CORRUZIONE? E’ UN PROBLEMA CULTURALE

corruzione

PER ELIMINARE LA CORRUZIONE SERVE CAPITALE COGNITIVO

Sì è svolto positivamente il convegno nell’ Università degli Studi di Padova sul tema della corruzione, del 26 ottobre scorso. Un evento organizzato da Aicq (Associazione italiana cultura qualità), una federazione senza scopo di lucro che vuole diffondere la cultura e i metodi per pianificare, costruire e certificare la qualità. A moderare l’incontro il noto tributarista di Noale, Alberto De Franceschi.

A parlare anche Mariastella Righettini, docente della universitas patavina, del dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali che ha trattato la cultura della trasparenza.

“Possiamo considerare che la corruzione nel nostro paese è un male che leggiamo tutti i giorni anche, e non solo, nella pubblica amministrazione – ha esordito il tributarista De Franceschi – esaminando il problema alla radice è sicuramente da addebitare a un sistema culturale che non forma i cittadini al rispetto delle regole. Anzi molte volte si incentivano le astuzie piuttosto che l’intelligenza e l’onestà. Lo abbiamo visto in molti fatti della cronaca: dal Mose, il più grande sistema corruttivo italiano, alla mafia capitale, all’ Irpinia, fino a giungere al recente dossier della Fondazione David Hume- Sole 24 Ore. Tutto questo ha fatto apparire l’Italia infestata dalla corruzione”.

De Franceschi si riferisce alla recente stima del fenomeno della corruzione che in Italia parrebbe aggirarsi a 60 milioni di euro. Nel dossier della Fondazione David Hume- Sole 24 Ore le cause sono: la mancanza di una cultura di libero mercato, una scarsa dinamicità del capitale sociale e nello specifico un peso troppo scarso delle donne in politica, oltre a una inadeguata valorizzazione del capitale umano.

“Alla base di questi fattori – incalza De Franceschi – è evidente l’unica matrice, ossia la cultura che non forma, sia in ambito familiare che scolastico. I cittadini non rispettano le regole e quando si trovano davanti alle norme l’atteggiamento è sempre quello di fare di tutto per non rispettarle, magari con astuzia, anziché affidarsi all’intelligenza e all’onestà. Tutto questo è frutto di società arretrate. Storicamente abbiamo vissuto fino a mezzo millennio fa, in economie a somma zero (se qualcuno guadagna, qualcun’altro perde), dove la corruzione è appunto un gioco a somma zero”.

Un recente studio della Proceeding of the National Accademy of Science ha dimostrato che la corruzione è il lato oscuro della cooperazione: cioè le persone vedono di trarre illecitamente un vantaggio dalla cooperazione quando gli si presenta l’opportunità.

“Se si esamina la logica naturale dei comportamenti umani – aggiunge l’esperto professionista – possiamo constatare che ciò che tiene insieme le nostre società non è ciò che giudichiamo come buono e giusto. C’è chi sostiene che il “potere corrompe”. Così come chi ha dimostrato che l’esperienza psicologica del potere è associata alla ricerca del proprio interesse particolare. Si è pure dimostrato che questi soggetti hanno una “debole identità morale” mentre al contrario la forte identità morale vede incrementare la propria consapevolezza etica attraverso l’esperienza psicologica del potere. Come si costruisce una forte identità morale? Probabilmente con la nascita e la diffusione del pensiero scientifico. I sistemi giuridici di common law sono quelli dove si percepisce meno la corruzione, questo perché nella loro storia è fortemente presente la rivoluzione scientifica, che tra l’altro, ebbe inizio proprio in Italia.

Il sistema common law valorizza i fatti, la fiducia e la neutralità di giudizio come viene dimostrato da uno dei protagonisti Francis Bacon. Uno studio fatto in 125 paesi (Intelligence and Corruption del 2013) ha rilevato che dove ci sono livelli di prestazioni intellettuali più alti, la corruzione è più bassa. 
Si parla così di “capitale cognitivo”, ovvero quel livello di comprensione cognitiva (non meramente intuitiva) delle regole che è importantissimo per la qualità della vita economica e civile del paese. Forse sarebbe il caso di non far scappare quasi tutti i migliori cervelli che formiamo, e di far qualcosa per attrarne dagli altri paesi, in questo modo – conclude De Franceschi – si ridurrebbe  la corruzione.

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi, esperto di fisco e tributarista,

Noale, 1 novembre 2016

LE INVASIONI BANCARIE

12170443_10207903973701853_2039183893_nMolto si è discusso in questi giorni quando è apparsa la notizia di un giovane di 27 anni a cui una banca non ha permesso di accedere al credito se non con le garanzie patrimoniali (c.d.”la firma”) dei genitori, anche in presenza di un fatturato in crescita e la richiesta verso la banca, era sorta per aumentare il proprio organico dei dipendenti.

Il caso merita quindi una riflessione. Ma qual è il business model della banca?

Ad analizzare quello in uso sin dall’inizio del XV secolo a Firenze dove sorsero le “lettere di credito e buoni del tesoro” e un’ottantina di banche facevano prestiti a Re, Imperatori e Papi, è quello che nasce dal semplice meccanismo di raccogliere denaro da risparmiatori e concederlo in prestito ad altri.
In questo semplice meccanismo ci sono due momenti fondamentali:
il primo, quando il denaro viene concesso per farlo fruttare, il secondo quanto viene dato in prestito ricevendo un compenso.

La differenza tra i due tassi d’interesse rappresenta il guadagno della banca. Proviamo a vedere oggi quale interesse la banca applica: a chi versa il denaro quale interesse da?! Diciamo poco o anche nulla, visto le commissioni che la banca chiede per i servizi annessi. Mentre a chi concede in prestito il denaro, oltre ad un interesse non irrilevante, la banca richiede garanzie reali (i cosi detti “beni al sole” ovvero gli immobili) o altre garanzie reali come altro denaro (in garanzia)o titoli che poi gestirà generando un ulteriore guadagno. Continue reading

TRA LEGALITA’ ED ILLEGALITA’ – Italiani brava gente?

In questi giorni leggiamo e sentiamo ovunque un malessere tangibile di ciò che accade e ci circonda. Tutti vogliono uscire da questa situazione, additando attorno a sé responsabili e responsabilità. Ma proviamo a leggere bene il modello italiano. Partiamo col dire che tutti sanno tutto, ovvero tutti gli italiani hanno una laurea in economia, in scienze politiche, in fisica, in medicina, etc. Infatti la figura dell’opinionista come quella del tronista dimostrano che alla base gli studi sono quel che sono e le opinioni spesso formate da spicce googolate su tematiche da trattare che poi presentano lacunosi buchi di conoscenza, tanto da far dire a volte delle enormità. Se ci si fa caso tutti hanno soluzioni in tasca, ma a spiegarle nel dettaglio poi fanno fatica (questo perché manca la formazione specifica); è chiaro poi che le soluzioni casualmente sono sempre distanti dal ledere i propri interessi personali. Tutto ciò per dire che cosa? Semplicemente che se si vuole cambiare le cose e cercare di uscire dalla situazione in cui versiamo, bisogna ritornare alla legalità. Beh, direte voi, io sono “onesto”! Ne siamo proprio sicuri? Quanti di voi richiedono ed emettono lo scontrino, quanti di voi quando si fanno fare interventi da artigiani, dentisti, etc. poi richiedono la fattura o emettono la fattura dell’intero importo? Quanti al semaforo in presenza del giallo decellerano per fermarsi, o, peggio, al passaggio a livello si fermano mentre si abbassa la sbarra? Se poi pensiamo che appena si ha una sanzione a vario titolo, la prima cosa che si pensa e ci si chiede è come escogitare un metodo per toglierla o non pagarla…. ed avanti così. Ecco, tutto questo spiega il sistema Italia, illegalità su vari fronti ma poi tutti ci definiamo brava gente. Tutti cercano la dolce pillola per risolvere i problemi, ma purtroppo bisogna rendersi conto che l’unica cura possibile è farsi un bel esamino di coscienza, e poi iniziare per primi a comportarci in modo diverso e smetterla con la diffamazione e lo scredito verso le persone che cercano di cambiare il paese, ragionando se quanto proposto, anche se ci crea fastidi, può risolvere o meno la situazione. Se poi si prendono sanzioni per comportamenti illegali, queste si pagano, visto che nella maggior parte dei casi si ha realmente sbagliato. Ciò detto, ci basti pensare che l’essenza dell’italian style è PIOVE, GOVERNO LADRO: PAGATEMI I DANNI. Abbiamo quindi ciò che ci meritiamo.

AAA-cercasi-giovani-imprenditori-italiani

Rassegna Stampa

Fonte: il Gazzettino del 24/08/2014

Fonte: il Gazzettino del 24/08/2014

Fonte: La Nuova Venezia del 25/08/2014

Fonte: La Nuova Venezia del 25/08/2014

La politica del FARE – il civismo

IMG_4096Sei di Noale se…. parli di cosa non funziona, lamentandoti pesantemente, difficilmente però si propongono soluzioni. Già il senso civico dei cittadini è tristemente limitato alla sterile critica pro questo, o quello, ma FARE mai? Se cerchiamo civismo potremmo trovare questa definizione :

Il civismo è una visione della vita politica alternativa al sistema dei partiti che si propone di unire gli abitanti di una collettività intorno ai valori positivi della vita associata, aggregando individui che, provenienti da diversi ambiti sociali, collaborano per raggiungere un obiettivo comune legato alla tutela ed alla gestione dei beni appartenenti alla stessa comunità.

Ma nella nostra ridente cittadina qualcuno ha mai preso in considerazione questa alternativa? No! Almeno fino ad oggi quando un gruppo di ragazzi noalesi, sapendo che in alcune zone si manifestavano piccoli incidenti per problemi legati alla manutenzione e messa in sicurezza, come ad esempio: il bimbo che uscendo da scuola inciampa sul dislivello stradale del pillomat, o la ragazza che facendo una corsa serale negli splendidi spalti non si accorge della catena posta all’ingresso e dopo i cannoni commemorativi, inciampa e si fa male, questi virtuosi armati dallo slogan LA POLITICA DEL FARE provano a trovare delle soluzioni con i mezzi a loro disposizione (plastica, cartone, adesivo rifrangente). Piccole soluzioni sì, ma di alto contenuto civile e sociale.
Ecco, direi a coloro che parlano, parlano, parlano, parlano….. meglio essere propositivi e fare! Basta con le  sterili chiacchiere ed attacchi, credo che non interessano più a nessuno visti i tempi. O meglio interessano solo a chi non vive ed ama Noale.
Da bambino alla scuola elementare la mia insegnante mi ha fatto imparare la canzone di Sergio Endrigo “Ci cuole un fiore”, penso di non essere stato l’unico che l’ha imparata, forse oggi è bene ripensare ai contenuti della filastrocca,  per FARE serve CIVISMO …..

GRAZIE RAGAZZI SIETE DEI GRANDISSIMIIIIIII

[youtube=http://youtu.be/kZtLeoDZ6iI]

….. ringrazio tutti coloro che condivideranno questo contenuto, nel bene o nel male, servirà sempre e comunque a porre l’attenzione su un concetto costruttivo e non sul nulla …….

 

 

NOALESTART: A COSA SERVE?

Scan_Pic0001_mod3-2In questi giorni dopo il lancio del progetto in molti hanno voluto dare il significato e l’utilità di questa iniziativa. Io voglio fare una considerazione che mi sorge dopo aver letto i giornali del 31 Marzo qualche giorno dopo la presentazione che titolavano: “Notte da incubo in discoteca a Noale. Alcol e risse tra minorenni finiti in ospedale“. Ecco ad una prima analisi si potrebbe pensare che le due cose non hanno attinenza, poi io penso a Riccardo Donadon ed alle sessioni notturne della sua H-FARM dove stimola i suoi ragazzi ad utilizzare la propria energia ed entusiasmo in quei famosi workshop che durano anche tutta la notte, e a cercare di creare soluzioni su reali  progetti di lavoro e di ingegno. La soddisfazione arriva a palla quando hanno trovato una soluzione innovativa ed accattivante che gli fa vincere la sfida e ottiene l’esecuzione di un progetto. Fantastico!!! Competitività, ingegno, energia allo stato puro, altro che sballo etilico, ecco anche a cosa serve un’iniziativa come NOALESTART, crea speranza, prospettive, stimola a crescere su modelli sani e rispettosi. Se si arriva a tutto questo si comprende bene che tutto il resto è e rimane solo FUFFA.

fonte: il Gazzettino del 31/3/2014

fonte: il Gazzettino del 31/3/2014