EQUITALIA: PRONTO IL MODELLO PER OTTENERE LO SCONTO SULLE CARTELLE

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L’ESPERTO TRIBUTARISTA DE FRANCESCHI “OCCHIO ALLE SCADENZE, NON ASPETTATE TROPPO

Ecco il modello per poter ottenere uno sconto sulle cartelle di Equitalia.
Come è stato reso noto sarà possibile inviare via pec (l’elenco a pagina 4 del modello) la richiesta di adesione.
La definizione prevede di poter definire tutte le cartelle riguardanti imposte e tasse (IRPEF, IRES, IVA, INPS, IRAP, ICI, IMU, etc) oltre alle sanzioni per le violazioni del codice della strada. ovviamente queste devono essere un ruolo, quindi deve essere stata notificata al soggetto una cartella e solo da Equitalia.
La “definizione agevolata” qualora sottoscritta chiude qualunque contenzioso tributario in essere.
In presenza di un pagamento rateizzato si dovranno pagare le somme residue e si guadagnerà così uno sconto (circa il 39%) pagando una minor sanzione e interessi.
Qualora la somma da pagare non fosse nelle disponibilità economiche e finanziarie del contribuente potrà essere richiesta una rateizzazione di 4 rate con una dilazione temporale massima fino al 2018. In questo caso si deve considerare che le rateizzazioni concesse sino a ora sono per una durata da 6 a 10 anni ma accettando le agevolazioni concesse verranno ridotti i tempi di pagamento e di conseguenza le rate saranno più pesanti.
E’ stato chiarito che il contribuente ha la possibilità e non l’obbligo di accettare la definizione agevolata, pertanto se non è in grado di pagare la nuova rata mantiene quella in essere.
Un aspetto importante della questione è che è una norma esclusiva per i soli ruoli di Equitalia per cui le imposte e le tasse che non sono state pagate a Equitalia non hanno alcuna riduzione o sconto.

Per fare alcuni esempi le rateizzazioni concesse dall’Agenzia delle Entrate, quelle fatte dalle pubbliche amministrazioni (Comuni, Regioni, INPS, INAIL, etc.).
Il termine per presentazione la domanda è il 23 GENNAIO 2017 e entro il 24 APRILE 2017 Equitalia darà una risposta di accoglimento alla domanda presentata.

 

Ufficio Stampa, Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributarista

Noale, 5 novembre 2016

MA IL VENETO RESTA SEMPRE A BOCCA ASCIUTTA?

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Da una tabella proposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vediamo che delle opere pubbliche incompiute (ben 34) ne rimangono da fare 34, cioè tutte.

“Mi fa alterare – attacca il tributarista Alberto De Franceschi –  che si parla di opere pubbliche come la Pedemontana che è ancora ferma per le diatribe tra JP Morgan e la Cassa Depositi e Prestiti e ancorata da uno stato che non sblocca i fondi”.

Dalla Regione fanno sapere che la Pedemontana, quella Salerno Reggio Calabria del Nordest che è già costata allo Stato ben 615 milioni di euro, ben oltre i 243 milioni ipotizzati nel 2003, si farà.

Attualmente per far ripartire i lavori mancano 1,6 miliardi, per completare questa arteria che collega le province di Treviso e Vicenza. Da mesi il governatore del Veneto, Luca Zaia sta conducendo una battaglia con il premier Matteo Renzi perché venga dato via libera a un prestito obbligazionario garantito dalla Cassa Depositi. Nel 2003 la superstrada viene dichiarata tra le infrastrutture di interesse nazionale per le quali concorre l’interresse regionale. Ma con il passare degli anni i costi dell’opera sono lievitati.

“Inutile dire – dice De Franceschi – che i 576.287.353 milioni di euro sono fermi in cerca di una copertura. Nella lista locale delle opere incompiute possiamo leggere anche quei 122.900.000 milioni di euro sul riequilibrio geologico di Venezia. Poi se proseguendo nella lettura della tabellina, credo che, nelle 113 opere pubbliche della autonoma regione Sicilia (quella che poi richiede fondi allo stato per pareggiare il bilancio regionale), così come nelle 91 opere della Puglia, e in quelle 53 del Lazio, ci siano di sicuro opere dove la magistratura oggi ha molto da indagare. Opere simili alla storia del Mose per intenderci. Insomma chi ci governa – incalza De Franceschi – continua tranquillamente a usare il Veneto come un salvadanaio dove attingere i fondi per pagare tutto, ma non pensa minimamente a investire sulle opere infrastrutturali pubbliche. Così facendo si fa perdere la competitività economica alla regione, che, senza opere, deve competere con chi di fondi ne investe continuamente (vedi Germania, Austria, Croazia e via dicendo).“Oggi – scrive la Corte dei Conti in una relazione del dicembre 2015 – il costo di realizzazione ha superato, con gli oneri capitalizzati, i 3 miliardi, anche a causa del necessario, continuo miglioramento progettuale e delle opere compensative richieste dagli enti locali». I problemi starebbero tutti nelle difficoltà di recuperare i soldi necessari a finanziare l’opera. Nella relazione della Corte infatti si legge che a oltre sei anni dalla stipula della convenzione non è ancora disponibile gran parte del capitale privato per la realizzazione dell’opera.

Riflettiamoci sopra perché le vittime della crisi pagano questo pegno perdendo la propria azienda, il proprio lavoro, la propria casa e via dicendo e purtroppo nella tecnica della “distrazione di massa” tutto passa sottobanco”.

 

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi,

esperto di fiscalità e tributarista

Noale, 5 novembre 2016

 

 

CORRUZIONE? E’ UN PROBLEMA CULTURALE

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PER ELIMINARE LA CORRUZIONE SERVE CAPITALE COGNITIVO

Sì è svolto positivamente il convegno nell’ Università degli Studi di Padova sul tema della corruzione, del 26 ottobre scorso. Un evento organizzato da Aicq (Associazione italiana cultura qualità), una federazione senza scopo di lucro che vuole diffondere la cultura e i metodi per pianificare, costruire e certificare la qualità. A moderare l’incontro il noto tributarista di Noale, Alberto De Franceschi.

A parlare anche Mariastella Righettini, docente della universitas patavina, del dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali che ha trattato la cultura della trasparenza.

“Possiamo considerare che la corruzione nel nostro paese è un male che leggiamo tutti i giorni anche, e non solo, nella pubblica amministrazione – ha esordito il tributarista De Franceschi – esaminando il problema alla radice è sicuramente da addebitare a un sistema culturale che non forma i cittadini al rispetto delle regole. Anzi molte volte si incentivano le astuzie piuttosto che l’intelligenza e l’onestà. Lo abbiamo visto in molti fatti della cronaca: dal Mose, il più grande sistema corruttivo italiano, alla mafia capitale, all’ Irpinia, fino a giungere al recente dossier della Fondazione David Hume- Sole 24 Ore. Tutto questo ha fatto apparire l’Italia infestata dalla corruzione”.

De Franceschi si riferisce alla recente stima del fenomeno della corruzione che in Italia parrebbe aggirarsi a 60 milioni di euro. Nel dossier della Fondazione David Hume- Sole 24 Ore le cause sono: la mancanza di una cultura di libero mercato, una scarsa dinamicità del capitale sociale e nello specifico un peso troppo scarso delle donne in politica, oltre a una inadeguata valorizzazione del capitale umano.

“Alla base di questi fattori – incalza De Franceschi – è evidente l’unica matrice, ossia la cultura che non forma, sia in ambito familiare che scolastico. I cittadini non rispettano le regole e quando si trovano davanti alle norme l’atteggiamento è sempre quello di fare di tutto per non rispettarle, magari con astuzia, anziché affidarsi all’intelligenza e all’onestà. Tutto questo è frutto di società arretrate. Storicamente abbiamo vissuto fino a mezzo millennio fa, in economie a somma zero (se qualcuno guadagna, qualcun’altro perde), dove la corruzione è appunto un gioco a somma zero”.

Un recente studio della Proceeding of the National Accademy of Science ha dimostrato che la corruzione è il lato oscuro della cooperazione: cioè le persone vedono di trarre illecitamente un vantaggio dalla cooperazione quando gli si presenta l’opportunità.

“Se si esamina la logica naturale dei comportamenti umani – aggiunge l’esperto professionista – possiamo constatare che ciò che tiene insieme le nostre società non è ciò che giudichiamo come buono e giusto. C’è chi sostiene che il “potere corrompe”. Così come chi ha dimostrato che l’esperienza psicologica del potere è associata alla ricerca del proprio interesse particolare. Si è pure dimostrato che questi soggetti hanno una “debole identità morale” mentre al contrario la forte identità morale vede incrementare la propria consapevolezza etica attraverso l’esperienza psicologica del potere. Come si costruisce una forte identità morale? Probabilmente con la nascita e la diffusione del pensiero scientifico. I sistemi giuridici di common law sono quelli dove si percepisce meno la corruzione, questo perché nella loro storia è fortemente presente la rivoluzione scientifica, che tra l’altro, ebbe inizio proprio in Italia.

Il sistema common law valorizza i fatti, la fiducia e la neutralità di giudizio come viene dimostrato da uno dei protagonisti Francis Bacon. Uno studio fatto in 125 paesi (Intelligence and Corruption del 2013) ha rilevato che dove ci sono livelli di prestazioni intellettuali più alti, la corruzione è più bassa. 
Si parla così di “capitale cognitivo”, ovvero quel livello di comprensione cognitiva (non meramente intuitiva) delle regole che è importantissimo per la qualità della vita economica e civile del paese. Forse sarebbe il caso di non far scappare quasi tutti i migliori cervelli che formiamo, e di far qualcosa per attrarne dagli altri paesi, in questo modo – conclude De Franceschi – si ridurrebbe  la corruzione.

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi, esperto di fisco e tributarista,

Noale, 1 novembre 2016

COSì VI SMASCHERO LA CHIUSURA EQUITALIA, UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA

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CHIUSURA EQUITALIA,

ECCO COME SI SMASCHERA LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE.

A spiegarlo l’esperto tributarista di Noale, Alberto De Franceschi, con tanto di tabella alla mano. Dal prospetto si vede chiaramente che se la somma richiesta da Equitalia è di 100mila euro, la rateazione attuale – che prevede 120 rate mensili come da piano straordinario – è di 1158 euro; con la rateazione invece nuova, quella proposta dal decreto fiscale del 15 ottobre, si arriva a 12 più 24 rate, ma colpo di scena: l’importo della rata è maggiore: 2186 euro.

Essendo una soluzione che deve aiutare chi non ha soldi – spiega De Franceschi – deve considerare che sebbene si facciano sconti anche importanti poi non si può aumentare la rata perché questo nell’immediato annulla gli sconti fatti e aumenta il debito mensile da pagare”

Ma soprattutto – incalza De Franceschi – come si fa a chiedere i soldi a chi non li ha?”

Una mossa secondo il tributarista che non ricalca il vero, in quanto le somme di denaro saranno comunque riscosse. Nel decreto fiscale emanato dal Consiglio dei ministri emerge ciò porterà alla chiusura di Equitalia entro sei mesi.

Si prevede la forma della rottamazione dei ruoli da cui l’Esecutivo stima di poter ottenere 4 miliardi di euro.

La soppressione di Equitalia NON SIGNIFICA CHE NON SI DOVRANNO Più PAGARE LE SOMME RICHIESTE – attacca De Franceschi – Ma che saranno fatti sconti, anche significativi per rottamare le cartelle. C’è gente che è convinta che non pagherà più niente. Ma non è così. Questa è una manovra fatta solo per acquisire voti. Non è un vero e proprio condono, ma è uno sconto. Il cittadino pagherà comunque. Si trasferiscono i poteri di Equitalia in capo all’ Agenzia delle Entrate ma cosa cambia? Non cambia nulla perché i dipendenti restano, saranno trasferiti da un ente a un altro. La rottamazione delle cartelle poi non funziona, si deve rottamare il credito, non le cartelle esattoriali”. A fondare le preoccupazioni del tributarista infatti è il fatto che le persone che non hanno pagato finora, comunque non potranno pagare.

Sono soggetti insolventi – spiega De Franceschi con tanto di tabella alla mano (vedi allegato) – soggetti falliti, deceduti, società cessate, qualcuno mi spiega come fanno a recuperare queste somme? Chi non ha pagato fino ad oggi significa che non ha soldi, e non solo, che non ha nemmeno beni pignorabili per il recupero forzato delle somme. Perché ora dovrebbe pagare? Per lo sconto parziale delle sanzioni? In più aver previsto uno sconto di 5mila euro a fronte dei 10 mila non indica che era stato applicato un tasso ai limiti dell’usura?”

Mi piacerebbe sapere, poi – incalza De Franceschi – quanti soggetti messi nel recupero dei quattro miliardi sono cittadini stranieri che hanno operato in Italia per un periodo non pagando le tasse (poi accertate e passate ai ruoli esattoriali/cartelle di Equitalia) e che oggi non sono neppure più qui residenti”

Ufficio stampa tributarista Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributi

Noale, 19 ottobre 2016

Poche domande per i contributi del tornado, di chi è la colpa?

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Poche domande per i contributi del tornado. Di chi è la colpa?
La scarsa informazione e la mancanza di chiarezza.
Presentato il documento per la nuova normativa. L’esperto tributarista Alberto De Franceschi risponde all’ assessore Bellomo. “C’era tutto il tempo di fare informazione e di dire le cose come effettivamente stanno”

Chiediamo al Governo l’istituzione urgente di un fondo nazionale per le calamità naturali e il sostegno dei cittadini che hanno subito danni.

É stato presentato al Governo il documento conclusivo proposto dai tosiani Emanuele Prataviera ed Elena Bragato, coordinatrice Fare! con Tosi per l’ area Riviera del Brenta e del Miranese. “Il documento – spiega Prataviera – è il frutto di un lavoro di analisi della normativa esistente e di una fitta attività di audizione di soggetti ed enti, compresa la protezione civile”.

Infatti proprio per dare un’impronta concreta e viva della situazione, si sono sentite le persone colpite, gli enti, i professionisti, le aziende, le forze dell’ordine, la protezione civile, l’ Unione piccoli proprietari e del comitato civico, il Comitato esodati del terremoto di Moglia (in provincia di Mantova), gli ordini dei commercialisti ed esperti contabili nonché gli agenti immobiliari, le organizzazioni sindacali, l’Associazione nazionale costruttori edili, Unioncamere, Confindustria, i rappresentanti della Cassa Depositi e prestiti, l’ Associazione bancaria italiana (ABI), i rappresentanti delle prefetture e dei Vigili del fuoco, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; del Tavolo istituzionale per la semplificazione.
Le audizioni iniziate ben l’8 ottobre 2015 si sono concluse il 28 gennaio 2016. Il tutto per formulare il documento approvato poi in seduta parlamentare, affinché ne nasca una vera e propria legge.

Una proposta questa che è stata sollecitata dall’onorevole Prataviera a fine luglio, dopo il tornado che si è abbattuto sulla Riviera del Brenta l’8 luglio ma che prende in considerazione anche altre calamità naturali. “Ci avviciniamo alla Finanziaria – inisiste l’onorevole – e ora più che mai, a maggior ragione dopo i recenti fatti del terremoto in centro Italia, la richiesta di un fondo è innegabile e di urgente attuazione”.

Il programma – si legge nel documento presentato al Governo – prende le mosse dalle calamità naturali che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni: tra i tanti eventi, particolarmente gravi sono stati i terremoti in Abruzzo e in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e le alluvioni che si sono abbattute in Sardegna (novembre 2013), in Liguria (novembre 2014) e da ultimo nella riviera del Brenta (luglio 2015).
La gestione della fase successiva a tali eventi è spesso molto gravosa per cittadini e aziende, che devono fare i conti con vincoli ed oneri amministrativi che generalmente non perdono di intensità pure a fronte di situazioni emergenziali. Vincoli ed oneri risultano aggravati da una normativa estremamente instabile, in capo a più soggetti e a più livelli istituzionali, in cui gli atti si rincorrono a ritmo spesso frenetico e non sempre sono dotati delle più opportune forme di pubblicità”.

Prataviera qui si riferisce anche alla situazione attuale nei comuni di Mira, Dolo e Pianiga.
Come apprendiamo dalla stampa locale di questi giorni, solo il 20% degli aventi diritto ai rimborsi hanno fatto domanda e la motivazione è proprio questa: norme poco chiare e la paura che quei contributi che lo Stato concede per la ristrutturazione, siano in realtà dei veri e propri mutui.

A sollevare la questione oltre che all’onorevole Prataviera che il 13 settembre scorso aveva inviato una nota denunciando proprio questo, anche l’esperto professionista di Noale, Alberto De Franceschi, che studiando la normativa aveva smascherato la questione. “Le vittime – aveva spiegato De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari. Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro”.
La notizia subito lanciata aveva suscitato alcune polemiche ma a giorni di distanza apprendiamo che in realtà la questione è vera e che i cittadini impauriti e scarsamente informati, non hanno presentato le domande. “Inoltre – aggiunge Prataviera – i cittadini e i professionisti che li assistono sono costretti a rifare da capo tutte le pratiche per la terza volta dopo gli errori commessi nella modulistica dalla Regione, ma la confusione tra finanziamento agevolato e contributo indurrà molti a rinunciare ad addentrarsi in questo labirinto burocratico e quindi a rinunciare anche per il fatto che secondo la delibera viene accreditato al beneficiario l’importo minore tra perizia e le spese effettivamente sostenute”.

Per ovviare a queste incomprensioni, Prataviera quindi ha proposto il documento di cui sopra.

L’indagine – si legge nel documento – come già accennato, prende le mosse dalla tromba d’aria che ha colpito la Riviera del Brenta e dalla constatazione del ripetersi sempre più frequente di eventi calamitosi, le cui conseguenze sono aggravate dal dissesto idrogeologico”.

Nei casi più gravi di calamità si crea una stratificazione normativa e una disparità di trattamento in presenza di situazioni simili. “Questa disparità può essere superata attraverso la definizione di una cornice normativa semplificata – spiega Prataviera – da applicare in maniera stabile ed uniforme in caso di eventi emergenziali. La nuova cornice normativa dovrebbe affrontare tutti gli aspetti connessi alle emergenze, che incidono su numerosi settori: previdenziale, tributario, finanziario, finanza pubblica, attività economiche, ambientale, edilizio e tutela dei beni culturali.

In particolare, si dovrebbe prevedere:

l’esenzione automatica dall’IMU e dalla TASI per gli immobili dichiarati inagibili fin quando non tornino in condizioni di abitabilità;
la sospensione automatica e generalizzata di diversi tipi di termini, attualmente disciplinata da una pluralità di atti, tra loro stratificati;
l’agevolazione fiscale per gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se gli interventi vengono eseguiti prima della dichiarazione dello stato di emergenza;
la sospensione del pagamento delle rate dei mutui;
la semplificazione della normativa in materia di deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali effettuate a favore delle popolazioni colpite da calamità pubblica;
– l’esclusione dal patto di stabilità di tutte le spese connesse all’emergenza.

Inoltre per semplificare ulteriormente gli adempimenti di cittadini ed imprese si potrebbe infine pensare all’istituzione di uno sportello unico operante nelle zone colpite da calamità naturali, che costituisca l’unico interlocutore per il rilascio di permessi e autorizzazioni e la richiesta di contributi e agevolazioni fiscali. Soprattutto quando a essere colpiti sono comuni di piccole dimensioni, che hanno maggiori difficoltà a gestire l’emergenza, lo sportello unico potrebbe essere costituito d’intesa tra più comuni.

Infatti le questioni problematiche di questi giorni sono proprio quelle che riguardano le poche domande presentate. Solo 52 domande e ora si chiede alla Regione di riaprire i termini.

Ma l’esperto professionista di Noale, incalza. “Cosa si è aspettato tutto questo tempo? E’ deludente leggere di un amministratore pubblico che di fronte a un chiaro fallimento della propria comunicazione fatta ai propri elettori ricerchi scusanti dando fantasiose colpe ad altri soggetti. Se avesse detto subito ai suoi cittadini come sono le regole scritte nelle norme, belle o brutte che siano ma con chiarezza, sarebbe stato meglio. Purtroppo nella comunicazione si sono omessi temi (ritengo abbia avuto tutto il tempo e i canali per far chiarire chiarire) che ora essendo venuti a galla, hanno fatto venire meno la fiducia che queste persone avevano nei confronti di chi li amministra. Ora si tenta di mascherare un chiaro fallimento dando la colpa a terzi argomentando con nulla e soprattutto ancora in attesa di una circolare dell’Agenzia delle Entrate da oltre 449 giorni che avrebbe messo fine a qualunque dubbio. Ciò non toglie il disappunto generale su questa norma che regala soldi alle banche pagati da tutti noi vittime comprese su una calamità. Concordo nella richiesta dell’apertura dei termini a condizione che si mettano in tavola tutte le questioni, circolare dell’ Agenzia delle Entrate compresa in modo da giocare a carte scoperte e non a poker. Un’amministrazione pubblica coscienziosa avrebbe richiesto la proroga sulla scadenza che poteva essere fatta proprio in vista dell’assenza della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate che non permetteva ai cittadini di avere una visione completa della questione. La speranza è che ora i tornadati siano messi in grado di valutare nel bene e nel male tutto quanto gli si prospetta davanti con norme e circolari chiare ed effettive (utilizzo dei crediti, rapporti con le banche costi dell’operazione e ricadute varie).

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi

Noale, 8 ottore 2016

LA LISTA DELLE OPERE INCOMPIUTE E RENZI CI PARLA DI PONTE DI MESSINA?

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PER NON FARE SI CONTINUA A SOGNARE

Ecco la riprova di ciò che andavo dicendo nella trasmissione Focus, condotta da Luigi Bacialli, mercoledì in prima serata. La puntata è quella del 28 settembre 2016 di cui qui vi alleghiamo il link, dal 23 esimo minuto.

http://www.reteveneta.it/videotube_produzioni.aspx?produzione=focus

E il tema da me lanciato era proprio questo: ALLORA IL PONTE DI MESSINA Sì E LA PEDEMONTANA NO. Ebbene, oggi trovo in rassegna stampa i dati a conferma di quanto avevo già evidenziato.

Perchè continuare a ostentare il “PONTE RENZIANO” quando ci sono ancora  #diciannove#miliardi bloccati sulle grandi opere (#pedemontana € 576.287.353).

E gli stanziamenti non sono neppure presenti nel #DEF (Documento economia e finanza) presentato dal Ministro #Padoan, che come abbiamo visto ieri è pure#doppato da un #PIL (Prodotto Interno Lordo) al 1%.

Oggi per difendersi definisce il valore “realizzabile”. Ecco, io mi chiedo come possa essere realizzabile visto che si bloccano le opere che contribuiscono proprio ad alimentare la crescita del #PIL?

Ma i conti dobbiamo farceli soltanto noi? I falsi in bilancio esistono solo per noi? Oggi Libero esce con una lunga lista di opere INCONCLUSE E CHE FORSE NON SARANNO MAI REALIZZATE E RENZI CI PARLA DI PONTE DI MESSINA?

….. to be continued …. (dopo il referendum)

RIMBORSI TORNADO, CHI CI GUADAGNA SONO SOLO LE BANCHE

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Torna il Movimento Cinque Stelle con la consigliera Valentina Peruzzo e il deputato Emanuele Cozzolino sulla questione dei rimborsi per le vittime del tornado che ha colpito la #Riviera del Brenta l’8 luglio scorso. A far discutere stavolta è il passaggio obbligato che si è costretti a fare con le banche che concedono il finanziamento per la ricostruzione.

“L’unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche – dicono gli esponenti pentastellati – che ancora una volta ci guadagneranno, e quell’articolo 81 della nostra carta costituzionale, che limita la disponibilità economica dello Stato, anche in caso di calamità. Occasione persa, per chi vuole riformare la Costituzione, per fare l’unica cosa veramente intelligente”.
Il deputato Cozzolino già nei giorni scorsi era intervenuto nel merito facendo chiarezza in merito alla modalità di erogazione del contributo. In quanto “vengono sostenute delle spese per produrre la documentazione e si deve avere la certezza se si riceve un contributo o un finanziamento agevolato che matura il credito d’imposta da compensare”.

La questione era sorta in seguito alla denuncia fatta dall’esperto professionista di Noale, Alberto #DeFranceschi che studiando la normativa aveva smascherato come in realtà i contributi sono veri e propri mutui.

“Le vittime – spiega De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari (questo precisato sia in circolare ministeriale che al question time). Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro. Non essendo poi nota la modalità di cessione del credito d’imposta ed essendo un finanziamento con durata massima di 25 anni, le vittime essendo i soggetti che hanno sottoscritto il finanziamento ne fanno da garanti. Anche se non pagheranno direttamente è da capire come li coinvolge la garanzia sul finanziamento, qualora il meccanismo così architettato non giri come previsto e fallisca per effeto di revoche, fallimenti bancari, assenza di flussi con l’erario. E a oggi non c’è una circolare specifica dell’ Agenzia delle Entrate”.

Posizione comunque in parte ribadita anche dal Governo. “L’ufficio tecnico dell’amministrazione di Pianiga aveva già posto il medesimo quesito alla Regione chiedendo chiarimento in merito alla liquidazione del contributo – dicono i pentastellati – Non avendo ricevuto alcuna risposta, abbiamo presentato un’ interrogazione il 21 settembre scorso al Ministro Padoan. Ci preoccupava il fatto che i cittadini in maggior difficoltà economica non potessero fruire della misura agevolativa, nel caso in cui il credito d’imposta potesse essere utilizzato solo in compensazione”.

Nella sua risposta il viceministro #Zanetti ci ha detto che il credito d’imposta sarà utilizzato dal beneficiario del finanziamento per corrispondere alla banca le rate di rimborso del finanziamento stesso. In tal modo, i cittadini e le imprese beneficiari fruiscono unicamente della provvista finanziaria, senza dover versare rate di capitale o di interessi, il cui onere viene scontato dagli istituti di credito direttamente nei confronti dell’erario. L’ unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche che ci guadagneranno”.

Ufficio Stampa: tributarista Alberto De Franceschi e Deputato Emanuele Cozzolino

Noale, 30 settembre 2016

#SEGUITECI #ALBERTODEFRANCESCHI #M5S #FISCO #GOVERNO Continue reading

TOMATO SOAP

RENZISILVASe ti trovi in giro per il mondo quando si parla di “italian food” la prima cosa che ti diranno è: PIZZA! Già pane, pomodoro, formaggio e basilico per decorazione. Oggi mi viene da dire prodotta in Cina, ma fatta in Italia. Si, perchè tutti i prodotti con cui è fatta la pizza, che riteniamo salubri e che siano prodotti, coltivati e trasformati nel nostro paese, al contrario arrivano sempre meno dall’Italia perché si utilizza altro. Sapete perchè? Perchè i concorrenti made in Cina costano meno (come ad esempio la pasta di pomodoro vista sul servizio fatto dalla Iene), il tutto per avere un unico vantaggio: quello economico. Per un vantaggio da una parte, dall’altra però non si rispettano le regole per la salute e sicurezza alimentare, Continue reading

speciale JOBS ACT

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Riprendono in piena forma le pillole de IL FARO su canale 76, gli aggiornamenti fiscali settimanali. Visto quanto emanato venerdì 20 (la storica riforma sul lavoro) abbiamo pensato di proporvi uno speciale con un sunto di quanto uscito. Dopo la puntata lancio proprio del 20.2  (che presto pubblicheremo anche qui) è iniziata la collaborazione con DOLiWOOD che prosegue anche in questa puntata con le copertine. Riproponiamo quella già andata in onda alle 20,00, mentre in coda alla pillola, la nuova copertina di cui vi diamo un assaggio (è già virale).

[youtube=http://youtu.be/aYprOhV_diw]

Quale pensione senza occupazione?

Dopo i recenti fatti di governo approfittiamo per riflettere quale futuro potemmo avere senza pensione ed occupazione. I fatti ci hanno dimostrato sino ad oggi che non è possibile pensare a sistemare l’attuale situazione senza metter ad una riforma generale del sistema pensionistico, ragionando approfonditamente con il rilancio del Paese e dell’occupazione.

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Rassegna stampa

Fonte: Corriere della Sera del 5/8/2014

Fonte: Corriere della Sera del 5/8/2014

Fonte:  ISTAT andamento disoccupazione giovanile

Fonte: ISTAT andamento disoccupazione giovanile

Nota mensile n. 6 – 31_lug_2014 – Testo integrale