Venetisti indagati e gli evasori? Bè quelli condonati!

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Ieri abbiamo scritto ai direttori dei giornali

Egregio direttore,

leggo oggi un articolo pubblicato sul Corriere del Veneto in cui si denuncia che i venetisti, i cosiddetti anti – fisco, istigherebbero a non pagare le tasse.
Riporta il Corriere “gli indagati avrebbero istigato i contribuenti a ritardare, sospendere o non effettuare il pagamento di imposte dovute durante numerose assemblee, manifestando così il proprio disconoscimento dello Stato italiano”.
Apprendo inoltre che essi avrebbero affermato di essere soggetto di diritto internazionale, riconosciuto dall’ Onu e quindi desiderosi e legittimati di portare il Veneto verso la strada dell’autodeterminazione.
Mi chiedo come possa accadere una cosa del genere, hanno addirittura detto che “hanno paura di noi perché abbiamo bloccato cartelle esattoriali per 53 milioni di euro e perché tanti veneti hanno restituito la tessera elettorale”.

Leggendo questo articolo penso al condono, la voluntary disclosure, fatto per il terzo anno di fila dal Governo Renzi. Un condono fatto a favore di quei soggetti imprenditori e non che usano trasferire i propri capitali e redditi all’estero, evadono ed elidono le imposte. Denaro che poi ovviamente viene ripulito grazie al condono del Governo. Ora mi chiedo, allora chi è più onesto? Questi soggetti che non pagano le tasse ma tanto poi sono perquisiti e condannati da Equitalia o è più conveniente non dire niente, evadere il fisco usando i mercati esteri, tanto poi si resti impuniti?

Questa dico io è l’incertezza della pena. Mi sembra abbastanza scandaloso che si arrivi con la voluntary disclosure a premiare e perdonare certi soggetti e a bastonare sempre i soliti disgraziati.

Forse è il caso di cominciare a non fare sconti a nessuno. Le tasse vanno pagate, da tutti. Venetisti compresi. É un dovere sancito dalla nostra Carta costituzionale, all’articolo 53, che impone di pagare le tasse, in base al proprio reddito e, aggiungerei io, in presenza di adeguati servizi. Bastonare poi i moribondi che non ce la fanno a pagare le cartelle di Equitalia (e non mi riferisco ai Venetisti) e perdonare gli imprenditori, è assolutamente bestiale.

Alberto De Franceschi,
tributarista di Noale

30 novembre 2016

SCEGLIERE GLI INTERESSI BANCARI, L’INGANNO PER I CORRENTISTI

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DAL 1.OTTOBRE I CORRENTISTI DOVRANNO DIRE QUALI INTERESSI SCELGONO, MA A RAGIONARCI SU, LE NUOVE REGOLE SONO VESSATORIE 

Oggi parliamo di banche, in vista della nostra diretta televisiva su Reteveneta di questa sera, vediamo quali tematiche affrontare.

Con l’introduzione delle nuove regole sui rapporti di conto corrente (vedi decreto 3 agosto 2016) siamo dinanzi a due importanti novità:
1. gli interessi passivi maturati non generano nuovi interessi per cui un debito non si amplifica nel tempo per effetto della capitalizzazione degli interessi;
2. gli interessi non sono immediatamente esigibili, in questo modo se si versano delle somme queste non pagano solo gli interessi lasciando il debito originario sempre lo stesso;

Finalmente giustizia, direbbe qualcuno, invece no!
La nuova regola è a discrezione del cliente correntista che può accettare comunque il precedente sistema.

A ragionarci allora ci chiediamo, quanto impiegheranno gli istituti bancari a inserirla come clausola vincolante? Da dire che se non sottoscritta non erogano alcuna linea di credito, finanziamento o altro.

Neppure per chi ha già ottenuto un finanziamento o una linea di credito sarà tranquillo, si vedrà recapitare una bella letterina dove gli diranno che le condizioni del contratto sono variate e che se non sottoscrive il nuovo contratto dovrà risolverlo con pagamento dello scoperto o finanziamento residuo.
Che dire il solito metodo di fare per non cambiare nulla.

 

 

I RIMBORSI DEL TORNADO E DEL TERREMOTO? UNA BEFFA

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Ecco come lo Stato rimborsa le vittime del tornado, come rimborsa i terremotati. A smascherare il circolo vizioso della legge finanziaria 2016 è il tributarista di Noale e Albignasego, Alberto De Franceschi.

La legge in oggetto è la 208 del 28 dicembre 2015: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, ossia la famosa legge di stabilita’ 2016.

In base a questa le banche possono dare finanziamenti ai soggetti danneggiati dagli eventi calamitosi, nel limite massimo di 1.5000 milioni di euro. Nel caso in cui il finanziamento venga concesso, in capo a chi ne beneficia – quindi il terremotato o il tornadato – matura un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione.

Questo vuol dire – secondo il tributarista De Franceschi – che non stiamo più parlando di contributi, ma di debiti con recupero fiscale, erogati a soggetti disagiati che sicuramente avranno difficoltà a recuperarli nel breve periodo.

La compensazione infatti prevede che il recupero del credito che il tornadato ha maturato, avvenga dopo l’inserimento del credito in una dichiarazione dei redditi. Ma la dichiarazione va presentata entro il termine di luglio – settembre, dell’anno successivo all’emergere del credito.

Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che i crediti emergenti nel 2015, vista la norma emanata solo nel 2016, saranno fruibili da luglio – settembre 2017.

Una leva finanziaria che allunga i tempi, le persone dovranno pagare le banche e attendere oltre un anno e sei mesi prima di incassare quanto già versato.

Infatti nel momento in cui il tornadato contrae il mutuo, deve pagare le rate. Rate che saranno recuperato solo nella dichiarazione dell’anno successivo, questo con la normativa attuale.

“In più – incalza De Franceschi – il finanziamento posso riceverlo ma se un povero disgraziato non ha soldi, come fa a pagare le rate? Tutto ciò è assurdo. In più il capitolo si chiama contributo, quindi dovrebbe essere denaro contante, dato ai singoli soggetti. Un pensionato con pensione minima, mi chiedo, o una famiglia monoreddito come fa a pagare?”

Ma non è tutto. Come recita la legge, i finanziamenti agevolati, di durata massima 25 anni, sono erogati e posti in ammortamento sulla base degli stati di avanzamento dei lavori. “Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che si danno ancora soldi alle banche perché vengono calcolati anche gli interessi ossia il preammortamento, dal momento in cui vengono dati i soldi per pagare le ditte fornitrici, al momento in cui si fa il contratto di mutuo”.

Ossia se io ho la casa danneggiata e contraggo un mutuo, in base allo stato di avanzamento dei lavori, pago i miei rifornitori di materiale e la manodopera, fino a che non ho ultimato i lavori. Questo vuol dire che sulle somme anticipate pago un interesse ma se fosse un reale contributo per i danneggiati, non dovrebbe esserci un interesse passivo.

L’altra beffa è il sequestro della casa qualora non si paghi.

La legge infatti prevede che in mancanza di tempestivo pagamento spontaneo, lo stesso soggetto finanziatore (banche) comunica alle amminstrazioni pubbliche, per la successiva iscrizione a ruolo, i dati del debitore.

“Da qui parte il recupero delle somme che saranno attinte dall’immobile – dice De Franceschi – e la cosa scandalosa è che proprio l’immobile è oggetto di contributo”.

“Come sempre queste norme – conclude De Franceschi – vengono fatte senza considerare quanto già presente sia a livello civilistico che tributario, ne emergono situazioni, come abbiamo rilevato, in cui per avere un vantaggio si rischia di beccarsi un pignoramento dell’immobile perché non si hanno le somme necessarie per finanziare i danni e attendere che lo stato liquidi quanto promesso. Queste norme/agevolazioni dovrebbero agevolare questi soggetti, non aggravarli”.

Studi di settore addio, De Franceschi: l’ennesima falla

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Stop. Si cambia. Lo studio di settore cambia volto e diventa un indicatore di “compliance”.

Se fino a oggi lo studio di settore si basava sulla comparazione dei ricavi o compensi dichiarati con quelli calcolati attraverso un’elaborazione statistico – matematica dei dati contabili e strutturali, ora viene introdotto, l’“indicatore di “compliance, un dato sintetico che fornirà, su una scala da uno a dieci, il complessivo grado di “affidabilità” del contribuente.

Questo indicatore sarà tarato sulla base dell’attività economica svolta dal contribuente e assegnerà un grado di affabilità che scaturisce da una nuova elaborazione statistico-economica dei dati dichiarati. Una elaborazione che fondata su un sistema di sette indici significativi. Se il livello raggiunto è buono, il soggetto potrà accedere al regime premiale, con diversi vantaggi in termini di accelerazione per quanto riguarda i tempi relativi ai rimborsi fiscali, l’ esclusione da alcuni tipi di accertamento e una riduzione dei termini di prescrizione.
Lo scopo è quello di stimolare il contribuente all’adempimento spontaneo e al miglioramento della propria posizione di affidabilità fiscale.

Ma per il tributarista Alberto De Franceschi, operante a Noale nel veneziano e Albignasego di Padova, se tutto ciò può avere i suoi vantaggi in realtà non li ha. Vediamo perché:

“Questo è un RESTYLING – dice – CHE PRODURRÀ SOLO NUOVI COSTI. SI TORNI AL CONCORDATO PREVENTIVO FISCALE”.

Per De Franceschi infatti questo sistema che prevede gli indicatori di “compliance” è solo il tentativo di “vestire a nuovo ciò che nuovo non è.

“Questo produrrà solo nuovi costi per noi operatori del settore – avverte l’esperto – per nuovi software, formazione, manualistica varia e fiumi di ore straordinarie in attesa della versione definitiva a ridosso scadenza. Inoltre sottolineo come la questione si risolverebbe più semplicemente con il vecchio, ma efficientissimo, concordato preventivo fiscale triennale. Questo consentirebbe la tranquillità agli imprenditori di fare pianificazione fiscale nei propri bilanci e al fisco di monitorare e programmare meglio le proprie azioni, sia di controllo, che di gettito delle imposte”

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Ecco perché il 730 precompilato è un modello zoppicante

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Zoppica, fa acqua. Fa acqua da tutte le parti. Il modello 730 precompilato secono il tributarista veneziano Alberto De Franceschi fa acqua. I dati infatti soprattutto quelli delle spese sanitarie, dice il professionista con studio a Noale e Albignasego, devono essere trasmessi in automatico perché dice “SENZA OBBLIGO DI TRASFERIMENTO è UNO STRUMENTO INUTILE”

Lui pone la questione che si auspica non rimanga inascoltata, proprio in questo periodo, a pochi giorni dalla chiusura dei termini per la presentazione della documentazione. Il professionista fa il punto sulla nuova procedura, mettendone in evidenza le principali criticità.

“Che senso ha – si chiede – il 730 precompilato se non vengono trasmessi in automatico i dati essenziali come quelli relativi alle spese sanitarie?”

“Molti contribuenti preferiscono – spiega De Franceschi – soprattutto per timori legati alla propria privacy, di non far trasmettere le ricevute per l’inserimento automatico nel modello precompilato. È un loro diritto, ma che di fatto invalida l’utilità della nuova procedura, dal momento che questo comporta, come in passato, il ricorso all’inserimento manuale in un secondo tempo”.

Per l’esperto il trasferimento delle ricevute sanitarie dovrebbe essere reso obbligatorio. Anzi, in realtà si tratta di una procedura addirittura superflua “dal momento che le stesse identiche informazioni vengono già trasmesse dal medico che emette la fattura attraverso lo spesometro. Nei casi di pagamento con bancomat o carta di credito, inoltre, vengono trasmesse le medesime informazioni con buona parte delle paure per la privacy del contribuente”.

“Al momento – conclude De Franceschi – il 730 precompilato con questi vincoli risulta parziale e perde molto in efficacia. Se non vi si porrà rimedio sarà destinato a rimanere uno strumento ‘azzoppato’, che anzichè semplificare la vita ai contribuenti, ai professionisti e ai Caf, la complicherà senza reali benefici”.

 

 

DIRITTO DI ABITAZIONE con registrazione?

diritto-di-prelazione-fac-simile-modulo-lettera-tipoDopo l’uscita nei giornali della soluzione in base alla quale il soggetto che abita in una residenza, messagli a disposizione da un parente, sulla quale può pagare l’IMU con le agevolazioni previste per la prima casa (aliquota, franchigie per prima casa e per figli, etc.), in molti hanno scritto nel mio blog, per mail etc. richiedendo se la soluzione proposta sia valida o meno in assenza di registrazione.

Nelle varie mail, chi si è rivolto ai propri consulenti ha ricevuto svariate risposte, sorte per non aver letto con pazienza ed attenzione il documento tecnico presente nel blog. C’è poi, chi si è recato negli uffici tributi dei comuni ed hanno ricevuto, non so per quale motivo, indicazioni contrastanti a favore o meno di quanto pubblicato.
Bando alle chiacchiere: in un paio di casi a conferma della registrazione del documento è saltata fuori la conferma/risposta ricavata dall’interpello 20 del 27/7/2012 del Comune di Roma. Documento che mi era noto e che ho letto e riletto con attenzione dove evidenzio che l’istanza presentata propone da parte del contribuente la soluzione di registrare con scrittura privata autenticata o atto pubblico la costituzione del diritto di abitazione, dando consistenza a quanto previsto agli articoli 1350, 2643, 2657 del Codice Civile (forma ad substantiam), considerazione corretta ma non essenziale; è bene chiarire che le norme di cui agli articoli 2643 e 2644 del Codice Civile sono volte a risolvere i conflitti tra più soggetti (i familiari) rivendicanti il medesimo diritto reale (o diritti contrastanti) su di uno stesso bene (la casa nel nostro caso). L’assenza di trascrizione dell’atto, ai fini pratici, può essere superata dalla dimostrazione dell’effettiva conoscenza che altri (il Comune) abbia dell’atto (come è allorquando, come nei casi decisi dalla Suprema Corte, l’acquirente di un immobile sia reso edotto dell’esistenza di servitù sul medesimo bene, o – aggiungo io – l’atto costitutivo del diritto di abitazione sia portato a diretta conoscenza del Comune).
Alla luce di questa breve nozione i Comuni contattati, probabilmente dopo anche una verifica legale, hanno confermato la posizione. In conclusione ad una valutazione generale ad oggi nessuno ha potuto disconoscere che chi ha il diritto di abitazione non ha diritto alla fruizione delle agevolazioni di prima casa (franchigie comprese) ne può disconoscere che l’atto registrato o meno se reso noto al Comune (comunicazione con allegata la copia del documento registrato e bollato all’Agenzia delle Entrate per maggior cautela) e sufficiente per poter applicare le agevolazioni previste per la prima casa.

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