fatto che secondo la delibera viene accreditato al beneficiario l’importo minore tra perizia e le spese effettivamente sostenute”.

Per ovviare a queste incomprensioni, Prataviera quindi ha proposto il documento di cui sopra.

L’indagine – si legge nel documento – come già accennato, prende le mosse dalla tromba d’aria che ha colpito la Riviera del Brenta e dalla constatazione del ripetersi sempre più frequente di eventi calamitosi, le cui conseguenze sono aggravate dal dissesto idrogeologico”.

Nei casi più gravi di calamità si crea una stratificazione normativa e una disparità di trattamento in presenza di situazioni simili. “Questa disparità può essere superata attraverso la definizione di una cornice normativa semplificata – spiega Prataviera – da applicare in maniera stabile ed uniforme in caso di eventi emergenziali. La nuova cornice normativa dovrebbe affrontare tutti gli aspetti connessi alle emergenze, che incidono su numerosi settori: previdenziale, tributario, finanziario, finanza pubblica, attività economiche, ambientale, edilizio e tutela dei beni culturali.

In particolare, si dovrebbe prevedere:

l’esenzione automatica dall’IMU e dalla TASI per gli immobili dichiarati inagibili fin quando non tornino in condizioni di abitabilità;
la sospensione automatica e generalizzata di diversi tipi di termini, attualmente disciplinata da una pluralità di atti, tra loro stratificati;
l’agevolazione fiscale per gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se gli interventi vengono eseguiti prima della dichiarazione dello stato di emergenza;
la sospensione del pagamento delle rate dei mutui;
la semplificazione della normativa in materia di deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali effettuate a favore delle popolazioni colpite da calamità pubblica;
– l’esclusione dal patto di stabilità di tutte le spese connesse all’emergenza.

Inoltre per semplificare ulteriormente gli adempimenti di cittadini ed imprese si potrebbe infine pensare all’istituzione di uno sportello unico operante nelle zone colpite da calamità naturali, che costituisca l’unico interlocutore per il rilascio di permessi e autorizzazioni e la richiesta di contributi e agevolazioni fiscali. Soprattutto quando a essere colpiti sono comuni di piccole dimensioni, che hanno maggiori difficoltà a gestire l’emergenza, lo sportello unico potrebbe essere costituito d’intesa tra più comuni.

Infatti le questioni problematiche di questi giorni sono proprio quelle che riguardano le poche domande presentate. Solo 52 domande e ora si chiede alla Regione di riaprire i termini.

Ma l’esperto professionista di Noale, incalza. “Cosa si è aspettato tutto questo tempo? E’ deludente leggere di un amministratore pubblico che di fronte a un chiaro fallimento della propria comunicazione fatta ai propri elettori ricerchi scusanti dando fantasiose colpe ad altri soggetti. Se avesse detto subito ai suoi cittadini come sono le regole scritte nelle norme, belle o brutte che siano ma con chiarezza, sarebbe stato meglio. Purtroppo nella comunicazione si sono omessi temi (ritengo abbia avuto tutto il tempo e i canali per far chiarire chiarire) che ora essendo venuti a galla, hanno fatto venire meno la fiducia che queste persone avevano nei confronti di chi li amministra. Ora si tenta di mascherare un chiaro fallimento dando la colpa a terzi argomentando con nulla e soprattutto ancora in attesa di una circolare dell’Agenzia delle Entrate da oltre 449 giorni che avrebbe messo fine a qualunque dubbio. Ciò non toglie il disappunto generale su questa norma che regala soldi alle banche pagati da tutti noi vittime comprese su una calamità. Concordo nella richiesta dell’apertura dei termini a condizione che si mettano in tavola tutte le questioni, circolare dell’ Agenzia delle Entrate compresa in modo da giocare a carte scoperte e non a poker. Un’amministrazione pubblica coscienziosa avrebbe richiesto la proroga sulla scadenza che poteva essere fatta proprio in vista dell’assenza della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate che non permetteva ai cittadini di avere una visione completa della questione. La speranza è che ora i tornadati siano messi in grado di valutare nel bene e nel male tutto quanto gli si prospetta davanti con norme e circolari chiare ed effettive (utilizzo dei crediti, rapporti con le banche costi dell’operazione e ricadute varie).

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi

Noale, 8 ottore 2016

IMU IL GIOCO DEI PACCHI

E’ davvero il paese dei “pacchi“. Questa volta ce li consegnano a ridosso di Natale per farci gli auguri. Nella pubblicazione della Legge numero 124 del 28/10/201,3 divenuta operativa il 30/10/2013, il Governo ci ha illuso che chi aveva dato in uso gratuito una seconda casa ad un familiare in linea retta, poteva usufruire delle agevolazioni IMU concesse a proprietari di una prima casa, purchè si dimostrasse il proprio “status” di non ricco con l’utilizzo dell’ISEE. Da subito ho rilevato come la questione era sospetta, difficilmente i Comuni avrebbero acconsentito di adottare una tale agevolazione; visto che i 18,5 milioni di euro non potevano soddisfare i casi esistenti che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha stimato in 37 milioni di euro (18,50 milioni di euro in meno) nella risposta alla data alla VI° Commisione Finanze Question Time numero 5-00976. Alla fine, l’amarezza nasce con la verifica delle posizioni assunte dai Comuni che, come quelli del Miranese, hanno bocciato senza appello l’agevolazione riferendosi al tono letterale presente nella normativa “i Comuni possono equiparare” e ovviamente la via più semplice a scapito dei cittadini è proprio quella di non fare. Assurdamente alcuni Comuni addirittura lamentano l’inadeguatezza nella distribuzione dei rimborsi definendosi “virtuosi” per aver mantenuto l’aliquota minima (ma non per tutti), non usufruendo della facoltà, prevista dalla legge, di applicare l’IMU dal 4 al 6 per mille, ma più subdolamente utilizzando un aumento delle addizionali comunali (trattenute mensilmente nelle buste paga dei dipendenti e nei conteggi delle dichiarazioni dei redditi degli imprenditori) portate all’aliquota del 0,80% dove prima era mediamente 0,30% con un aumeto dello 0,50%. Se poi si eseguono dei conteggi in Comuni dove il reddito procapite non sia pari a 9.000 euro annui (quindi ad alto tasso di povertà), l’importo incassato dalle addizionali si dimostra ben superiore a quello incamerato (e più visibile ai concitadini) derivante dall’IMU. Rimane, pertanto, la soluzione della concessione del diritto di abitazione l’unica, alternativa a vantaggio dei cittadini a cui i Comuni prima o poi dovranno adeguarsi alla disposizione giuridica che non gli lascia alcun margine di interpretazione o rigetto, pena la refusione delle spese legali.

FONTE: La Nuova Venezia del 8 dicembre 2013 pagina  29

FONTE: La Nuova Venezia del 8 dicembre 2013 pagina 29

FONTE: Il Gazzettino del 9 dicembre 2013 inserto locale pagina X

FONTE: Il Gazzettino del 9 dicembre 2013 inserto locale pagina X

 

IMU: i comuni possono

lavoratoriRiporto il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore ieri (30/10/2013):

Dopo l’articolo 2 e’ inserito il seguente: «Art. 2-bis. – (Applicazione dell’IMU alle unita’ immobiliari concesse in comodato a parenti). – 1. Nelle more di una complessiva riforma della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, per l’anno 2013, limitatamente alla seconda rata dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, i comuni possono equiparare all’abitazione principale, ai fini dell’applicazione della suddetta imposta, le unita’ immobiliari e relative pertinenze, escluse quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/ 8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo dell’imposta a parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale. In caso di piu’ unita’ immobiliari concesse in comodato dal medesimo soggetto passivo dell’imposta, l’agevolazione di cui al primo periodo puo’ essere applicata ad una sola unita’ immobiliare. Ciascun comune definisce i criteri e le modalita’ per l’applicazione dell’agevolazione di cui al presente comma, ivi compreso il limite dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) al quale subordinare la fruizione del beneficio.

Dopo aver letto ed evidenziato i punti evidenziati sopra, mi sembra evidente la tecnica “contentino” e di ribaltamento del problema ai comuni che possono applicare la norma (o anche no, se non hanno copertura finanziaria sufficiente). Inoltre, come non notare che i genitori (se si ritengono i reali soggetti passivi in quanto proprietari) devono avere un solo figlio in comodato (mi pare una grandissima discriminazione), e che il beneficiario deve essere imbrigliato nella gogna dell’ISEE. Poi il comune deciderà a quale indicatore di reddito darà il vantaggio normativo, giusto per non dire che valuterà bene i propri fabbisogni finanziari ed il reddito pro-capite dei nuclei familiari per fare debita cassa.

Attendiamo ora di valutare la serietà di chi amministra i nostri comuni, per capire se daranno spalla alla beffa o se agiranno con determinazione premiando il voto e mandato conferito loro dai cittadini quando li hanno eletti.

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STOP IMU SULLE CASE DATE AI FIGLI

Riporto questa news: IMU: Comodato d’uso a figli vince l’equiparazione (ANSA) – ROMA, 15 OTT – “Approvata finalmente l’equiparazione all’abitazione principale ai fini IMU delle case date in comodato gratuito ai parenti in linea retta.”
Attendiamo con impazienza l’uscita della normativa.

ZANETTIANSA

Speciale FOCUS con Luigi Bacialli su Rete Veneta

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