ROTTAMAZIONE SOLO PER POCHI

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Rottamazione Equitalia? Se i sindaci si mettono in mezzo, si rottama poco niente.

Bella la rottamazione delle cartelle Equitalia, bella sì, peccato che i sindaci, come dire, mettano il carro in mezzo ai buoi. La rottamazione delle cartelle, infatti, misura varata dal Governo esiste, ma non per tutti.

Denuncio il fatto che alcuni comuni non intendono favorire la rottamazione delle cartelle esattoriali da enti diversi da Equitalia. E questo sfavorisce i contribuenti e avvantaggia le amministrazioni.

Da mesi si parla di aiuti ai privati e alle aziende che arriverebbero grazie alla rottamazione dei ruoli esattoriali, estesa anche ai tributi locali.

Questo infatti è frutto dell’articolo 6/ ter del decreto legge 193/2016 ora convertito in legge, la n. 225/2016. “Relativamente ai carichi inclusi in ruoli – si legge nell’articolo – affidati agli  agenti della riscossione negli anni dal 2000 al  2016,  i  debitori  possono estinguere il debito senza corrispondere le sanzioni incluse in  tali carichi, gli interessi di mora (…) ovvero le sanzioni e le somme  aggiuntive (…) provvedendo al pagamento integrale, anche dilazionato, entro il limite massimo di quattro rate, sulle quali sono dovuti gli interessi nella  misura  di…delle somme affidate all’agente della riscossione  a  titolo  di capitale e interessi e di quelle maturate a favore dell’agente  della  riscossione…”. Peccato però che di questa facoltà come prevedono alcuni comuni del Miranese, si è deciso di non avvalersene. Vedi link: file:///C:/Users/Acer/Downloads/AVVISO-UFF.TRIBUTI.pdf

 

Purtroppo le amministrazioni locali su questi temi pensano prima sempre alla cassa e poi poco al cittadino  nei comuni del Miranese, tra cui Noale, si è deciso infatti di non concedere ai propri cittadini e aziende le agevolazioni previste da questa legge. In molti casi è stato comunicato con un avviso in altri neppure quello lasciando la cosa alla logica deduzione che così facendo snon si aderisce e il cittadino è tenuto a cercare di capire questo atteggiamento concludente.

Questo aspetto, continua l’esperto, apre alcuni dubbi interpretativi: il primo dovuto al fatto che i ruoli sono di vario tipo in quanto potrebbero essere stati affidati prima a un concessionario e poi a un altro. In origine era Equitalia poi ABACO o ad altri.

Ciò induce a pensare che quanto è in Equitalia è “rottamabile”, mentre quanto non lo è, no. Se l’ente che ha elevato il ruolo (il Comune, la Provincia o la Regione), a esempio per una sanzione amministrativa per violazione del codice della strada, non si è avvalso della facoltà prevista dalla legge significa che l’esattore non può di suo concedere nulla. Altro aspetto è che in assenza di alcun regolamento e/o adesione al punto 3 dell’articolo 6ter non avvalendosi della facoltà concessa della legge non si interrompono neppure i termini di prescrizione dovendo così agire ancor più aspramente e velocemente nel recupero delle somme pena la totale perdita di quanto non incassato Così facendo le amministrazioni hanno deciso di non favorire i propri cittadini e/o le aziende in difficoltà, ma di favorire così gli enti esattori. Questi infatti, se fosse stato recepito il disposto dell’art. 6/ter avrebbero perso tutti i loro diritti di esazione fino al 31.12.2016, mentre le somme dovute ai comuni e l’eventuale interesse per la dilazione di pagamento sarebbero rimaste all’incasso. Lo scandalo infatti  è che gli enti esattoriali perderebbero moltissimo nella rottamazione e invece, come ora accade, guadagnerebbero moltissimo nel non farla concedere. E infatti è così, i Comuni mirano solo a favorire questi enti esattoriali e incassano sulle violazioni non pagate nei tempi ordinari. In sostanza hanno tutto l’interesse a che i cittadini non paghino. Il guadagno poi  è interamente politico e delle lobbies che vogliono far crescere gli enti di riscossione.

I ruoli comunali affidati ai concessionari sono: tasse e i tributi come Ici, Imu, Tasi, Tari, Tia, Tosap, Tassa di scopo,   e addizionali comunali e regionali. Oltre alla tassa sulle affissioni, l’imposta sulla pubblicità e l’Ica, oggi anche le “multe stradali”, cosa non di poco conto. Il più delle volte la riscossione è affidata a Equitalia ma da tempo l’Abaco interviene per l’Unione dei Comuni del Miranese.

Alberto De Franceschi,

Noale, 1 febbraio 2017

BANCHE: UN POZZO SENZA FINE, ORA L’ANATOCISMO

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Così si legalizza l’anatocismo vietato dalla legge. Insomma lo scandalo banche, sembra un pozzo senza fine. 

È la denuncia che parte dal tributarista di Noale, Alberto De Franceschi che ha studiato la questione.

“Lo avevo evidenziato in agosto – spiega l’esperto – e oggi sono partite da VENETO BANCA le notifiche ai correntisti con cui si chiede di sottoscrivere l’addebito in conto corrente degli interessi passivi”.

Dalla circolare trasmessa da Veneto Banca infatti si legge che è entrata in vigore la nuova normativa sulle modalità di regolamento degli interessi in conto corrente, pertanto si legge “gli interessi debitori maturati sono contabilizzati separatamente rispetto alla quota capitale e diventano esigibili il 1.marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati e comunque al termine del rapporto per cui sono dovuti. Il cliente può autorizzare preventivamente l’addebito degli interessi esigibili sul conto corrente. In questo caso la somma addebitata è considerata quota capitale”.

“Questo – spiega De Franceschi – serve a far capitalizzare e maturare, in caso di saldo negativo, ulteriori interessi passivi. Ebbene, sappiate che questa procedura è illegale”. L’anatocismo infatti previsto dall’articolo 1283 del codice civile recita: “in mancanza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziale o per effetto di convenzione posteriore alla loro scadenza, e sempre che si tratti di interessi dovuti almeno per sei mesi”.

Ma la giurisprudenza non autorizza il pagamento degli interessi composti sulle quote di debito (capitale e interessi) che non sono state regolarmente pagate a scadenza.

“Nonostante i divieti, come al solito – incalza De Franceschi – si vogliono favorire le banche e nonostante il disposto normativo del D.L. 18 14/2/2016 convertito in Legge l’ 8.4.2016 numero 49, Capo IV Art. 17 bis, che riconosce l’illegalità da parte delle banche di capitalizzare gli interessi per produrre ulteriori nuovi interessi, si dà la possibilità al cliente di accettare tale capitalizzazione, pena il pagamento dell’interesse di mora”. Infatti ciò che sconcerta è proprio che nonostante esista una legge, questa, come rileva l’esperto è stata sormontata dal decreto del Cicr del Ministero delle Finanze.

“A tutela e stimolo alla sottoscrizione della clausola – spiega De Franceschi – è successivamente intervenuto il decreto del Cicr n. 343 del 3 Agosto 2016 nel quale si è inserita la possibilità di tale oscenità dando la facoltà al cliente di accettare con firma espressa la metodologia di capitalizzazione degli interessi, vedi le vergognose clausole all’articolo 4 punti 6 e 7. Insomma un divieto buttato dalla finestra e reintrodotto dalla porta scorrevole del Ministero delle Finanze”.

In questo modo il cliente può autorizzare preventivamente l’addebito degli interessi esigibili sul conto corrente, in questo caso la somma addebitata è considerata quota capitale. L’autorizzazione è revocabile dal cliente in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia luogo.

“Capiamo che inoltre, in assenza di autorizzazione all’addebito – aggiunge l’esperto – e in caso di mancato pagamento, sul debito da interessi la banca potrà applicare gli interessi moratori. Tutto ciò è inaccettabile. Una banca che promuove una pratica vietata è una follia da condannare”.

Ufficio stampa Alberto De Franceschi

Noale 9 gennaio 2017

Pensioni in ritardo: l’Inps non paga più gli oneri a banche e poste

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PENSIONE IN RITARDO. Ecco perché! L’Inps non paga più gli oneri a banche e Poste

“QUESTO è UN SISTEMA PER AMMAZZARE GLI ITALIANI”, è la denuncia di una pensionata che arriva ad Alberto De Franceschi, il tributarista, esperto di fisco a Noale, e che l’altra mattina è arrivata anche in diretta tv a Canale Italia, finché il tributarista parlava della nuova modalità di erogazione delle pensioni.

Le pensioni, come rende noto l’Inps con una nota, a decorrere dal 1 gennaio 2017, arriveranno dopo il secondo giorno bancabile e quindi dal 2 di ogni mese in poi e non più dal primo. A riprova che sia effettivamente così, una signora pensionata ci conferma che anche a lei è stato comunicato che dal 1 gennaio prossimo, riceverà la pensione il 2. “Le bollette scadono – dice – e io ho farmaci da comprare. Questo è un sistema per ammazzare gli italiani, ci stanno ammazzando”.

E anche una circolare dell’Inps rende nota la disposizione dell’articolo 6 del decreto legge 21 maggio 2015, n. 65 che ha stabilito che “ A decorrere dall’anno 2017, detti pagamenti sono effettuati il secondo giorno bancabile di ciascun mese”.

Ieri poi la nota dell’Inps ha reso noto il calendario degli accrediti per il 2017. La rata pensionistica 2017 infatti sarà erogata da Poste e banche il 3 gennaio 2017.

“Capiamo perché è così”,dice l’esperto professionista. “In sostanza – incalza De Franceschi – per motivi che vengono ben mascherati informano che i pochi e miseri soldi della pensione appena sufficienti per tirare a fine mese, non sono più disponibili dal primo di ogni mese. Insomma, se li tengono, anche per quattro giorni. Per quale motivo? Il motivo che nessuno vuole meglio specificare è che l’Inps non vuole più pagare gli oneri bancari agli istituti di credito”.

 Infatti il decreto legge del 21 maggio 2015, n.65, specifica al capo II, articolo 6 che nel corso del 2015 sono stati pagati oneri derivanti dal comma  1,  valutati  in 0,971 milioni di euro, in 6,117 milioni di  euro  per l’anno 2016, in 11,246 milioni di euro per  l’anno  2017,  in  18,546 milioni di euro per l’anno  2018  e  in  26,734  milioni  di  euro  a decorrere dall’anno 2019.

“Questo – spiega l’esperto – produce un risparmio, in quanto come specifica anche il comma 2 lettera A dell’articolo 6, vengono ridotte le commissioni corrisposte agli istituti di credito e a Poste Italiane Spa che chiaramente andranno a recuperare con i tre giorni di ritardo sul contribuente”.  Ancora una volta  si andrà a pescare sulle tasche degli italiani e si permette alle banche di speculare senza alcun limite.

“Una normativa che non sta né in cielo né in terra – incalza De Franceschi – e si fa beffe di quello che le disposizioni legislative prevedono. É più di una presa per i fondelli, parlano di razionalizzazione delle pensioni che poi nemmeno fanno. Facendo così i problemi vengono spostati dall’ente ai cittadini. L’ente se ne lava le mani e il cittadino, come sempre, paga”.

Alberto De Franceschi,

tributarista ed esperto di Fisco di Noale e Albignasego,

Noale 28 dicembre 2016

 

Venetisti indagati e gli evasori? Bè quelli condonati!

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Ieri abbiamo scritto ai direttori dei giornali

Egregio direttore,

leggo oggi un articolo pubblicato sul Corriere del Veneto in cui si denuncia che i venetisti, i cosiddetti anti – fisco, istigherebbero a non pagare le tasse.
Riporta il Corriere “gli indagati avrebbero istigato i contribuenti a ritardare, sospendere o non effettuare il pagamento di imposte dovute durante numerose assemblee, manifestando così il proprio disconoscimento dello Stato italiano”.
Apprendo inoltre che essi avrebbero affermato di essere soggetto di diritto internazionale, riconosciuto dall’ Onu e quindi desiderosi e legittimati di portare il Veneto verso la strada dell’autodeterminazione.
Mi chiedo come possa accadere una cosa del genere, hanno addirittura detto che “hanno paura di noi perché abbiamo bloccato cartelle esattoriali per 53 milioni di euro e perché tanti veneti hanno restituito la tessera elettorale”.

Leggendo questo articolo penso al condono, la voluntary disclosure, fatto per il terzo anno di fila dal Governo Renzi. Un condono fatto a favore di quei soggetti imprenditori e non che usano trasferire i propri capitali e redditi all’estero, evadono ed elidono le imposte. Denaro che poi ovviamente viene ripulito grazie al condono del Governo. Ora mi chiedo, allora chi è più onesto? Questi soggetti che non pagano le tasse ma tanto poi sono perquisiti e condannati da Equitalia o è più conveniente non dire niente, evadere il fisco usando i mercati esteri, tanto poi si resti impuniti?

Questa dico io è l’incertezza della pena. Mi sembra abbastanza scandaloso che si arrivi con la voluntary disclosure a premiare e perdonare certi soggetti e a bastonare sempre i soliti disgraziati.

Forse è il caso di cominciare a non fare sconti a nessuno. Le tasse vanno pagate, da tutti. Venetisti compresi. É un dovere sancito dalla nostra Carta costituzionale, all’articolo 53, che impone di pagare le tasse, in base al proprio reddito e, aggiungerei io, in presenza di adeguati servizi. Bastonare poi i moribondi che non ce la fanno a pagare le cartelle di Equitalia (e non mi riferisco ai Venetisti) e perdonare gli imprenditori, è assolutamente bestiale.

Alberto De Franceschi,
tributarista di Noale

30 novembre 2016

EQUITALIA: PRONTO IL MODELLO PER OTTENERE LO SCONTO SULLE CARTELLE

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L’ESPERTO TRIBUTARISTA DE FRANCESCHI “OCCHIO ALLE SCADENZE, NON ASPETTATE TROPPO

Ecco il modello per poter ottenere uno sconto sulle cartelle di Equitalia.
Come è stato reso noto sarà possibile inviare via pec (l’elenco a pagina 4 del modello) la richiesta di adesione.
La definizione prevede di poter definire tutte le cartelle riguardanti imposte e tasse (IRPEF, IRES, IVA, INPS, IRAP, ICI, IMU, etc) oltre alle sanzioni per le violazioni del codice della strada. ovviamente queste devono essere un ruolo, quindi deve essere stata notificata al soggetto una cartella e solo da Equitalia.
La “definizione agevolata” qualora sottoscritta chiude qualunque contenzioso tributario in essere.
In presenza di un pagamento rateizzato si dovranno pagare le somme residue e si guadagnerà così uno sconto (circa il 39%) pagando una minor sanzione e interessi.
Qualora la somma da pagare non fosse nelle disponibilità economiche e finanziarie del contribuente potrà essere richiesta una rateizzazione di 4 rate con una dilazione temporale massima fino al 2018. In questo caso si deve considerare che le rateizzazioni concesse sino a ora sono per una durata da 6 a 10 anni ma accettando le agevolazioni concesse verranno ridotti i tempi di pagamento e di conseguenza le rate saranno più pesanti.
E’ stato chiarito che il contribuente ha la possibilità e non l’obbligo di accettare la definizione agevolata, pertanto se non è in grado di pagare la nuova rata mantiene quella in essere.
Un aspetto importante della questione è che è una norma esclusiva per i soli ruoli di Equitalia per cui le imposte e le tasse che non sono state pagate a Equitalia non hanno alcuna riduzione o sconto.

Per fare alcuni esempi le rateizzazioni concesse dall’Agenzia delle Entrate, quelle fatte dalle pubbliche amministrazioni (Comuni, Regioni, INPS, INAIL, etc.).
Il termine per presentazione la domanda è il 23 GENNAIO 2017 e entro il 24 APRILE 2017 Equitalia darà una risposta di accoglimento alla domanda presentata.

 

Ufficio Stampa, Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributarista

Noale, 5 novembre 2016

MA IL VENETO RESTA SEMPRE A BOCCA ASCIUTTA?

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Da una tabella proposta dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti vediamo che delle opere pubbliche incompiute (ben 34) ne rimangono da fare 34, cioè tutte.

“Mi fa alterare – attacca il tributarista Alberto De Franceschi –  che si parla di opere pubbliche come la Pedemontana che è ancora ferma per le diatribe tra JP Morgan e la Cassa Depositi e Prestiti e ancorata da uno stato che non sblocca i fondi”.

Dalla Regione fanno sapere che la Pedemontana, quella Salerno Reggio Calabria del Nordest che è già costata allo Stato ben 615 milioni di euro, ben oltre i 243 milioni ipotizzati nel 2003, si farà.

Attualmente per far ripartire i lavori mancano 1,6 miliardi, per completare questa arteria che collega le province di Treviso e Vicenza. Da mesi il governatore del Veneto, Luca Zaia sta conducendo una battaglia con il premier Matteo Renzi perché venga dato via libera a un prestito obbligazionario garantito dalla Cassa Depositi. Nel 2003 la superstrada viene dichiarata tra le infrastrutture di interesse nazionale per le quali concorre l’interresse regionale. Ma con il passare degli anni i costi dell’opera sono lievitati.

“Inutile dire – dice De Franceschi – che i 576.287.353 milioni di euro sono fermi in cerca di una copertura. Nella lista locale delle opere incompiute possiamo leggere anche quei 122.900.000 milioni di euro sul riequilibrio geologico di Venezia. Poi se proseguendo nella lettura della tabellina, credo che, nelle 113 opere pubbliche della autonoma regione Sicilia (quella che poi richiede fondi allo stato per pareggiare il bilancio regionale), così come nelle 91 opere della Puglia, e in quelle 53 del Lazio, ci siano di sicuro opere dove la magistratura oggi ha molto da indagare. Opere simili alla storia del Mose per intenderci. Insomma chi ci governa – incalza De Franceschi – continua tranquillamente a usare il Veneto come un salvadanaio dove attingere i fondi per pagare tutto, ma non pensa minimamente a investire sulle opere infrastrutturali pubbliche. Così facendo si fa perdere la competitività economica alla regione, che, senza opere, deve competere con chi di fondi ne investe continuamente (vedi Germania, Austria, Croazia e via dicendo).“Oggi – scrive la Corte dei Conti in una relazione del dicembre 2015 – il costo di realizzazione ha superato, con gli oneri capitalizzati, i 3 miliardi, anche a causa del necessario, continuo miglioramento progettuale e delle opere compensative richieste dagli enti locali». I problemi starebbero tutti nelle difficoltà di recuperare i soldi necessari a finanziare l’opera. Nella relazione della Corte infatti si legge che a oltre sei anni dalla stipula della convenzione non è ancora disponibile gran parte del capitale privato per la realizzazione dell’opera.

Riflettiamoci sopra perché le vittime della crisi pagano questo pegno perdendo la propria azienda, il proprio lavoro, la propria casa e via dicendo e purtroppo nella tecnica della “distrazione di massa” tutto passa sottobanco”.

 

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi,

esperto di fiscalità e tributarista

Noale, 5 novembre 2016

 

 

Contributi per il Tornado? L’ Agenzia delle Entrate è in ritardo di 288 giorni

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E ora si mobilita anche il Senato.

É stata presentata il 13 ottobre scorso un’ interpellanza a nome dei senatori di FI e Pdl: Marco Marin, Giovanni Piccoli, Stefano Bertacco e Bartolomeo Amidei, al presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro dell’Economia e finanze.

Un’interpellanza fatta proprio in seguito alla denuncia fatta dal tributarista noalese Alberto De Franceschi che aveva studiato la questione.

Con una precedente interrogazione con carattere d’urgenza (atto n. 3-02054) gli interroganti – si legge nell’interpellanza – in riferimento ai fenomeni temporaleschi che hanno colpito il Veneto nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio 2015, avevano chiesto interventi in favore dei cittadini e delle imprese fortemente danneggiati da tali eventi atmosferici”.

Ora, l’articolo 1 della legge 208/2015 (legge di stabilità 2016), nei commi da 422 a 428, prevede la concessione di contributi con le modalità del finanziamento agevolato sia ai soggetti privati che alle attività economiche e produttive e demanda a ordinanze adottate dal Capo del Dipartimento della protezione civile d’intesa con le regioni interessate e di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, le modalità attuative.

L’ordinanza del 16 agosto scorso, la numero 385, dispone che, in base a quanto previsto dalla legge n. 208/2015, il contributo effettivamente spettante viene riconosciuto, sotto forma di finanziamento, a cura dell’Istituto di credito convenzionato che sarà successivamente individuato dal titolare del contributo e comunicato al Comune.

Tale finanziamento – si legge sempre nell’ordinanza – viene utilizzato dal beneficiario per i pagamenti alle imprese fornitrici o esecutrici degli interventi ancora da realizzare e/o a titolo di rimborso per le spese eventualmente già sostenute come risultanti all’esito dell’istruttoria della domanda; tali contributi in realtà sono veri e propri mutui; la misura del finanziamento agevolato con fruizione del credito d’imposta non è adeguata in quanto questa procedura comporta il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza delle vittime e di conseguenza il rischio di non poter percepire il credito d’imposta. A ciò si aggiungono: il pagamento degli interessi e il rischio di pignoramento, a carico dei soggetti insolventi, delle somme di denaro che servirebbero a ricostruire la casa distrutta dall’evento calamitoso”.

Non solo, c’è di più.

La verità è che a distanza di 288 giorni dalla legge – sentenzia De Franceschi – l’Agenzia delle Entrate che dovrebbe definire i parametri fiscali e tributari ancora non si è pronunciata. Questo ha indotto, grazie alla mancanza di informazione e all’assenza di trasparenza che sottostà a quel principio di democraticità che pretendiamo innalzare sul nostro Paese, a una rinuncia da
parte di chi aveva diritto a chiedere i soldi e per il timore di vedersi un mutuo di durata 25ennale, pensate ben 25 anni, non li ha chiesti.
Con tanto di false, illusorie e ingannevoli rassicurazioni da parte di chi ha voluto nascondere l’evidenza. Ci chiediamo cosa aspetti l’Agenzia delle Entrate a pronunciarsi. Che le case distrutte dal tornado marciscano ancora con l’inverno che avanza? Qualcuno è andato in Riviera del Brenta a vedere come sono presi? La gente teme di essere ancora presa per i fondelli e solo il 20% ha fatto domanda per ottenere i rimborsi. Se è garanzia questa. Ancora una volta a rimetterci saranno i cittadini, già tornadati e ancora di più devastati dal ritardo, incompetenza e incapacità delle persone”

L‘Agenzia delle Entrate infatti – ribadiscono i senatori – che dovrebbe definire i parametri fiscali e tributari, non si è ancora pronunciata”.

I senatori inoltre sollevano come il Consiglio dei Ministri abbia già approvato il decreto legge, non ancora pubblicato, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016 e che nello stesso giorno in cui è stato approvato il decreto e in concomitanza con “il profuso impegno per la campagna referendaria, il Presidente del Consiglio si è recato ad Amatrice, a rivendicare le misure adottate ribadendo la vicinanza del Governo alla popolazione; tale attenzione – dicono – non è stata dimostrata nei confronti della popolazione delle regione Veneto che , a oggi, con l’arrivo della stagione invernale, è ancora in attesa di norme chiare ed aiuti “concreti” per poter far fronte alle spese di ricostruzione delle proprie abitazioni e imprese danneggiate”.

I senatori quindi chiedono quali iniziative i ministri intendano adottare affinché vengano fissati i parametri fiscali e tributari per la concessione dei finanziamenti agevolati previsti per le popolazioni dei comuni della regione Veneto colpite dagli eventi calamitosi dell’8 luglio 2015, senza che questo comporti il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza da parte dei soggetti coinvolti.

Ufficio Stampa, tributarista Alberto De Franceschi

Esperto di fisco ed economia

Noale, 15 ottobre 2016

I RIMBORSI DEL TORNADO E DEL TERREMOTO? UNA BEFFA

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Ecco come lo Stato rimborsa le vittime del tornado, come rimborsa i terremotati. A smascherare il circolo vizioso della legge finanziaria 2016 è il tributarista di Noale e Albignasego, Alberto De Franceschi.

La legge in oggetto è la 208 del 28 dicembre 2015: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, ossia la famosa legge di stabilita’ 2016.

In base a questa le banche possono dare finanziamenti ai soggetti danneggiati dagli eventi calamitosi, nel limite massimo di 1.5000 milioni di euro. Nel caso in cui il finanziamento venga concesso, in capo a chi ne beneficia – quindi il terremotato o il tornadato – matura un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione.

Questo vuol dire – secondo il tributarista De Franceschi – che non stiamo più parlando di contributi, ma di debiti con recupero fiscale, erogati a soggetti disagiati che sicuramente avranno difficoltà a recuperarli nel breve periodo.

La compensazione infatti prevede che il recupero del credito che il tornadato ha maturato, avvenga dopo l’inserimento del credito in una dichiarazione dei redditi. Ma la dichiarazione va presentata entro il termine di luglio – settembre, dell’anno successivo all’emergere del credito.

Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che i crediti emergenti nel 2015, vista la norma emanata solo nel 2016, saranno fruibili da luglio – settembre 2017.

Una leva finanziaria che allunga i tempi, le persone dovranno pagare le banche e attendere oltre un anno e sei mesi prima di incassare quanto già versato.

Infatti nel momento in cui il tornadato contrae il mutuo, deve pagare le rate. Rate che saranno recuperato solo nella dichiarazione dell’anno successivo, questo con la normativa attuale.

“In più – incalza De Franceschi – il finanziamento posso riceverlo ma se un povero disgraziato non ha soldi, come fa a pagare le rate? Tutto ciò è assurdo. In più il capitolo si chiama contributo, quindi dovrebbe essere denaro contante, dato ai singoli soggetti. Un pensionato con pensione minima, mi chiedo, o una famiglia monoreddito come fa a pagare?”

Ma non è tutto. Come recita la legge, i finanziamenti agevolati, di durata massima 25 anni, sono erogati e posti in ammortamento sulla base degli stati di avanzamento dei lavori. “Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che si danno ancora soldi alle banche perché vengono calcolati anche gli interessi ossia il preammortamento, dal momento in cui vengono dati i soldi per pagare le ditte fornitrici, al momento in cui si fa il contratto di mutuo”.

Ossia se io ho la casa danneggiata e contraggo un mutuo, in base allo stato di avanzamento dei lavori, pago i miei rifornitori di materiale e la manodopera, fino a che non ho ultimato i lavori. Questo vuol dire che sulle somme anticipate pago un interesse ma se fosse un reale contributo per i danneggiati, non dovrebbe esserci un interesse passivo.

L’altra beffa è il sequestro della casa qualora non si paghi.

La legge infatti prevede che in mancanza di tempestivo pagamento spontaneo, lo stesso soggetto finanziatore (banche) comunica alle amminstrazioni pubbliche, per la successiva iscrizione a ruolo, i dati del debitore.

“Da qui parte il recupero delle somme che saranno attinte dall’immobile – dice De Franceschi – e la cosa scandalosa è che proprio l’immobile è oggetto di contributo”.

“Come sempre queste norme – conclude De Franceschi – vengono fatte senza considerare quanto già presente sia a livello civilistico che tributario, ne emergono situazioni, come abbiamo rilevato, in cui per avere un vantaggio si rischia di beccarsi un pignoramento dell’immobile perché non si hanno le somme necessarie per finanziare i danni e attendere che lo stato liquidi quanto promesso. Queste norme/agevolazioni dovrebbero agevolare questi soggetti, non aggravarli”.

Studi di settore addio, De Franceschi: l’ennesima falla

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Stop. Si cambia. Lo studio di settore cambia volto e diventa un indicatore di “compliance”.

Se fino a oggi lo studio di settore si basava sulla comparazione dei ricavi o compensi dichiarati con quelli calcolati attraverso un’elaborazione statistico – matematica dei dati contabili e strutturali, ora viene introdotto, l’“indicatore di “compliance, un dato sintetico che fornirà, su una scala da uno a dieci, il complessivo grado di “affidabilità” del contribuente.

Questo indicatore sarà tarato sulla base dell’attività economica svolta dal contribuente e assegnerà un grado di affabilità che scaturisce da una nuova elaborazione statistico-economica dei dati dichiarati. Una elaborazione che fondata su un sistema di sette indici significativi. Se il livello raggiunto è buono, il soggetto potrà accedere al regime premiale, con diversi vantaggi in termini di accelerazione per quanto riguarda i tempi relativi ai rimborsi fiscali, l’ esclusione da alcuni tipi di accertamento e una riduzione dei termini di prescrizione.
Lo scopo è quello di stimolare il contribuente all’adempimento spontaneo e al miglioramento della propria posizione di affidabilità fiscale.

Ma per il tributarista Alberto De Franceschi, operante a Noale nel veneziano e Albignasego di Padova, se tutto ciò può avere i suoi vantaggi in realtà non li ha. Vediamo perché:

“Questo è un RESTYLING – dice – CHE PRODURRÀ SOLO NUOVI COSTI. SI TORNI AL CONCORDATO PREVENTIVO FISCALE”.

Per De Franceschi infatti questo sistema che prevede gli indicatori di “compliance” è solo il tentativo di “vestire a nuovo ciò che nuovo non è.

“Questo produrrà solo nuovi costi per noi operatori del settore – avverte l’esperto – per nuovi software, formazione, manualistica varia e fiumi di ore straordinarie in attesa della versione definitiva a ridosso scadenza. Inoltre sottolineo come la questione si risolverebbe più semplicemente con il vecchio, ma efficientissimo, concordato preventivo fiscale triennale. Questo consentirebbe la tranquillità agli imprenditori di fare pianificazione fiscale nei propri bilanci e al fisco di monitorare e programmare meglio le proprie azioni, sia di controllo, che di gettito delle imposte”

#seguiteci #defranceschi #fisco #reddito #economia #tasse

Ecco perché il 730 precompilato è un modello zoppicante

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Zoppica, fa acqua. Fa acqua da tutte le parti. Il modello 730 precompilato secono il tributarista veneziano Alberto De Franceschi fa acqua. I dati infatti soprattutto quelli delle spese sanitarie, dice il professionista con studio a Noale e Albignasego, devono essere trasmessi in automatico perché dice “SENZA OBBLIGO DI TRASFERIMENTO è UNO STRUMENTO INUTILE”

Lui pone la questione che si auspica non rimanga inascoltata, proprio in questo periodo, a pochi giorni dalla chiusura dei termini per la presentazione della documentazione. Il professionista fa il punto sulla nuova procedura, mettendone in evidenza le principali criticità.

“Che senso ha – si chiede – il 730 precompilato se non vengono trasmessi in automatico i dati essenziali come quelli relativi alle spese sanitarie?”

“Molti contribuenti preferiscono – spiega De Franceschi – soprattutto per timori legati alla propria privacy, di non far trasmettere le ricevute per l’inserimento automatico nel modello precompilato. È un loro diritto, ma che di fatto invalida l’utilità della nuova procedura, dal momento che questo comporta, come in passato, il ricorso all’inserimento manuale in un secondo tempo”.

Per l’esperto il trasferimento delle ricevute sanitarie dovrebbe essere reso obbligatorio. Anzi, in realtà si tratta di una procedura addirittura superflua “dal momento che le stesse identiche informazioni vengono già trasmesse dal medico che emette la fattura attraverso lo spesometro. Nei casi di pagamento con bancomat o carta di credito, inoltre, vengono trasmesse le medesime informazioni con buona parte delle paure per la privacy del contribuente”.

“Al momento – conclude De Franceschi – il 730 precompilato con questi vincoli risulta parziale e perde molto in efficacia. Se non vi si porrà rimedio sarà destinato a rimanere uno strumento ‘azzoppato’, che anzichè semplificare la vita ai contribuenti, ai professionisti e ai Caf, la complicherà senza reali benefici”.