ROTTAMAZIONE SOLO PER POCHI

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Rottamazione Equitalia? Se i sindaci si mettono in mezzo, si rottama poco niente.

Bella la rottamazione delle cartelle Equitalia, bella sì, peccato che i sindaci, come dire, mettano il carro in mezzo ai buoi. La rottamazione delle cartelle, infatti, misura varata dal Governo esiste, ma non per tutti.

Denuncio il fatto che alcuni comuni non intendono favorire la rottamazione delle cartelle esattoriali da enti diversi da Equitalia. E questo sfavorisce i contribuenti e avvantaggia le amministrazioni.

Da mesi si parla di aiuti ai privati e alle aziende che arriverebbero grazie alla rottamazione dei ruoli esattoriali, estesa anche ai tributi locali.

Questo infatti è frutto dell’articolo 6/ ter del decreto legge 193/2016 ora convertito in legge, la n. 225/2016. “Relativamente ai carichi inclusi in ruoli – si legge nell’articolo – affidati agli  agenti della riscossione negli anni dal 2000 al  2016,  i  debitori  possono estinguere il debito senza corrispondere le sanzioni incluse in  tali carichi, gli interessi di mora (…) ovvero le sanzioni e le somme  aggiuntive (…) provvedendo al pagamento integrale, anche dilazionato, entro il limite massimo di quattro rate, sulle quali sono dovuti gli interessi nella  misura  di…delle somme affidate all’agente della riscossione  a  titolo  di capitale e interessi e di quelle maturate a favore dell’agente  della  riscossione…”. Peccato però che di questa facoltà come prevedono alcuni comuni del Miranese, si è deciso di non avvalersene. Vedi link: file:///C:/Users/Acer/Downloads/AVVISO-UFF.TRIBUTI.pdf

 

Purtroppo le amministrazioni locali su questi temi pensano prima sempre alla cassa e poi poco al cittadino  nei comuni del Miranese, tra cui Noale, si è deciso infatti di non concedere ai propri cittadini e aziende le agevolazioni previste da questa legge. In molti casi è stato comunicato con un avviso in altri neppure quello lasciando la cosa alla logica deduzione che così facendo snon si aderisce e il cittadino è tenuto a cercare di capire questo atteggiamento concludente.

Questo aspetto, continua l’esperto, apre alcuni dubbi interpretativi: il primo dovuto al fatto che i ruoli sono di vario tipo in quanto potrebbero essere stati affidati prima a un concessionario e poi a un altro. In origine era Equitalia poi ABACO o ad altri.

Ciò induce a pensare che quanto è in Equitalia è “rottamabile”, mentre quanto non lo è, no. Se l’ente che ha elevato il ruolo (il Comune, la Provincia o la Regione), a esempio per una sanzione amministrativa per violazione del codice della strada, non si è avvalso della facoltà prevista dalla legge significa che l’esattore non può di suo concedere nulla. Altro aspetto è che in assenza di alcun regolamento e/o adesione al punto 3 dell’articolo 6ter non avvalendosi della facoltà concessa della legge non si interrompono neppure i termini di prescrizione dovendo così agire ancor più aspramente e velocemente nel recupero delle somme pena la totale perdita di quanto non incassato Così facendo le amministrazioni hanno deciso di non favorire i propri cittadini e/o le aziende in difficoltà, ma di favorire così gli enti esattori. Questi infatti, se fosse stato recepito il disposto dell’art. 6/ter avrebbero perso tutti i loro diritti di esazione fino al 31.12.2016, mentre le somme dovute ai comuni e l’eventuale interesse per la dilazione di pagamento sarebbero rimaste all’incasso. Lo scandalo infatti  è che gli enti esattoriali perderebbero moltissimo nella rottamazione e invece, come ora accade, guadagnerebbero moltissimo nel non farla concedere. E infatti è così, i Comuni mirano solo a favorire questi enti esattoriali e incassano sulle violazioni non pagate nei tempi ordinari. In sostanza hanno tutto l’interesse a che i cittadini non paghino. Il guadagno poi  è interamente politico e delle lobbies che vogliono far crescere gli enti di riscossione.

I ruoli comunali affidati ai concessionari sono: tasse e i tributi come Ici, Imu, Tasi, Tari, Tia, Tosap, Tassa di scopo,   e addizionali comunali e regionali. Oltre alla tassa sulle affissioni, l’imposta sulla pubblicità e l’Ica, oggi anche le “multe stradali”, cosa non di poco conto. Il più delle volte la riscossione è affidata a Equitalia ma da tempo l’Abaco interviene per l’Unione dei Comuni del Miranese.

Alberto De Franceschi,

Noale, 1 febbraio 2017

IMU: i comuni possono

lavoratoriRiporto il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore ieri (30/10/2013):

Dopo l’articolo 2 e’ inserito il seguente: «Art. 2-bis. – (Applicazione dell’IMU alle unita’ immobiliari concesse in comodato a parenti). – 1. Nelle more di una complessiva riforma della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, per l’anno 2013, limitatamente alla seconda rata dell’imposta municipale propria di cui all’articolo 13 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni, i comuni possono equiparare all’abitazione principale, ai fini dell’applicazione della suddetta imposta, le unita’ immobiliari e relative pertinenze, escluse quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/ 8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo dell’imposta a parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale. In caso di piu’ unita’ immobiliari concesse in comodato dal medesimo soggetto passivo dell’imposta, l’agevolazione di cui al primo periodo puo’ essere applicata ad una sola unita’ immobiliare. Ciascun comune definisce i criteri e le modalita’ per l’applicazione dell’agevolazione di cui al presente comma, ivi compreso il limite dell’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) al quale subordinare la fruizione del beneficio.

Dopo aver letto ed evidenziato i punti evidenziati sopra, mi sembra evidente la tecnica “contentino” e di ribaltamento del problema ai comuni che possono applicare la norma (o anche no, se non hanno copertura finanziaria sufficiente). Inoltre, come non notare che i genitori (se si ritengono i reali soggetti passivi in quanto proprietari) devono avere un solo figlio in comodato (mi pare una grandissima discriminazione), e che il beneficiario deve essere imbrigliato nella gogna dell’ISEE. Poi il comune deciderà a quale indicatore di reddito darà il vantaggio normativo, giusto per non dire che valuterà bene i propri fabbisogni finanziari ed il reddito pro-capite dei nuclei familiari per fare debita cassa.

Attendiamo ora di valutare la serietà di chi amministra i nostri comuni, per capire se daranno spalla alla beffa o se agiranno con determinazione premiando il voto e mandato conferito loro dai cittadini quando li hanno eletti.

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Quando manca il confronto …..

confrontoCon riferimento alla questione della variazione del soggetto passivo d’imposta ai fini IMU, per effetto della costituzione di un diritto reale di abitazione, a fronte delle molte osservazioni formulate al riguardo sia sul sito web defranceschialberto.wordpress.com, sia sulla stampa nazionale e locale, appare opportuno intervenire nuovamente, al fine di dissipare alcuni equivoci che tale – invero inaspettato – clamore rischia di generare.

Fermo restando, infatti, quanto sin dall’inizio osservato, circa la radicale diversità tra i concetti di forma scritta (richiesta dall’art. 1350 c.c. ad substantiam per l’esistenza stessa del contratto costitutivo di diritto reale, come quello di cui si discute), pubblicità (da attuarsi mediante trascrizione dell’atto nei pubblici registri immobiliari al solo fine di rendere l’atto in parola opponibile ad eventuali terzi che avanzino pretese contrastanti con il diritto del soggetto a favore del quale il diritto reale in parola è stato costituito, ed ai quali l’atto stesso non sia stato portato a diretta conoscenza in altro modo) e atto pubblico (particolare specie di forma scritta, in questo caso richiesta ai soli fini della trascrizione nei pubblici registri immobiliari del contratto in questione), è doveroso precisare che mai lo scrivente ha inteso avvallare o favorire forme di elusione della vigente normativa tributaria.

Vero è infatti che l’iniziativa di pubblicare, all’interno del mio sito internet, un modello-base di atto costitutivo di diritto reale di abitazione – corredato da un parere professionale volto a fornire un minimo inquadramento giuridico alla questione – è stata sin dall’inizio volta unicamente a rendere noto agli interessati tale istituto, previsto dal nostro ordinamento giuridico ma poco conosciuto, evidenziandone altresì le conseguenze pratiche in materia di soggettività passiva di imposta ai fini IMU.

Spetterà poi a ciascun interessato – eventualmente assistito da un professionista di sua fiducia – valutare, in funzione delle particolarità del caso concreto e delle esigenze dei soggetti coinvolti, se sia preferibile fare ricorso a tale istituto, piuttosto che a quello del comodato, della donazione o della locazione, solo per citarne alcuni.

Mi sembra quindi superfluo – ma evidentemente, considerate le numerose critiche pervenute da parte di soggetti probabilmente meno ingenui di me, così superfluo non è – evidenziare che, nel compiere tale valutazione di opportunità, i diretti interessati dovranno rispettare tanto la lettera, quanto lo spirito della legge, astenendosi dal porre in essere operazioni di elusione fiscale.

Nel rimarcare tale aspetto, non posso tuttavia non sottolineare che neppure l’atto pubblico, in sé e per sé considerato, è sufficiente ad escludere operazioni elusive o simulate, ben potendo dimostrarsi la simulazione e la preordinazione ad un fine meramente elusivo – ove ne ricorrano i presupposti – di un contratto costitutivo di diritto reale di abitazione (o di compravendita, o di costituzione di usufrutto, e via dicendo) anche se stipulato per atto pubblico e trascritto nei registri immobiliari.

Quindi, rispetto della normativa, anche tributaria, vigente, ma rispetto sempre, sia in caso di scrittura privata redatta dalle parti autonomamente, sia di atto predisposto con l’ausilio e l’assistenza di professionisti, sia financo in caso di contratto concluso per atto pubblico.

Ciò vale anche a dissipare eventuali dubbi avanzati circa la sussistenza di una causa, dalla legge sempre richiesta a pena di nullità, del contratto costitutivo del diritto reale in parola: mentre la causa astratta, o tipica, di esso è fornita dallo stesso legislatore, e consiste appunto nel creare un diritto reale parziario a favore di un soggetto, a fronte di un corrispettivo economico o di altro interesse lato sensu patrimoniale del soggetto concedente (se si trattasse di attribuzione dettata da mero spirito di liberalità, infatti, ci si troverebbe al cospetto di una

donazione, da farsi per atto pubblico a pena di nullità), la causa concreta andrà ricercata all’interno di ciascuna fattispecie, e sarà in tanto meritevole di tutela, in quanto non abbia carattere illecito, come è invece nel caso in cui l’unico scopo pratico perseguito dalle parti sia quello di ottenere un indebito vantaggio fiscale.

Al pari delle precedenti riflessioni in materia di elusione e simulazione, anche quanto qui detto vale, chiaramente, sia per le semplici scritture private, sia per i più formali atti pubblici.

Auspico di avere in tal modo esaurientemente dissipato eventuali dubbi circa la bontà di quanto esposto e messo a disposizione del pubblico tramite il mio sito internet, la cui correttezza e conformità al dettato legislativo – che qui ribadisco – non può essere revocata in dubbio sulla base di mere considerazioni di opportunità. È stato infatti osservato che il diritto di abitazione non può essere sottoposto a pignoramento; che lo stesso, ove non trascritto, non può essere opposto ad eventuali nuovi acquirenti dell’immobile ovvero ad insoddisfatti creditori del proprietario che intendano aggredire esecutivamente l’immobile stesso, onde soddisfarsi sul ricavato della vendita; che costituendo il menzionato diritto di abitazione il proprietario si troverebbe privato della disponibilità dell’immobile per un periodo di tempo potenzialmente anche molto lungo.

Si tratta, indubbiamente, di considerazioni corrette (mentre altrettanto non può dirsi per l’osservazione, priva di fondamento giuridico, secondo cui l’immobile non potrà essere venduto senza il consenso del titolare del diritto di abitazione), ma fondate su mere ragioni di opportunità. Ancora una volta, spetterà quindi ai singoli interessati valutare le conseguenze pratiche di ciascuna opzione e decidere quale, tra le molte possibili ed ugualmente corrette, sia la formula più adatta al caso concreto, e proprio in tale frangente sarà prezioso l’intervento di eventuali professionisti ed esperti della materia (quali, ad esempio, notai, avvocati, commercialisti, tributaristi, etc.), chiamati ad assistere i clienti fornendo loro gli strumenti per comprendere appieno il significato, non solo teorico ma soprattutto pratico, dell’atto che si accingono a concludere.

Ove poi vi fossero argomentazioni contrarie, basate non già su valutazioni di opportunità, ma su più pregnanti considerazioni di carattere tecnico-giuridico, queste potranno certamente essere fatte valere dai diretti interessati in un eventuale contenzioso avanti l’Autorità Giudiziaria, che è, come noto, l’unica competente a sindacare la bontà delle contrapposte posizioni ed a pronunciarsi, con autorità di giudicato, su tali questioni.

Per concludere, infine, non posso che dichiarare tutta la mia disponibilità ad un confronto costruttivo sull’argomento, nell’interesse della generalità dei cittadini, come ho fatto anche in occasione della trasmissione in diretta  Ore 13  del 16 settembre 2013 andata in onda su AntennaTre,  dove volutamente è stato invitato a discutere chi era di parere contrario,  auspicando al contempo che i miei oppositori riescano a condurre responsabilmente tale confronto dialettico, senza scadere – come purtroppo è talvolta accaduto – in inutili contestazioni rivolte alla mia persona le quali, lungi dallo sminuire la bontà della mia tesi, altro non fanno che denotare l’altrui pochezza di argomenti.