VITTIME TORNADO AIUTI Sì CON I GUADAGNI DELLE BANCHE

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Arrivato l’accordo che fa passare per contributi veri e propri mutui.

L’avevo detto già a settembre scorso, denunciando il fatto che alle famiglie colpite dal tornado, lo Stato fa passare per contributi quelli che in realtà sono dei veri e propri mutui, dei finanziamenti di durata venticinquennale.

“Non si può chiedere a dei cittadini vittime di calamità naturali di contrarre un mutuo ultraventennale”, aveva detto l’esperto professionista Alberto De Franceschi e ora i fatti gli danno ragione.

“L’Associazione Banche Italiane e la Cassa Depositi e prestiti – spiega De Franceschi – hanno siglato il contratto tipo e l’ Agenzia delle Entrate ha confermato la procedura per cui chi chiede il contributo firma in sostanza un mutuo. Se muore, questo passa agli eredi”.

Un mutuo, aveva spiegato, che comporta il pagamento di interessi e il rischio che qualora non si paghi, si veda pignorata anche la casa che si sta tentando di costruire.

“Sono mutui – incalza De Franceschi – che pagano interessi che noi abbiamo sempre sostenuto, ma eravamo sempre stati smentiti. Ora è tutto scritto, le carte sono state siglate a ottobre, novembre e pubblicate in Gazzetta Ufficiale a gennaio. Per di più questi mutui vincolano le persone per tutta la loro durata. Come da clausole contrattuali, non possono essere risolti prima. Non si può continuare a prendere in giro le persone che hanno subito delle disgrazie”.

A tal proposito anche la consigliera pentastellata di Dolo, Valentina Peruzzo era intervenuta. E in seguito a una interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Villarosa, si era tenuto un question time.

“Con il documento in esame – si legge – gli onorevoli (Villarosa e altri ndr) interroganti richiamano gli eventi calamitosi che hanno interessato in Veneto la riviera del Brenta nel luglio 2015. Gli Onorevoli evidenziano che, per far fronte a esigenze emergenziali, l’articolo 1, commi da 422 a 428, della legge 28 dicembre 2015, n.208 (legge di stabilità per il 2016), in attuazione dell’articolo 2, lettera d, della legge n.225 del 1992, prevede che siano concessi contributi a favore dei soggetti coinvolti.

Gli interroganti ritengono che la misura del finanziamento agevolato con fruizione del credito d’imposta non è adeguata a risolvere i disagi causati da calamità naturali in quanto questa procedura comunque comporta il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza, nonché l’eventualità per gli interessati di non poter fruire del credito d’imposta per capienza”.

In seguito anche Fratelli d’ Italia si erano fatti sentire, chiedendo che l’ Agenzia delle Entrate si pronunciasse.

Il 13 ottobre scorso un’ interpellanza a nome dei senatori di FI e Pdl: Marco Marin, Giovanni Piccoli, Stefano Bertacco e Bartolomeo Amidei, al presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro dell’Economia e finanze.

Un’interpellanza fatta proprio in seguito alla denuncia di De Franceschi che aveva studiato la questione.

 

“Con una precedente interrogazione con carattere d’urgenza (atto n. 3-02054) gli interroganti – si legge nell’interpellanza –  in riferimento ai fenomeni temporaleschi che hanno colpito il Veneto nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio 2015, avevano chiesto interventi in favore dei cittadini e delle imprese fortemente danneggiati da tali eventi atmosferici”.

 

Ora, l’articolo 1 della legge 208/2015 (legge di stabilità 2016), nei commi da 422 a 428, prevede la concessione di contributi con le modalità del finanziamento agevolato sia ai soggetti privati che alle attività economiche e produttive e demanda a ordinanze adottate dal Capo del Dipartimento della protezione civile d’intesa con le regioni interessate e di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, le modalità attuative.

 

L’ordinanza del 16 agosto scorso, la numero 385, dispone che, in base a quanto previsto dalla legge n. 208/2015, il contributo effettivamente spettante viene riconosciuto, sotto forma di finanziamento, a cura dell’Istituto di credito convenzionato che sarà successivamente individuato dal titolare del contributo e comunicato al Comune.

Un’ordinanza che a quanto pare non è stata smentita.

ROTTAMAZIONE SOLO PER POCHI

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Rottamazione Equitalia? Se i sindaci si mettono in mezzo, si rottama poco niente.

Bella la rottamazione delle cartelle Equitalia, bella sì, peccato che i sindaci, come dire, mettano il carro in mezzo ai buoi. La rottamazione delle cartelle, infatti, misura varata dal Governo esiste, ma non per tutti.

Denuncio il fatto che alcuni comuni non intendono favorire la rottamazione delle cartelle esattoriali da enti diversi da Equitalia. E questo sfavorisce i contribuenti e avvantaggia le amministrazioni.

Da mesi si parla di aiuti ai privati e alle aziende che arriverebbero grazie alla rottamazione dei ruoli esattoriali, estesa anche ai tributi locali.

Questo infatti è frutto dell’articolo 6/ ter del decreto legge 193/2016 ora convertito in legge, la n. 225/2016. “Relativamente ai carichi inclusi in ruoli – si legge nell’articolo – affidati agli  agenti della riscossione negli anni dal 2000 al  2016,  i  debitori  possono estinguere il debito senza corrispondere le sanzioni incluse in  tali carichi, gli interessi di mora (…) ovvero le sanzioni e le somme  aggiuntive (…) provvedendo al pagamento integrale, anche dilazionato, entro il limite massimo di quattro rate, sulle quali sono dovuti gli interessi nella  misura  di…delle somme affidate all’agente della riscossione  a  titolo  di capitale e interessi e di quelle maturate a favore dell’agente  della  riscossione…”. Peccato però che di questa facoltà come prevedono alcuni comuni del Miranese, si è deciso di non avvalersene. Vedi link: file:///C:/Users/Acer/Downloads/AVVISO-UFF.TRIBUTI.pdf

 

Purtroppo le amministrazioni locali su questi temi pensano prima sempre alla cassa e poi poco al cittadino  nei comuni del Miranese, tra cui Noale, si è deciso infatti di non concedere ai propri cittadini e aziende le agevolazioni previste da questa legge. In molti casi è stato comunicato con un avviso in altri neppure quello lasciando la cosa alla logica deduzione che così facendo snon si aderisce e il cittadino è tenuto a cercare di capire questo atteggiamento concludente.

Questo aspetto, continua l’esperto, apre alcuni dubbi interpretativi: il primo dovuto al fatto che i ruoli sono di vario tipo in quanto potrebbero essere stati affidati prima a un concessionario e poi a un altro. In origine era Equitalia poi ABACO o ad altri.

Ciò induce a pensare che quanto è in Equitalia è “rottamabile”, mentre quanto non lo è, no. Se l’ente che ha elevato il ruolo (il Comune, la Provincia o la Regione), a esempio per una sanzione amministrativa per violazione del codice della strada, non si è avvalso della facoltà prevista dalla legge significa che l’esattore non può di suo concedere nulla. Altro aspetto è che in assenza di alcun regolamento e/o adesione al punto 3 dell’articolo 6ter non avvalendosi della facoltà concessa della legge non si interrompono neppure i termini di prescrizione dovendo così agire ancor più aspramente e velocemente nel recupero delle somme pena la totale perdita di quanto non incassato Così facendo le amministrazioni hanno deciso di non favorire i propri cittadini e/o le aziende in difficoltà, ma di favorire così gli enti esattori. Questi infatti, se fosse stato recepito il disposto dell’art. 6/ter avrebbero perso tutti i loro diritti di esazione fino al 31.12.2016, mentre le somme dovute ai comuni e l’eventuale interesse per la dilazione di pagamento sarebbero rimaste all’incasso. Lo scandalo infatti  è che gli enti esattoriali perderebbero moltissimo nella rottamazione e invece, come ora accade, guadagnerebbero moltissimo nel non farla concedere. E infatti è così, i Comuni mirano solo a favorire questi enti esattoriali e incassano sulle violazioni non pagate nei tempi ordinari. In sostanza hanno tutto l’interesse a che i cittadini non paghino. Il guadagno poi  è interamente politico e delle lobbies che vogliono far crescere gli enti di riscossione.

I ruoli comunali affidati ai concessionari sono: tasse e i tributi come Ici, Imu, Tasi, Tari, Tia, Tosap, Tassa di scopo,   e addizionali comunali e regionali. Oltre alla tassa sulle affissioni, l’imposta sulla pubblicità e l’Ica, oggi anche le “multe stradali”, cosa non di poco conto. Il più delle volte la riscossione è affidata a Equitalia ma da tempo l’Abaco interviene per l’Unione dei Comuni del Miranese.

Alberto De Franceschi,

Noale, 1 febbraio 2017

Pensioni in ritardo: l’Inps non paga più gli oneri a banche e poste

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PENSIONE IN RITARDO. Ecco perché! L’Inps non paga più gli oneri a banche e Poste

“QUESTO è UN SISTEMA PER AMMAZZARE GLI ITALIANI”, è la denuncia di una pensionata che arriva ad Alberto De Franceschi, il tributarista, esperto di fisco a Noale, e che l’altra mattina è arrivata anche in diretta tv a Canale Italia, finché il tributarista parlava della nuova modalità di erogazione delle pensioni.

Le pensioni, come rende noto l’Inps con una nota, a decorrere dal 1 gennaio 2017, arriveranno dopo il secondo giorno bancabile e quindi dal 2 di ogni mese in poi e non più dal primo. A riprova che sia effettivamente così, una signora pensionata ci conferma che anche a lei è stato comunicato che dal 1 gennaio prossimo, riceverà la pensione il 2. “Le bollette scadono – dice – e io ho farmaci da comprare. Questo è un sistema per ammazzare gli italiani, ci stanno ammazzando”.

E anche una circolare dell’Inps rende nota la disposizione dell’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65 che ha stabilito che “ A decorrere dall’anno 2017, detti pagamenti sono effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese”.

Ieri poi la nota dell’Inps ha reso noto il calendario degli accrediti per il 2017. La rata pensionistica 2017 infatti sarà erogata da Poste e banche il 3 gennaio 2017.

“Capiamo perché è così”,dice l’esperto professionista. “In sostanza – incalza De Franceschi – per motivi che vengono ben mascherati informano che i pochi e miseri soldi della pensione appena sufficienti per tirare a fine mese, non sono più disponibili dal primo di ogni mese. Insomma, se li tengono, anche per quattro giorni. Per quale motivo? Il motivo che nessuno vuole meglio specificare è che l’Inps non vuole più pagare gli oneri bancari agli istituti di credito”.

 Infatti il decreto legge del 21 maggio 2015, n.65, specifica al capo II, articolo 6 che nel corso del 2015 sono stati pagati oneri derivanti dal comma  1,  valutati  in 0,971 milioni di euro, in 6,117 milioni di  euro  per l’anno 2016, in 11,246 milioni di euro per  l’anno  2017,  in  18,546 milioni di euro per l’anno  2018  e  in  26,734  milioni  di  euro  a decorrere dall’anno 2019.

“Questo – spiega l’esperto – produce un risparmio, in quanto come specifica anche il comma 2 lettera A dell’articolo 6, vengono ridotte le commissioni corrisposte agli istituti di credito e a Poste Italiane Spa che chiaramente andranno a recuperare con i tre giorni di ritardo sul contribuente”.  Ancora una volta  si andrà a pescare sulle tasche degli italiani e si permette alle banche di speculare senza alcun limite.

“Una normativa che non sta né in cielo né in terra – incalza De Franceschi – e si fa beffe di quello che le disposizioni legislative prevedono. É più di una presa per i fondelli, parlano di razionalizzazione delle pensioni che poi nemmeno fanno. Facendo così i problemi vengono spostati dall’ente ai cittadini. L’ente se ne lava le mani e il cittadino, come sempre, paga”.

Alberto De Franceschi,

tributarista ed esperto di Fisco di Noale e Albignasego,

Noale 28 dicembre 2016

 

Venetisti indagati e gli evasori? Bè quelli condonati!

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Ieri abbiamo scritto ai direttori dei giornali

Egregio direttore,

leggo oggi un articolo pubblicato sul Corriere del Veneto in cui si denuncia che i venetisti, i cosiddetti anti – fisco, istigherebbero a non pagare le tasse.
Riporta il Corriere “gli indagati avrebbero istigato i contribuenti a ritardare, sospendere o non effettuare il pagamento di imposte dovute durante numerose assemblee, manifestando così il proprio disconoscimento dello Stato italiano”.
Apprendo inoltre che essi avrebbero affermato di essere soggetto di diritto internazionale, riconosciuto dall’ Onu e quindi desiderosi e legittimati di portare il Veneto verso la strada dell’autodeterminazione.
Mi chiedo come possa accadere una cosa del genere, hanno addirittura detto che “hanno paura di noi perché abbiamo bloccato cartelle esattoriali per 53 milioni di euro e perché tanti veneti hanno restituito la tessera elettorale”.

Leggendo questo articolo penso al condono, la voluntary disclosure, fatto per il terzo anno di fila dal Governo Renzi. Un condono fatto a favore di quei soggetti imprenditori e non che usano trasferire i propri capitali e redditi all’estero, evadono ed elidono le imposte. Denaro che poi ovviamente viene ripulito grazie al condono del Governo. Ora mi chiedo, allora chi è più onesto? Questi soggetti che non pagano le tasse ma tanto poi sono perquisiti e condannati da Equitalia o è più conveniente non dire niente, evadere il fisco usando i mercati esteri, tanto poi si resti impuniti?

Questa dico io è l’incertezza della pena. Mi sembra abbastanza scandaloso che si arrivi con la voluntary disclosure a premiare e perdonare certi soggetti e a bastonare sempre i soliti disgraziati.

Forse è il caso di cominciare a non fare sconti a nessuno. Le tasse vanno pagate, da tutti. Venetisti compresi. É un dovere sancito dalla nostra Carta costituzionale, all’articolo 53, che impone di pagare le tasse, in base al proprio reddito e, aggiungerei io, in presenza di adeguati servizi. Bastonare poi i moribondi che non ce la fanno a pagare le cartelle di Equitalia (e non mi riferisco ai Venetisti) e perdonare gli imprenditori, è assolutamente bestiale.

Alberto De Franceschi,
tributarista di Noale

30 novembre 2016

EQUITALIA: PRONTO IL MODELLO PER OTTENERE LO SCONTO SULLE CARTELLE

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L’ESPERTO TRIBUTARISTA DE FRANCESCHI “OCCHIO ALLE SCADENZE, NON ASPETTATE TROPPO

Ecco il modello per poter ottenere uno sconto sulle cartelle di Equitalia.
Come è stato reso noto sarà possibile inviare via pec (l’elenco a pagina 4 del modello) la richiesta di adesione.
La definizione prevede di poter definire tutte le cartelle riguardanti imposte e tasse (IRPEF, IRES, IVA, INPS, IRAP, ICI, IMU, etc) oltre alle sanzioni per le violazioni del codice della strada. ovviamente queste devono essere un ruolo, quindi deve essere stata notificata al soggetto una cartella e solo da Equitalia.
La “definizione agevolata” qualora sottoscritta chiude qualunque contenzioso tributario in essere.
In presenza di un pagamento rateizzato si dovranno pagare le somme residue e si guadagnerà così uno sconto (circa il 39%) pagando una minor sanzione e interessi.
Qualora la somma da pagare non fosse nelle disponibilità economiche e finanziarie del contribuente potrà essere richiesta una rateizzazione di 4 rate con una dilazione temporale massima fino al 2018. In questo caso si deve considerare che le rateizzazioni concesse sino a ora sono per una durata da 6 a 10 anni ma accettando le agevolazioni concesse verranno ridotti i tempi di pagamento e di conseguenza le rate saranno più pesanti.
E’ stato chiarito che il contribuente ha la possibilità e non l’obbligo di accettare la definizione agevolata, pertanto se non è in grado di pagare la nuova rata mantiene quella in essere.
Un aspetto importante della questione è che è una norma esclusiva per i soli ruoli di Equitalia per cui le imposte e le tasse che non sono state pagate a Equitalia non hanno alcuna riduzione o sconto.

Per fare alcuni esempi le rateizzazioni concesse dall’Agenzia delle Entrate, quelle fatte dalle pubbliche amministrazioni (Comuni, Regioni, INPS, INAIL, etc.).
Il termine per presentazione la domanda è il 23 GENNAIO 2017 e entro il 24 APRILE 2017 Equitalia darà una risposta di accoglimento alla domanda presentata.

 

Ufficio Stampa, Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributarista

Noale, 5 novembre 2016

Poche domande per i contributi del tornado, di chi è la colpa?

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Poche domande per i contributi del tornado. Di chi è la colpa?
La scarsa informazione e la mancanza di chiarezza.
Presentato il documento per la nuova normativa. L’esperto tributarista Alberto De Franceschi risponde all’ assessore Bellomo. “C’era tutto il tempo di fare informazione e di dire le cose come effettivamente stanno”

Chiediamo al Governo l’istituzione urgente di un fondo nazionale per le calamità naturali e il sostegno dei cittadini che hanno subito danni.

É stato presentato al Governo il documento conclusivo proposto dai tosiani Emanuele Prataviera ed Elena Bragato, coordinatrice Fare! con Tosi per l’ area Riviera del Brenta e del Miranese. “Il documento – spiega Prataviera – è il frutto di un lavoro di analisi della normativa esistente e di una fitta attività di audizione di soggetti ed enti, compresa la protezione civile”.

Infatti proprio per dare un’impronta concreta e viva della situazione, si sono sentite le persone colpite, gli enti, i professionisti, le aziende, le forze dell’ordine, la protezione civile, l’ Unione piccoli proprietari e del comitato civico, il Comitato esodati del terremoto di Moglia (in provincia di Mantova), gli ordini dei commercialisti ed esperti contabili nonché gli agenti immobiliari, le organizzazioni sindacali, l’Associazione nazionale costruttori edili, Unioncamere, Confindustria, i rappresentanti della Cassa Depositi e prestiti, l’ Associazione bancaria italiana (ABI), i rappresentanti delle prefetture e dei Vigili del fuoco, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; del Tavolo istituzionale per la semplificazione.
Le audizioni iniziate ben l’8 ottobre 2015 si sono concluse il 28 gennaio 2016. Il tutto per formulare il documento approvato poi in seduta parlamentare, affinché ne nasca una vera e propria legge.

Una proposta questa che è stata sollecitata dall’onorevole Prataviera a fine luglio, dopo il tornado che si è abbattuto sulla Riviera del Brenta l’8 luglio ma che prende in considerazione anche altre calamità naturali. “Ci avviciniamo alla Finanziaria – inisiste l’onorevole – e ora più che mai, a maggior ragione dopo i recenti fatti del terremoto in centro Italia, la richiesta di un fondo è innegabile e di urgente attuazione”.

Il programma – si legge nel documento presentato al Governo – prende le mosse dalle calamità naturali che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni: tra i tanti eventi, particolarmente gravi sono stati i terremoti in Abruzzo e in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e le alluvioni che si sono abbattute in Sardegna (novembre 2013), in Liguria (novembre 2014) e da ultimo nella riviera del Brenta (luglio 2015).
La gestione della fase successiva a tali eventi è spesso molto gravosa per cittadini e aziende, che devono fare i conti con vincoli ed oneri amministrativi che generalmente non perdono di intensità pure a fronte di situazioni emergenziali. Vincoli ed oneri risultano aggravati da una normativa estremamente instabile, in capo a più soggetti e a più livelli istituzionali, in cui gli atti si rincorrono a ritmo spesso frenetico e non sempre sono dotati delle più opportune forme di pubblicità”.

Prataviera qui si riferisce anche alla situazione attuale nei comuni di Mira, Dolo e Pianiga.
Come apprendiamo dalla stampa locale di questi giorni, solo il 20% degli aventi diritto ai rimborsi hanno fatto domanda e la motivazione è proprio questa: norme poco chiare e la paura che quei contributi che lo Stato concede per la ristrutturazione, siano in realtà dei veri e propri mutui.

A sollevare la questione oltre che all’onorevole Prataviera che il 13 settembre scorso aveva inviato una nota denunciando proprio questo, anche l’esperto professionista di Noale, Alberto De Franceschi, che studiando la normativa aveva smascherato la questione. “Le vittime – aveva spiegato De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari. Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro”.
La notizia subito lanciata aveva suscitato alcune polemiche ma a giorni di distanza apprendiamo che in realtà la questione è vera e che i cittadini impauriti e scarsamente informati, non hanno presentato le domande. “Inoltre – aggiunge Prataviera – i cittadini e i professionisti che li assistono sono costretti a rifare da capo tutte le pratiche per la terza volta dopo gli errori commessi nella modulistica dalla Regione, ma la confusione tra finanziamento agevolato e contributo indurrà molti a rinunciare ad addentrarsi in questo labirinto burocratico e quindi a rinunciare anche per il fatto che secondo la delibera viene accreditato al beneficiario l’importo minore tra perizia e le spese effettivamente sostenute”.

Per ovviare a queste incomprensioni, Prataviera quindi ha proposto il documento di cui sopra.

L’indagine – si legge nel documento – come già accennato, prende le mosse dalla tromba d’aria che ha colpito la Riviera del Brenta e dalla constatazione del ripetersi sempre più frequente di eventi calamitosi, le cui conseguenze sono aggravate dal dissesto idrogeologico”.

Nei casi più gravi di calamità si crea una stratificazione normativa e una disparità di trattamento in presenza di situazioni simili. “Questa disparità può essere superata attraverso la definizione di una cornice normativa semplificata – spiega Prataviera – da applicare in maniera stabile ed uniforme in caso di eventi emergenziali. La nuova cornice normativa dovrebbe affrontare tutti gli aspetti connessi alle emergenze, che incidono su numerosi settori: previdenziale, tributario, finanziario, finanza pubblica, attività economiche, ambientale, edilizio e tutela dei beni culturali.

In particolare, si dovrebbe prevedere:

l’esenzione automatica dall’IMU e dalla TASI per gli immobili dichiarati inagibili fin quando non tornino in condizioni di abitabilità;
la sospensione automatica e generalizzata di diversi tipi di termini, attualmente disciplinata da una pluralità di atti, tra loro stratificati;
l’agevolazione fiscale per gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se gli interventi vengono eseguiti prima della dichiarazione dello stato di emergenza;
la sospensione del pagamento delle rate dei mutui;
la semplificazione della normativa in materia di deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali effettuate a favore delle popolazioni colpite da calamità pubblica;
– l’esclusione dal patto di stabilità di tutte le spese connesse all’emergenza.

Inoltre per semplificare ulteriormente gli adempimenti di cittadini ed imprese si potrebbe infine pensare all’istituzione di uno sportello unico operante nelle zone colpite da calamità naturali, che costituisca l’unico interlocutore per il rilascio di permessi e autorizzazioni e la richiesta di contributi e agevolazioni fiscali. Soprattutto quando a essere colpiti sono comuni di piccole dimensioni, che hanno maggiori difficoltà a gestire l’emergenza, lo sportello unico potrebbe essere costituito d’intesa tra più comuni.

Infatti le questioni problematiche di questi giorni sono proprio quelle che riguardano le poche domande presentate. Solo 52 domande e ora si chiede alla Regione di riaprire i termini.

Ma l’esperto professionista di Noale, incalza. “Cosa si è aspettato tutto questo tempo? E’ deludente leggere di un amministratore pubblico che di fronte a un chiaro fallimento della propria comunicazione fatta ai propri elettori ricerchi scusanti dando fantasiose colpe ad altri soggetti. Se avesse detto subito ai suoi cittadini come sono le regole scritte nelle norme, belle o brutte che siano ma con chiarezza, sarebbe stato meglio. Purtroppo nella comunicazione si sono omessi temi (ritengo abbia avuto tutto il tempo e i canali per far chiarire chiarire) che ora essendo venuti a galla, hanno fatto venire meno la fiducia che queste persone avevano nei confronti di chi li amministra. Ora si tenta di mascherare un chiaro fallimento dando la colpa a terzi argomentando con nulla e soprattutto ancora in attesa di una circolare dell’Agenzia delle Entrate da oltre 449 giorni che avrebbe messo fine a qualunque dubbio. Ciò non toglie il disappunto generale su questa norma che regala soldi alle banche pagati da tutti noi vittime comprese su una calamità. Concordo nella richiesta dell’apertura dei termini a condizione che si mettano in tavola tutte le questioni, circolare dell’ Agenzia delle Entrate compresa in modo da giocare a carte scoperte e non a poker. Un’amministrazione pubblica coscienziosa avrebbe richiesto la proroga sulla scadenza che poteva essere fatta proprio in vista dell’assenza della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate che non permetteva ai cittadini di avere una visione completa della questione. La speranza è che ora i tornadati siano messi in grado di valutare nel bene e nel male tutto quanto gli si prospetta davanti con norme e circolari chiare ed effettive (utilizzo dei crediti, rapporti con le banche costi dell’operazione e ricadute varie).

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi

Noale, 8 ottore 2016

RIMBORSI TORNADO, CHI CI GUADAGNA SONO SOLO LE BANCHE

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Torna il Movimento Cinque Stelle con la consigliera Valentina Peruzzo e il deputato Emanuele Cozzolino sulla questione dei rimborsi per le vittime del tornado che ha colpito la #Riviera del Brenta l’8 luglio scorso. A far discutere stavolta è il passaggio obbligato che si è costretti a fare con le banche che concedono il finanziamento per la ricostruzione.

“L’unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche – dicono gli esponenti pentastellati – che ancora una volta ci guadagneranno, e quell’articolo 81 della nostra carta costituzionale, che limita la disponibilità economica dello Stato, anche in caso di calamità. Occasione persa, per chi vuole riformare la Costituzione, per fare l’unica cosa veramente intelligente”.
Il deputato Cozzolino già nei giorni scorsi era intervenuto nel merito facendo chiarezza in merito alla modalità di erogazione del contributo. In quanto “vengono sostenute delle spese per produrre la documentazione e si deve avere la certezza se si riceve un contributo o un finanziamento agevolato che matura il credito d’imposta da compensare”.

La questione era sorta in seguito alla denuncia fatta dall’esperto professionista di Noale, Alberto #DeFranceschi che studiando la normativa aveva smascherato come in realtà i contributi sono veri e propri mutui.

“Le vittime – spiega De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari (questo precisato sia in circolare ministeriale che al question time). Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro. Non essendo poi nota la modalità di cessione del credito d’imposta ed essendo un finanziamento con durata massima di 25 anni, le vittime essendo i soggetti che hanno sottoscritto il finanziamento ne fanno da garanti. Anche se non pagheranno direttamente è da capire come li coinvolge la garanzia sul finanziamento, qualora il meccanismo così architettato non giri come previsto e fallisca per effeto di revoche, fallimenti bancari, assenza di flussi con l’erario. E a oggi non c’è una circolare specifica dell’ Agenzia delle Entrate”.

Posizione comunque in parte ribadita anche dal Governo. “L’ufficio tecnico dell’amministrazione di Pianiga aveva già posto il medesimo quesito alla Regione chiedendo chiarimento in merito alla liquidazione del contributo – dicono i pentastellati – Non avendo ricevuto alcuna risposta, abbiamo presentato un’ interrogazione il 21 settembre scorso al Ministro Padoan. Ci preoccupava il fatto che i cittadini in maggior difficoltà economica non potessero fruire della misura agevolativa, nel caso in cui il credito d’imposta potesse essere utilizzato solo in compensazione”.

Nella sua risposta il viceministro #Zanetti ci ha detto che il credito d’imposta sarà utilizzato dal beneficiario del finanziamento per corrispondere alla banca le rate di rimborso del finanziamento stesso. In tal modo, i cittadini e le imprese beneficiari fruiscono unicamente della provvista finanziaria, senza dover versare rate di capitale o di interessi, il cui onere viene scontato dagli istituti di credito direttamente nei confronti dell’erario. L’ unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche che ci guadagneranno”.

Ufficio Stampa: tributarista Alberto De Franceschi e Deputato Emanuele Cozzolino

Noale, 30 settembre 2016

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MUTUI SPACCIATI COME CONTRIBUTI, LA NOSTRA REPLICA

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L’ASSESSORE DI DOLO CI ATTACCA, DICENDO CHE ABBIAMO TORTO, MA NOI ABBIAMO STUDIATO LA NORMATIVA 

Apprendiamo  che l’assessore Matteo Bellomo ha dichiarato sulla stampa che c’è chi fa terrorismo psicologico.
Volevo rispondere all’assessore che in quanto professionale e professionista, ho letto e studiato attentamente la normativa.
Non serve un genio per capire che quelli che il Governo spaccia per contributi sono veri e propri mutui.

È sempre svilente leggere le cronache di un assessore che invece di ragionare sul fatto che se i suoi concittadini chiedono chiarimenti in giro, la comunicazione fatta sul tema “CONTRIBUTI” vittime tornado è stata insufficiente.
In 449 giorni che ha fatto?
Di sicuro non ha né fornito la certezza sul metodo di utilizzo e funzionamento, né con obiettività, al di là della propria appartenenza politica, ha spiegato che siamo in presenza di mutui con pagamento di interessi e oneri.

Mi chiedo se sapete leggere le norme.
Come previsto in finanziaria e ribadito al question time i contributi, ossia i mutui, in primis obbligano le vittime sino alla loro scadenza (25 anni) a eventuali revoche.

Poi sempre per chiarezza quando si dice (ma è chiaro che a Lei caro assessore non le conviene visto l’appartenenza politica) che paga lo Stato significa che paghiamo tutti noi vittime comprese.

La Sua comunicazione per nulla chiara, ha indotto le persone a fare domande.
Ciò significa che la gente “scopre” e quindi la fiducia cade ed è lei che necessita di visibilità per giustificare.

Il question time, da Lei smentito, ma su cui esiste documentazione, nasce dall’esigenza di mettere nero su bianco la problematica. Avrebbe dovuto farlo lei, ma evidentemente non le son bastati 449 giorni.

Poi altri cosa, per fare chiarezza e proprio per la sua appartenenza politica, Le chiedo ma quelle accise pagate sul terremoto in Irpinia e le altre 42 calamità in corso pagate in base alla situazione di cassa che nel nostro caso privano una eguale dignità di indennizzo non hanno priorità di intervento normativo?

La proposta di Legge sul tema e l’utilizzo di pari metodi di contribuzione con denaro cash e non avvalli su cambiali tratte non merita attenzione sua e del suo gruppo politico?

Evidentemente no perché giace nei cassetti del parlamento da due anni. Meglio non dire queste cose altrimenti la sedia….
Concludo. Per quanto mi riguarda non appartengo a nessun movimento politico e il mio parere l’ho scritto pubblicato e consegnato gratuitamente.

La pochezza delle sue accuse sinceramente mi fa specie solo per il basso profilo che hanno.

Alberto De Franceschi

CONTRIBUTI TORNADO? LA DENUNCIA DI DE FRANCESCHI FINISCE A ROMA

 

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CONTRIBUTI TORNADO? ECCO COME LO STATO PENSA ALLE PROPRIE VITTIME. LA DENUNCIA DI DE FRANCESCHI FINISCE A ROMA

La denuncia dell’esperto tributarista Alberto De Franceschi giunge fino in Parlamento.

È stato discusso il 22 settembre al question time della VI Commissione della Camera dei Deputati il punto riguardante gli eventi calamitosi previsto nella legge di stabilità del 2016.

Il punto controverso, che è quello dal tributarista sollevato, è che alle famiglie colpite dal tornado, lo Stato fa passare per contributi quelli che in realtà sono dei veri e propri mutui, dei finanziamenti di durata venticinquennale.

Il tributarista pochi giorni fa, anche con un articolo su La Nuova Venezia Mestre, aveva denunciato la cosa ed espresso tutto il proprio rammarico, in quanto non si può chiedere a dei cittadini vittime di calamità naturali di contrarre un mutuo ultraventennale. Inoltre aveva detto “ci sono molti punti controversi e oscuri sulla legge”. A recepire la denuncia, una consigliera pentastellata di Dolo, Valentina Peruzzo che ieri in Facebook nel gruppo de Associazione Famiglie Tornado 8 luglio 2015, ha postato il question time.

“Con il documento in esame – si legge – gli onorevoli (Villarosa e altri ndr) interroganti richiamano gli eventi calamitosi che hanno interessato in Veneto la riviera del Brenta nel luglio 2015. Gli Onorevoli evidenziano che, per far fronte a esigenze emergenziali, l’articolo 1, commi da 422 a 428, della legge 28 dicembre 2015, n.208 (legge di stabilità per il 2016), in attuazione dell’articolo 2, lettera d, della legge n.225 del 1992, prevede che siano concessi contributi a favore dei soggetti coinvolti.

Gli interroganti ritengono che la misura del finanziamento agevolato con fruizione del credito d’imposta non è adeguata a risolvere i disagi causati da calamità naturali in quanto questa procedura comunque comporta il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza, nonché l’eventualità per gli interessati di non poter fruire del credito d’imposta per capienza”.

Insomma come aveva detto De Franceschi, un mutuo che comporta il pagamento di interessi e il rischio che qualora non si paghi, si veda pignorata anche la casa che si sta tentando di costruire.

Una presa in giro aveva commentato il consigliere regionale Roberto Marcato.

Ora il tributarista nuovamente incalza.

“Alla luce di quanto emerso dalla risposta ricevuta ieri – dice De Franceschi – finalmente un documento fisico dal quale il Governo specifica alcuni punti: la concessione di un credito d’imposta, non soldi quindi, ma crediti; l’erogazione da parte delle banche convenzionate di un finanziamento, leggi MUTUO, a tassi agevolati, quindi con interessi passivi e oneri finanziari, sottoscritto dalle vittime della calamità; la cessione del credito maturato in base al piano di ammortamento, quindi quota capitale più interessi, più eventuali altri oneri bancari; banche che utilizzeranno i crediti in compensazione con i propri debiti (sappiamo in che stato versano le banche!) e flussi verso l’erario; oltre alla facoltà dell’ente a controllo di verificare, sospendere e modificare in base alle opere eseguite i parametri e i crediti d’imposta dati alle vittime. Mi viene da dire che se a un lato c’è chiarezza, dall’altro NON POSSO NON RILEVARE L’ENNESIMO REGALO CHE LO STATO E QUINDI NOI FACCIAMO ALLE BANCHE. Queste nuovamente guadagneranno sulle disgrazie, VISTO CHE LE SOMME EROGATE E IN AMMORTAMENTO PRODUCONO INTERESSI COME DETTO.

MA NON è TUTTO.

L’esperto professionista fa riflettere su una cosa: “mi chiedo come verrà ceduto il credito, a esempio quando una banca, che non è più garantita dallo Stato dal 1.gennaio 2016, entra in una situazione di crisi e sofferenza, come farà ad affrontare la situazione? Non era più semplice dare alle vittime la possibilità di utilizzare il credito mediante la compensazione sulle somme da versare allo Stato? E poi altra cosa – aggiunge l’esperto – perché non prevedere il rimborso diretto del credito? Cioè dare la possibilità ai cittadini di richiedere il rimborso del contributo d’imposta con verifiche e controlli preventivi? Che differenza fa se una vittima dopo questa sciagura vuole andare a vivere in un altro luogo?”

Infatti come prevede la normativa c’è il vincolo che le vittime del tornado e non solo, vale per tutti i colpiti dalle calamità, quindi ora anche per i terremotati, debbano ricostruire l’edificio esattamente dove sorgeva la vecchia abitazione.

Ufficio stampa Alberto De Franceschi

Noale, 23 settembre 2016

 

Ecco perché il 730 precompilato è un modello zoppicante

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Zoppica, fa acqua. Fa acqua da tutte le parti. Il modello 730 precompilato secono il tributarista veneziano Alberto De Franceschi fa acqua. I dati infatti soprattutto quelli delle spese sanitarie, dice il professionista con studio a Noale e Albignasego, devono essere trasmessi in automatico perché dice “SENZA OBBLIGO DI TRASFERIMENTO è UNO STRUMENTO INUTILE”

Lui pone la questione che si auspica non rimanga inascoltata, proprio in questo periodo, a pochi giorni dalla chiusura dei termini per la presentazione della documentazione. Il professionista fa il punto sulla nuova procedura, mettendone in evidenza le principali criticità.

“Che senso ha – si chiede – il 730 precompilato se non vengono trasmessi in automatico i dati essenziali come quelli relativi alle spese sanitarie?”

“Molti contribuenti preferiscono – spiega De Franceschi – soprattutto per timori legati alla propria privacy, di non far trasmettere le ricevute per l’inserimento automatico nel modello precompilato. È un loro diritto, ma che di fatto invalida l’utilità della nuova procedura, dal momento che questo comporta, come in passato, il ricorso all’inserimento manuale in un secondo tempo”.

Per l’esperto il trasferimento delle ricevute sanitarie dovrebbe essere reso obbligatorio. Anzi, in realtà si tratta di una procedura addirittura superflua “dal momento che le stesse identiche informazioni vengono già trasmesse dal medico che emette la fattura attraverso lo spesometro. Nei casi di pagamento con bancomat o carta di credito, inoltre, vengono trasmesse le medesime informazioni con buona parte delle paure per la privacy del contribuente”.

“Al momento – conclude De Franceschi – il 730 precompilato con questi vincoli risulta parziale e perde molto in efficacia. Se non vi si porrà rimedio sarà destinato a rimanere uno strumento ‘azzoppato’, che anzichè semplificare la vita ai contribuenti, ai professionisti e ai Caf, la complicherà senza reali benefici”.