BANCHE: UN POZZO SENZA FINE, ORA L’ANATOCISMO

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Così si legalizza l’anatocismo vietato dalla legge. Insomma lo scandalo banche, sembra un pozzo senza fine. 

È la denuncia che parte dal tributarista di Noale, Alberto De Franceschi che ha studiato la questione.

“Lo avevo evidenziato in agosto – spiega l’esperto – e oggi sono partite da VENETO BANCA le notifiche ai correntisti con cui si chiede di sottoscrivere l’addebito in conto corrente degli interessi passivi”.

Dalla circolare trasmessa da Veneto Banca infatti si legge che è entrata in vigore la nuova normativa sulle modalità di regolamento degli interessi in conto corrente, pertanto si legge “gli interessi debitori maturati sono contabilizzati separatamente rispetto alla quota capitale e diventano esigibili il 1.marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati e comunque al termine del rapporto per cui sono dovuti. Il cliente può autorizzare preventivamente l’addebito degli interessi esigibili sul conto corrente. In questo caso la somma addebitata è considerata quota capitale”.

“Questo – spiega De Franceschi – serve a far capitalizzare e maturare, in caso di saldo negativo, ulteriori interessi passivi. Ebbene, sappiate che questa procedura è illegale”. L’anatocismo infatti previsto dall’articolo 1283 del codice civile recita: “in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

Ma la giurisprudenza non autorizza il pagamento degli interessi composti sulle quote di debito (capitale e interessi) che non sono state regolarmente pagate a scadenza.

“Nonostante i divieti, come al solito – incalza De Franceschi – si vogliono favorire le banche e nonostante il disposto normativo del D.L. 18 14/2/2016 convertito in Legge l’ 8.4.2016 numero 49, Capo IV Art. 17 bis, che riconosce l’illegalità da parte delle banche di capitalizzare gli interessi per produrre ulteriori nuovi interessi, si dà la possibilità al cliente di accettare tale capitalizzazione, pena il pagamento dell’interesse di mora”. Infatti ciò che sconcerta è proprio che nonostante esista una legge, questa, come rileva l’esperto è stata sormontata dal decreto del Cicr del Ministero delle Finanze.

“A tutela e stimolo alla sottoscrizione della clausola – spiega De Franceschi – è successivamente intervenuto il decreto del Cicr n. 343 del 3 Agosto 2016 nel quale si è inserita la possibilità di tale oscenità dando la facoltà al cliente di accettare con firma espressa la metodologia di capitalizzazione degli interessi, vedi le vergognose clausole all’articolo 4 punti 6 e 7. Insomma un divieto buttato dalla finestra e reintrodotto dalla porta scorrevole del Ministero delle Finanze”.

In questo modo il cliente può autorizzare preventivamente l’addebito degli interessi esigibili sul conto corrente, in questo caso la somma addebitata è considerata quota capitale. L’autorizzazione è revocabile dal cliente in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia luogo.

“Capiamo che inoltre, in assenza di autorizzazione all’addebito – aggiunge l’esperto – e in caso di mancato pagamento, sul debito da interessi la banca potrà applicare gli interessi moratori. Tutto ciò è inaccettabile. Una banca che promuove una pratica vietata è una follia da condannare”.

Ufficio stampa Alberto De Franceschi

Noale 9 gennaio 2017

Pensioni in ritardo: l’Inps non paga più gli oneri a banche e poste

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PENSIONE IN RITARDO. Ecco perché! L’Inps non paga più gli oneri a banche e Poste

“QUESTO è UN SISTEMA PER AMMAZZARE GLI ITALIANI”, è la denuncia di una pensionata che arriva ad Alberto De Franceschi, il tributarista, esperto di fisco a Noale, e che l’altra mattina è arrivata anche in diretta tv a Canale Italia, finché il tributarista parlava della nuova modalità di erogazione delle pensioni.

Le pensioni, come rende noto l’Inps con una nota, a decorrere dal 1 gennaio 2017, arriveranno dopo il secondo giorno bancabile e quindi dal 2 di ogni mese in poi e non più dal primo. A riprova che sia effettivamente così, una signora pensionata ci conferma che anche a lei è stato comunicato che dal 1 gennaio prossimo, riceverà la pensione il 2. “Le bollette scadono – dice – e io ho farmaci da comprare. Questo è un sistema per ammazzare gli italiani, ci stanno ammazzando”.

E anche una circolare dell’Inps rende nota la disposizione dell’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65 che ha stabilito che “ A decorrere dall’anno 2017, detti pagamenti sono effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese”.

Ieri poi la nota dell’Inps ha reso noto il calendario degli accrediti per il 2017. La rata pensionistica 2017 infatti sarà erogata da Poste e banche il 3 gennaio 2017.

“Capiamo perché è così”,dice l’esperto professionista. “In sostanza – incalza De Franceschi – per motivi che vengono ben mascherati informano che i pochi e miseri soldi della pensione appena sufficienti per tirare a fine mese, non sono più disponibili dal primo di ogni mese. Insomma, se li tengono, anche per quattro giorni. Per quale motivo? Il motivo che nessuno vuole meglio specificare è che l’Inps non vuole più pagare gli oneri bancari agli istituti di credito”.

 Infatti il decreto legge del 21 maggio 2015, n.65, specifica al capo II, articolo 6 che nel corso del 2015 sono stati pagati oneri derivanti dal comma  1,  valutati  in 0,971 milioni di euro, in 6,117 milioni di  euro  per l’anno 2016, in 11,246 milioni di euro per  l’anno  2017,  in  18,546 milioni di euro per l’anno  2018  e  in  26,734  milioni  di  euro  a decorrere dall’anno 2019.

“Questo – spiega l’esperto – produce un risparmio, in quanto come specifica anche il comma 2 lettera A dell’articolo 6, vengono ridotte le commissioni corrisposte agli istituti di credito e a Poste Italiane Spa che chiaramente andranno a recuperare con i tre giorni di ritardo sul contribuente”.  Ancora una volta  si andrà a pescare sulle tasche degli italiani e si permette alle banche di speculare senza alcun limite.

“Una normativa che non sta né in cielo né in terra – incalza De Franceschi – e si fa beffe di quello che le disposizioni legislative prevedono. É più di una presa per i fondelli, parlano di razionalizzazione delle pensioni che poi nemmeno fanno. Facendo così i problemi vengono spostati dall’ente ai cittadini. L’ente se ne lava le mani e il cittadino, come sempre, paga”.

Alberto De Franceschi,

tributarista ed esperto di Fisco di Noale e Albignasego,

Noale 28 dicembre 2016

 

MA IL VENETO RESTA SEMPRE A BOCCA ASCIUTTA?

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Da una tabella proposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vediamo che delle opere pubbliche incompiute (ben 34) ne rimangono da fare 34, cioè tutte.

“Mi fa alterare – attacca il tributarista Alberto De Franceschi –  che si parla di opere pubbliche come la Pedemontana che è ancora ferma per le diatribe tra JP Morgan e la Cassa Depositi e Prestiti e ancorata da uno stato che non sblocca i fondi”.

Dalla Regione fanno sapere che la Pedemontana, quella Salerno Reggio Calabria del Nordest che è già costata allo Stato ben 615 milioni di euro, ben oltre i 243 milioni ipotizzati nel 2003, si farà.

Attualmente per far ripartire i lavori mancano 1,6 miliardi, per completare questa arteria che collega le province di Treviso e Vicenza. Da mesi il governatore del Veneto, Luca Zaia sta conducendo una battaglia con il premier Matteo Renzi perché venga dato via libera a un prestito obbligazionario garantito dalla Cassa Depositi. Nel 2003 la superstrada viene dichiarata tra le infrastrutture di interesse nazionale per le quali concorre l’interresse regionale. Ma con il passare degli anni i costi dell’opera sono lievitati.

“Inutile dire – dice De Franceschi – che i 576.287.353 milioni di euro sono fermi in cerca di una copertura. Nella lista locale delle opere incompiute possiamo leggere anche quei 122.900.000 milioni di euro sul riequilibrio geologico di Venezia. Poi se proseguendo nella lettura della tabellina, credo che, nelle 113 opere pubbliche della autonoma regione Sicilia (quella che poi richiede fondi allo stato per pareggiare il bilancio regionale), così come nelle 91 opere della Puglia, e in quelle 53 del Lazio, ci siano di sicuro opere dove la magistratura oggi ha molto da indagare. Opere simili alla storia del Mose per intenderci. Insomma chi ci governa – incalza De Franceschi – continua tranquillamente a usare il Veneto come un salvadanaio dove attingere i fondi per pagare tutto, ma non pensa minimamente a investire sulle opere infrastrutturali pubbliche. Così facendo si fa perdere la competitività economica alla regione, che, senza opere, deve competere con chi di fondi ne investe continuamente (vedi Germania, Austria, Croazia e via dicendo).“Oggi – scrive la Corte dei Conti in una relazione del dicembre 2015 – il costo di realizzazione ha superato, con gli oneri capitalizzati, i 3 miliardi, anche a causa del necessario, continuo miglioramento progettuale e delle opere compensative richieste dagli enti locali». I problemi starebbero tutti nelle difficoltà di recuperare i soldi necessari a finanziare l’opera. Nella relazione della Corte infatti si legge che a oltre sei anni dalla stipula della convenzione non è ancora disponibile gran parte del capitale privato per la realizzazione dell’opera.

Riflettiamoci sopra perché le vittime della crisi pagano questo pegno perdendo la propria azienda, il proprio lavoro, la propria casa e via dicendo e purtroppo nella tecnica della “distrazione di massa” tutto passa sottobanco”.

 

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi,

esperto di fiscalità e tributarista

Noale, 5 novembre 2016

 

 

Contributi per il Tornado? L’ Agenzia delle Entrate è in ritardo di 288 giorni

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E ora si mobilita anche il Senato.

É stata presentata il 13 ottobre scorso un’ interpellanza a nome dei senatori di FI e Pdl: Marco Marin, Giovanni Piccoli, Stefano Bertacco e Bartolomeo Amidei, al presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro dell’Economia e finanze.

Un’interpellanza fatta proprio in seguito alla denuncia fatta dal tributarista noalese Alberto De Franceschi che aveva studiato la questione.

Con una precedente interrogazione con carattere d’urgenza (atto n. 3-02054) gli interroganti – si legge nell’interpellanza – in riferimento ai fenomeni temporaleschi che hanno colpito il Veneto nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio 2015, avevano chiesto interventi in favore dei cittadini e delle imprese fortemente danneggiati da tali eventi atmosferici”.

Ora, l’articolo 1 della legge 208/2015 (legge di stabilità 2016), nei commi da 422 a 428, prevede la concessione di contributi con le modalità del finanziamento agevolato sia ai soggetti privati che alle attività economiche e produttive e demanda a ordinanze adottate dal Capo del Dipartimento della protezione civile d’intesa con le regioni interessate e di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, le modalità attuative.

L’ordinanza del 16 agosto scorso, la numero 385, dispone che, in base a quanto previsto dalla legge n. 208/2015, il contributo effettivamente spettante viene riconosciuto, sotto forma di finanziamento, a cura dell’Istituto di credito convenzionato che sarà successivamente individuato dal titolare del contributo e comunicato al Comune.

Tale finanziamento – si legge sempre nell’ordinanza – viene utilizzato dal beneficiario per i pagamenti alle imprese fornitrici o esecutrici degli interventi ancora da realizzare e/o a titolo di rimborso per le spese eventualmente già sostenute come risultanti all’esito dell’istruttoria della domanda; tali contributi in realtà sono veri e propri mutui; la misura del finanziamento agevolato con fruizione del credito d’imposta non è adeguata in quanto questa procedura comporta il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza delle vittime e di conseguenza il rischio di non poter percepire il credito d’imposta. A ciò si aggiungono: il pagamento degli interessi e il rischio di pignoramento, a carico dei soggetti insolventi, delle somme di denaro che servirebbero a ricostruire la casa distrutta dall’evento calamitoso”.

Non solo, c’è di più.

La verità è che a distanza di 288 giorni dalla legge – sentenzia De Franceschi – l’Agenzia delle Entrate che dovrebbe definire i parametri fiscali e tributari ancora non si è pronunciata. Questo ha indotto, grazie alla mancanza di informazione e all’assenza di trasparenza che sottostà a quel principio di democraticità che pretendiamo innalzare sul nostro Paese, a una rinuncia da
parte di chi aveva diritto a chiedere i soldi e per il timore di vedersi un mutuo di durata 25ennale, pensate ben 25 anni, non li ha chiesti.
Con tanto di false, illusorie e ingannevoli rassicurazioni da parte di chi ha voluto nascondere l’evidenza. Ci chiediamo cosa aspetti l’Agenzia delle Entrate a pronunciarsi. Che le case distrutte dal tornado marciscano ancora con l’inverno che avanza? Qualcuno è andato in Riviera del Brenta a vedere come sono presi? La gente teme di essere ancora presa per i fondelli e solo il 20% ha fatto domanda per ottenere i rimborsi. Se è garanzia questa. Ancora una volta a rimetterci saranno i cittadini, già tornadati e ancora di più devastati dal ritardo, incompetenza e incapacità delle persone”

L‘Agenzia delle Entrate infatti – ribadiscono i senatori – che dovrebbe definire i parametri fiscali e tributari, non si è ancora pronunciata”.

I senatori inoltre sollevano come il Consiglio dei Ministri abbia già approvato il decreto legge, non ancora pubblicato, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016 e che nello stesso giorno in cui è stato approvato il decreto e in concomitanza con “il profuso impegno per la campagna referendaria, il Presidente del Consiglio si è recato ad Amatrice, a rivendicare le misure adottate ribadendo la vicinanza del Governo alla popolazione; tale attenzione – dicono – non è stata dimostrata nei confronti della popolazione delle regione Veneto che , a oggi, con l’arrivo della stagione invernale, è ancora in attesa di norme chiare ed aiuti “concreti” per poter far fronte alle spese di ricostruzione delle proprie abitazioni e imprese danneggiate”.

I senatori quindi chiedono quali iniziative i ministri intendano adottare affinché vengano fissati i parametri fiscali e tributari per la concessione dei finanziamenti agevolati previsti per le popolazioni dei comuni della regione Veneto colpite dagli eventi calamitosi dell’8 luglio 2015, senza che questo comporti il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza da parte dei soggetti coinvolti.

Ufficio Stampa, tributarista Alberto De Franceschi

Esperto di fisco ed economia

Noale, 15 ottobre 2016

MUTUI SPACCIATI COME CONTRIBUTI, LA NOSTRA REPLICA

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L’ASSESSORE DI DOLO CI ATTACCA, DICENDO CHE ABBIAMO TORTO, MA NOI ABBIAMO STUDIATO LA NORMATIVA 

Apprendiamo  che l’assessore Matteo Bellomo ha dichiarato sulla stampa che c’è chi fa terrorismo psicologico.
Volevo rispondere all’assessore che in quanto professionale e professionista, ho letto e studiato attentamente la normativa.
Non serve un genio per capire che quelli che il Governo spaccia per contributi sono veri e propri mutui.

È sempre svilente leggere le cronache di un assessore che invece di ragionare sul fatto che se i suoi concittadini chiedono chiarimenti in giro, la comunicazione fatta sul tema “CONTRIBUTI” vittime tornado è stata insufficiente.
In 449 giorni che ha fatto?
Di sicuro non ha né fornito la certezza sul metodo di utilizzo e funzionamento, né con obiettività, al di là della propria appartenenza politica, ha spiegato che siamo in presenza di mutui con pagamento di interessi e oneri.

Mi chiedo se sapete leggere le norme.
Come previsto in finanziaria e ribadito al question time i contributi, ossia i mutui, in primis obbligano le vittime sino alla loro scadenza (25 anni) a eventuali revoche.

Poi sempre per chiarezza quando si dice (ma è chiaro che a Lei caro assessore non le conviene visto l’appartenenza politica) che paga lo Stato significa che paghiamo tutti noi vittime comprese.

La Sua comunicazione per nulla chiara, ha indotto le persone a fare domande.
Ciò significa che la gente “scopre” e quindi la fiducia cade ed è lei che necessita di visibilità per giustificare.

Il question time, da Lei smentito, ma su cui esiste documentazione, nasce dall’esigenza di mettere nero su bianco la problematica. Avrebbe dovuto farlo lei, ma evidentemente non le son bastati 449 giorni.

Poi altri cosa, per fare chiarezza e proprio per la sua appartenenza politica, Le chiedo ma quelle accise pagate sul terremoto in Irpinia e le altre 42 calamità in corso pagate in base alla situazione di cassa che nel nostro caso privano una eguale dignità di indennizzo non hanno priorità di intervento normativo?

La proposta di Legge sul tema e l’utilizzo di pari metodi di contribuzione con denaro cash e non avvalli su cambiali tratte non merita attenzione sua e del suo gruppo politico?

Evidentemente no perché giace nei cassetti del parlamento da due anni. Meglio non dire queste cose altrimenti la sedia….
Concludo. Per quanto mi riguarda non appartengo a nessun movimento politico e il mio parere l’ho scritto pubblicato e consegnato gratuitamente.

La pochezza delle sue accuse sinceramente mi fa specie solo per il basso profilo che hanno.

Alberto De Franceschi

TTIP, DE FRANCESCHI: “NEGOZIATI FALLITI SOLO A CAUSA BREXIT”

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La Gran Bretagna è “un cane sciolto” che può commerciare con i 53 paesi del Commonwealth

e se ne “infischia” degli accordi con l’Ue

L’altra notte sempre in prima linea vi abbiamo annunciato il fallimento del trattato TTIP.
Vediamo innanzitutto cos’è.
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più libero e fluido.
Per qualcuno è pericoloso perché di fatto si vogliono bloccare paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti, le cui regole sono dettate sulle esigenze dei grandi gruppi transazionali.

Ma…il trattato di libero scambio Usa-Ue è fallito. A dirlo il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, secondo cui “come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane”.

Per il tributarista veneto Alberto De Franceschi la vera ragione del naufragio del trattato, però “nasce solo in seguito ad alcuni fatti importantissimi. Brexit, a esempio, che ha rotto gli schemi di accordo e ha fatto cambiare posizione a molti, Hilary Clinton compresa”.

Perchè?

“Semplice – spiega l’esperto – la Gran Bretagna ha un trattato, il Commonwealth, che, con i suoi 53 Stati aderenti, le consente di ‘infischiarsene’ di accordi con l’Europa: grazie ai Paesi del Commonwealth (come, giusto per fare due esempi, Canada e Hong Kong, etc.) può commerciare ciò che vuole sia negli Stati Uniti che in Europa”.

“Con Brexit la Gran Bretagna non ha più vincoli e questo la rende di fatto un cane sciolto – incalza De Franceschi -. Non a caso ha già paventato la rottura dell’embargo con la Russia e la ripresa delle trattative commerciali. Cosa che a noi italiani è costata tantissimo e che così facendo invalida qualunque azione repressiva americana nei confronti della Gran Bretagna”.

In ogni caso, avverte De Franceschi, i negoziati non sono chiusi, ma solo rimandati, anche in attesa delle prossime elezioni presidenziali americane. “Li ritroveremo rimodulati con ogni probabilità e rinominati, per camuffarli – avvisa -. A questo punto, visto che non vi è alcun accordo ufficiale che giustifichi ancora l’embargo russo che tanto ci sta danneggiando, forse è il caso di anticiparne la decadenza prima che lo faccia la Gran Bretagna”.

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DE FRANCESCHI: UN TRIBUTARISTA IN TOUR

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ALBERTO DE FRANCESCHI: UN TRIBUTARISTA IN TOURNÉE

Il consulente fiscale di Noale e Albignasego stamattina era alla trasmissione condotto da Fabrizio Stelluto, Approfondimenti, su 7Gold Tele Padova.

Perché in tournèe?

Perché lui da marzo sta organizzando il tour de I 12 PILASTRI e mai di questi tempi è più attuale. Fabrizio Stelluto lo ha intervistato per noi.

Lei è un tributarista in tournèe, come mai ha creato questo evento?

“Stiamo portando in giro questo tour perché c’è bisogno di fare impresa. I 12 Pilastri sono i 12 principi che servono all’imprenditore per far crescere la propria impresa solida, forte e sana e per essere competitivi sul mercato. Nel momento in cui dobbiamo essere competitivi infatti servono dei piani. Gli imprenditori o chi si accinge ad aprire un’attività devono scrivere sulla carta cosa vogliono fare, devono avere un piano, un’organizzazione. Purtroppo si pensa solo alle tasse che si pagheranno ma la tassazione è una proporzione sul reddito. Se non c’è reddito non ci sono tasse. E se c’è reddito ci sono, è per quello che io dico ai miei imprenditori: non chiedermi quante tasse paghi, ma chiedimi quanto guadagni. In tutto questo però c’è qualcosa che non va bene. In giro c’è cattiva informazione per fare impresa. Ora più che mai serve spiegare ai ragazzi giovani cosa devono fare e come si devono approcciare al mondo dell’imprenditoria.

Lei dice che il futuro del commercialista sarà affiancare l’imprenditore. Ma sto “povero cristo” dell’imprenditore del Nordest, che magari si è fatto da sé come fa?

“Infatti non va più bene farsi da sé, bisogna parlare di competenze e chi ha competenze deve essere qualificato. Devo basare la mia impresa su dei meccanismi che sono economici. Questa settimana ho avuto un caso di un signore che ha un’acciaieria, i figli hanno rovinato il lavoro del padre, perché costui ha impegnato di più i figli nel lavoro manuale, ma il mondo imprenditoriale ora ha bisogno di studio, di corretta informazione, di formazione”

Per quanto riguarda la Brexit, secondo Lei quali sono le conseguenze dell’economia del Nordest?

“Dobbiamo parlare su una macroarea. Ora ci saranno dei dazi doganali da pagare. Ho incontrato un’associazione dei produttori di carne e loro sono preoccupati proprio per questi. Per quanto riguarda il turismo invece gli arrivi da parte della Gran Bretagna sono milioni durante la stagione estiva. La conseguenza sul turismo è sempre legata a un’ economia monetaria. Una delle lamentele dei giovani infatti è stata che andare a Londra ora non è economicamente conveniente. Questo è importante, dobbiamo chiederci se la Brexit aumenterebbe ancora di più il costo della vita a Londra”

Però potrebbe non aumentare su altre tratte…

“La Gran Bretagna fa parte del common wealth. Le dogane in genere producono un abbassamento del pil. Questi giorni hanno detto facciamo un hub fiscale, l’ Irlanda è polo di attrazione per soggetti tipo google, microsoft ecc, l’alternativa sarà Parigi o Berlino, ma noi dobbiamo puntare all’ Italia.

Quindi le conseguenze per il Nordest sono limitate?

“Sì, ci sono comunque ampi spazi di manovra, derivanti dalla Brexit. Cioè possiamo muoverci bene e convincere ora i nostri giovani e le nostre eccellenze a rimanere qui”.

#defranceschi #seguiteci #brexit #fisco #imprese #giovani #imprenditori #impresa #dodicipilastri

 

 

 

CASA: TRA BONUS E AGEVOLAZIONI COSA CONVIENE?

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materiale trasmissione

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In prossimità della trasmissione che è è andata in onda il 5.11.2014 alle ore 20,00 sul canale 76 di La9 ringrazio gli amici de IL GAZZETTINO per la splendida pubblicazione ultima pagina a colori dell’inserto locale.

Fonte: IL GAZZETTINO di Venezia del 4.11.2014

Fonte: IL GAZZETTINO di Venezia del 4.11.2014

COS’E’ L’ISEE

Sesto appuntamento per la trasmissione “IL FARO – economia in luce” oggi parliamo dell’ISEE. Viste le recenti modifiche normative questo indicatore diviene sempre più importante ed essenziale per poterne fruire. Ma come funziona? Come si determina? In questo video una sintetica spiegazione.

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Per documentarsi meglio
Scaletta del programma

Servizio Ballaro’

Logo_BallaròIeri sera (8 ottobre 2013 ore 21 circa) la trasmissione Ballarò ha messo in onda un servizio con un mio breve intervento. Chiaramente a scanso di fraintendimenti si ribadisce che l’azione proposta con il diritto di abitazione non è mai stata intesa né a eludere né a evadere le imposte ma si propone quale strumento per riallineare una iniqua tassazione su cittadini italiani con pari diritti.

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A completamento del lavoro svolto ripostiamo la traccia per la costituzione del diritto di abitazione e la lettera di accompagnamento da protocollare in comune. Si ribadisce il consiglio di utilizzare il materiale affiancati da un serio professionista che entri nel merito dei vostri specifici casi.

Modulistica

Modello costituzione diritto di abitazione
Modello presentazione documentazione al comune.