LA SENTENZA CHE SDOGANA L’OCCUPAZIONE DELLE CASE POPOLARI

+++ QUANDO LE SENTENZE FAVORISCONO GLI ABUSI+++

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La notizia di oggi è “allarmante”.
Da quando l’#abuso di un diritto diventa un #diritto #riconosciuto?
Se da una parte l’articolo 47 della Costituzione definisce diritto quello di risparmiare per avere un’ abitazione (diritto ribadito da sentenze e trattati internazionali, compreso l’articolo 25 della Dichiarazione internazionale dei diritti umani), dall’altra parte l’abuso del diritto che vede l’impossessamento delle altrui proprietà trova regole e difese nel codice civile e in quello penale (art. 948 cp e art. 614, 624, 633, 635 c.c)
Oggi una sentenza che rischia di proteggere chi occupa abusivamente le case.

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Chiediamoci se queste persone pur abusando di un diritto pagano poi l’affitto, le spese condominiali, le manutenzioni straordinarie, ordinarie e tutto quello che ci va dietro.

E a tal proposito potremmo allargare il tema in vista delle recenti competenze date ai Comuni. Questi, quando ci sono verifiche fiscali e si scopre che l’occupante abusivo vi ha stabilito dimora e residenza, possono fare scattare nei confronti del proprietario l’accertamento per i canoni di locazione su base OMI (Osservatorio Mobiliare Italiano).
Allora qui sorge un altro problema.

Quanto queste disposizioni tutelano il diritto di proprietà e quanto invece agevolano chi ne abusa. E peggio, possono esserci ricadute in tema di immigrazione clandestina. Abbiamo sentito anche da recenti cronache delle occupazioni abusive da parte degli immigrati.

Le domande sorgono spontanee:
1. L’immigrato clandestino o o che è qui in Italia per motivi umanitari, vista la sentenza, può fare lo stesso?
2. Il proprietario è tenuto a pagare le imposte, le tasse e le spese?
3. Le imposte ipotecarie e catastali per avere dei diritti a che titolo vengono pagate visto che poi i diritti non sono tutelati?
4. La perdita economica del valore dell’immobile occupato chi la paga?
5. I mancati canoni di locazione non percepiti ma tassati chi li ripaga?

Abbiamo visto come le liste delle assegnazioni delle case popolari siano truccate dalle false attestazioni degli stranieri. Questo però non può mai giustificare un abuso. È intollerabile.

Fossi il magistrato mi porrei qualche domanda in più rispetto alla #CERTEZZA #DEL #DIRITTO, altro che garantismo giuridico!!!
Poi non ci si lamenti se vince un Trump!

#seguiteci #defranceschi #casepopolari #sfratti #economia #fisco #finanza

NOI A QUINTA COLONNA

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Comincia tutto con una #storia, un articolo di #giornale e un’#intervista.
Questa è la nostra esperienza a #QUINTACOLONNA, dove sono stato ospite lunedì scorso.

A giugno di quest’ anno un quotidiano nazionale racconta la storia, da noi denunciata, di una #marocchina che vive a #Padova e che si è messa a carico i #parenti residenti all’#estero. Non solo, lei aveva anche dichiarato di non essere sposata e di non avere #figli. Cosa non vera, in quanto di figli ne ha due, uno in arrivo, ed è anche sposata. Lei se la cava infatti con una semplice autocertificazione e al consolato evidentemente basta quella. Nessun controllo e così si elude il fisco.
Passano due mesi e la Guardia di #Finanza di #Treviso, coordinati dalla Procura di Bologna, smascherano oltre 1000 dichiarazioni dei redditi degli immigrati mendaci con spese sanitarie mai sostenute, figli inesistenti, parenti all’estero fatti passare per disabili e chissà quale altro obbrobrio.
Insomma tempo 15 giorni e la redazione di Quinta Colonna mi contatta perché aveva letto l’articolo dove già avevo denunciato le storie truffaldine degli immigrati.
Sabato 8 ottobre l’equipe del programma di Paolo del Debbio con la giornalista Alessia Gabrielli e il cameraman Giorgio Melis sono venuti a farmi visita. Un’intervista condotta interamente nel mio studio dove ho spiegato loro come gli immigrati frodano il fisco e ho mostrato loro quante cartelle e fascicoli finiscono sopra la mia scrivania ogni giorno.
Il lunedì successivo ero in studio nei centri Mediaset a Roma con Mario Giordano, Maurizio Gasparri e altri ospiti.
Abbiamo raccontato la nostra storia e abbiamo risollevato la questione.

E’ POSSIBILE CHE CI SIANO ANCORA #CLANDESTINI CHE ELIDONO LE NORME IN QUESTO MODO?
SE ESISTONO REGOLE, QUESTE DEVONO VALERE PER TUTTI.

GLI #IMMIGRATI, NON DICHIARANDO IL VERO, TRUFFANO LO STATO E COMMETTONO QUEL REATO DI #ELUSIONE. COSA DIVERSA DALL’#EVASIONE.
L’elusione è quel fenomeno per cui un contribuente mira a evitare, attraverso scappatoie al limite della legalità, un prelievo tributario a suo carico o mira a ottenere particolari vantaggi.

LEGGI IL PEZZO: http://www.defranceschialberto.it/2016/06/10/parenti-allestero-nello-stato-di-famiglia-cosi-gli-stranieri-evadono-le-tasse-in-italia-il-giornale/

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A breve con altre esperienze

#seguiteci #defranceschi #fisco #economia #tributarista

Parenti all’estero nello stato di famiglia: così gli stranieri evadono le tasse in Italia (Il Giornale)

postcarichiCosì gli stranieri beffano l’Italia. Basta una semplice autocertificazione per riuscire a percepire le detrazioni per i familiari residenti all’estero. Siamo a Padova ma il paese coinvolto in questo caso è il Marocco. Lei è una donna poco più che trentenne che qualche anno fa arriva in Italia e si sposa con un italiano. Insieme hanno un figlio. I genitori di lei invece assieme al fratello e alla sorella rimangono nel paese di origine. Accade che a marzo scorso, lei presenti alle autorità marocchine un certificato di famiglia con cui dichiara che ha in carico come familiari il padre, la madre, il fratello e la sorella. Il certificato arriva in Italia al Consolato Generale del regno del Marocco che traduce il documento in questi termini: «Il Consolato Generale del Regno del Marocco sulla base dell’attestazione di carico familiare attesta che la signora (…) prende a carico il padre, la madre, il fratello e la sorella ». La certificazione infatti serve alla donna che compila la propria dichiarazione dei redditi e si rivolge a un esperto di Noale, nel veneziano, il tributarista Alberto De Franceschi, per il calcolo delle detrazioni. Per effetto di questa dichiarazione la donna riesce a detrarre ben 653,25 euro a familiare, ergo 2.613 euro in più che lo Stato non incassa dalla signora per mantenere dei congiunti che non risiedono in Italia. Ma c’è dell’altro. Traducendo il documento arabo si scopre che nell’originale la donna ha attestato di non essere sposata e di non avere figli. O meglio, la parte riportante lo stato coniugale è lasciata in bianco e quella riportante il numero dei discendenti è stata barrata. La dichiarazione dei redditi però come ci rivela il tributarista è stata presentata sotto forma di modello congiunto, quindi in coppia con il marito e nella parte del prospetto di lei sono visibili quei 2.613 euro dati in detrazione per carichi di famiglia. Per poter usufruire della detrazione in questi casi la legge prevede che il richiedente attesti con idonea documentazione, in questo caso un’autocertificazione, il grado di parentela con i familiari presi in carico e poi occorre, o forse meglio dire occorrerebbe, dimostrare che i soggetti non residenti in Italia non possiedano un reddito complessivo o superiore, a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili, compresi i redditi prodotti fuori dal territorio dello Stato. Ma in realtà scopriamo che non sempre è così. «Purtroppo con il mio lavoro – spiega De Franceschi – incontro spesso queste situazioni. Ora mi sono intestardito e mi sono imbattuto in una lacuna che potrebbe creare facilmente quel fenomeno dell’elusione fiscale ». Fenomeno per cui un contribuente mira a evitare, attraverso scappatoie al limite della legalità, un prelievo tributario a suo carico o mira a ottenere particolari vantaggi, che qui non mancano. «In più – incalza De Franceschi – mi sono accorto che mai controllano il reddito dei soggetti, per capire se quello superi la soglia dei 2.840,56 euro a testa. Tutto ruota attorno a una semplice autocertificazione, è questa la grave anomalia. Con sorpresa inoltre ho saputo che la mia cliente è anche stata oggetto di un accertamento ma nessuno si è preoccupato di approfondire, affidandosi semplicemente a quel certificato da lei presentato». E mentre molti italiani sono costretti a restituire anche il bonus di 80 euro, c’è chi invece fa il furbo e non paga allo Stato quanto dovrebbe.

Serenella Bettin – Il Giornale

Fonte: Il Giornale del 10.6.201.5 pagina 14