IMU IL GIOCO DEI PACCHI

E’ davvero il paese dei “pacchi“. Questa volta ce li consegnano a ridosso di Natale per farci gli auguri. Nella pubblicazione della Legge numero 124 del 28/10/201,3 divenuta operativa il 30/10/2013, il Governo ci ha illuso che chi aveva dato in uso gratuito una seconda casa ad un familiare in linea retta, poteva usufruire delle agevolazioni IMU concesse a proprietari di una prima casa, purchè si dimostrasse il proprio “status” di non ricco con l’utilizzo dell’ISEE. Da subito ho rilevato come la questione era sospetta, difficilmente i Comuni avrebbero acconsentito di adottare una tale agevolazione; visto che i 18,5 milioni di euro non potevano soddisfare i casi esistenti che il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha stimato in 37 milioni di euro (18,50 milioni di euro in meno) nella risposta alla data alla VI° Commisione Finanze Question Time numero 5-00976. Alla fine, l’amarezza nasce con la verifica delle posizioni assunte dai Comuni che, come quelli del Miranese, hanno bocciato senza appello l’agevolazione riferendosi al tono letterale presente nella normativa “i Comuni possono equiparare” e ovviamente la via più semplice a scapito dei cittadini è proprio quella di non fare. Assurdamente alcuni Comuni addirittura lamentano l’inadeguatezza nella distribuzione dei rimborsi definendosi “virtuosi” per aver mantenuto l’aliquota minima (ma non per tutti), non usufruendo della facoltà, prevista dalla legge, di applicare l’IMU dal 4 al 6 per mille, ma più subdolamente utilizzando un aumento delle addizionali comunali (trattenute mensilmente nelle buste paga dei dipendenti e nei conteggi delle dichiarazioni dei redditi degli imprenditori) portate all’aliquota del 0,80% dove prima era mediamente 0,30% con un aumeto dello 0,50%. Se poi si eseguono dei conteggi in Comuni dove il reddito procapite non sia pari a 9.000 euro annui (quindi ad alto tasso di povertà), l’importo incassato dalle addizionali si dimostra ben superiore a quello incamerato (e più visibile ai concitadini) derivante dall’IMU. Rimane, pertanto, la soluzione della concessione del diritto di abitazione l’unica, alternativa a vantaggio dei cittadini a cui i Comuni prima o poi dovranno adeguarsi alla disposizione giuridica che non gli lascia alcun margine di interpretazione o rigetto, pena la refusione delle spese legali.

FONTE: La Nuova Venezia del 8 dicembre 2013 pagina  29

FONTE: La Nuova Venezia del 8 dicembre 2013 pagina 29

FONTE: Il Gazzettino del 9 dicembre 2013 inserto locale pagina X

FONTE: Il Gazzettino del 9 dicembre 2013 inserto locale pagina X

 

E INCONTRO FU…. IMU AGEVOLATA SOLO AD UN FIGLIO

IncontroBeretta4Si è tenuto l’incontro con il Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta (venerdì 8/11) proposto dalla diretta televisiva di Mi Manda RAI Tre, durante il quale ho consegnato lo studio sul diritto di abitazione quale soluzione alternativa al comodato d’uso. Nell’incontro che a breve sarà trasmesso nella trasmissione “IL FARO economia in luce “del 25/11/2013 alle ore 13 su AntennaTre (canale 13 digitale terrestre), ho avuto modo di chiarire alcuni aspetti delle recenti variazioni sull’IMU. Ciò che mi ha lasciato perplesso è il fatto che la soluzione di dare le agevolazioni IMU ai contratti  in comodato d’uso esclusivamente ad un figlio è una scelta voluta, ritenendo che chi ha più case e più figli ha le disponibilità economiche per far redigere rogiti o altro. Inoltre l’ISEE è totalmente demandato ai comuni (per la definizione soglie, aliquote, detrazioni, etc.) ristornando unicamente 18,5 milioni di Euro contro i 37 necessari per l’esenzione totale, come dire: comuni,  attuate voi il taglio e le relative pessime conseguenze!
L’unica buona notizia è sul fronte giuridico, infatti queste “agevolazioni” volgono esclusivamente per i comodati  d’uso mentre per chi ha il diritto di abitazione rimane il vantaggio della prima casa esclusiva (senza ISEE o altre limitazioni). Stiamo ora a vedere cosa i comuni ci diranno entro il prossimo 9 dicembre.
Nel frattempo oggi la stampa annuncia:

FONTE: Il Gazzettino del 17/11/2013 inserto Venezia pagina XII locale Mestre

FONTE: Il Gazzettino del 17/11/2013 inserto Venezia pagina XII locale Mestre

STOP IMU SULLE CASE DATE AI FIGLI

Riporto questa news: IMU: Comodato d’uso a figli vince l’equiparazione (ANSA) – ROMA, 15 OTT – “Approvata finalmente l’equiparazione all’abitazione principale ai fini IMU delle case date in comodato gratuito ai parenti in linea retta.”
Attendiamo con impazienza l’uscita della normativa.

ZANETTIANSA

Speciale FOCUS con Luigi Bacialli su Rete Veneta

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[youtube=http://youtu.be/UGetYU-yZJg]

Quando manca il confronto …..

confrontoCon riferimento alla questione della variazione del soggetto passivo d’imposta ai fini IMU, per effetto della costituzione di un diritto reale di abitazione, a fronte delle molte osservazioni formulate al riguardo sia sul sito web defranceschialberto.wordpress.com, sia sulla stampa nazionale e locale, appare opportuno intervenire nuovamente, al fine di dissipare alcuni equivoci che tale – invero inaspettato – clamore rischia di generare.

Fermo restando, infatti, quanto sin dall’inizio osservato, circa la radicale diversità tra i concetti di forma scritta (richiesta dall’art. 1350 c.c. ad substantiam per l’esistenza stessa del contratto costitutivo di diritto reale, come quello di cui si discute), pubblicità (da attuarsi mediante trascrizione dell’atto nei pubblici registri immobiliari al solo fine di rendere l’atto in parola opponibile ad eventuali terzi che avanzino pretese contrastanti con il diritto del soggetto a favore del quale il diritto reale in parola è stato costituito, ed ai quali l’atto stesso non sia stato portato a diretta conoscenza in altro modo) e atto pubblico (particolare specie di forma scritta, in questo caso richiesta ai soli fini della trascrizione nei pubblici registri immobiliari del contratto in questione), è doveroso precisare che mai lo scrivente ha inteso avvallare o favorire forme di elusione della vigente normativa tributaria.

Vero è infatti che l’iniziativa di pubblicare, all’interno del mio sito internet, un modello-base di atto costitutivo di diritto reale di abitazione – corredato da un parere professionale volto a fornire un minimo inquadramento giuridico alla questione – è stata sin dall’inizio volta unicamente a rendere noto agli interessati tale istituto, previsto dal nostro ordinamento giuridico ma poco conosciuto, evidenziandone altresì le conseguenze pratiche in materia di soggettività passiva di imposta ai fini IMU.

Spetterà poi a ciascun interessato – eventualmente assistito da un professionista di sua fiducia – valutare, in funzione delle particolarità del caso concreto e delle esigenze dei soggetti coinvolti, se sia preferibile fare ricorso a tale istituto, piuttosto che a quello del comodato, della donazione o della locazione, solo per citarne alcuni.

Mi sembra quindi superfluo – ma evidentemente, considerate le numerose critiche pervenute da parte di soggetti probabilmente meno ingenui di me, così superfluo non è – evidenziare che, nel compiere tale valutazione di opportunità, i diretti interessati dovranno rispettare tanto la lettera, quanto lo spirito della legge, astenendosi dal porre in essere operazioni di elusione fiscale.

Nel rimarcare tale aspetto, non posso tuttavia non sottolineare che neppure l’atto pubblico, in sé e per sé considerato, è sufficiente ad escludere operazioni elusive o simulate, ben potendo dimostrarsi la simulazione e la preordinazione ad un fine meramente elusivo – ove ne ricorrano i presupposti – di un contratto costitutivo di diritto reale di abitazione (o di compravendita, o di costituzione di usufrutto, e via dicendo) anche se stipulato per atto pubblico e trascritto nei registri immobiliari.

Quindi, rispetto della normativa, anche tributaria, vigente, ma rispetto sempre, sia in caso di scrittura privata redatta dalle parti autonomamente, sia di atto predisposto con l’ausilio e l’assistenza di professionisti, sia financo in caso di contratto concluso per atto pubblico.

Ciò vale anche a dissipare eventuali dubbi avanzati circa la sussistenza di una causa, dalla legge sempre richiesta a pena di nullità, del contratto costitutivo del diritto reale in parola: mentre la causa astratta, o tipica, di esso è fornita dallo stesso legislatore, e consiste appunto nel creare un diritto reale parziario a favore di un soggetto, a fronte di un corrispettivo economico o di altro interesse lato sensu patrimoniale del soggetto concedente (se si trattasse di attribuzione dettata da mero spirito di liberalità, infatti, ci si troverebbe al cospetto di una

donazione, da farsi per atto pubblico a pena di nullità), la causa concreta andrà ricercata all’interno di ciascuna fattispecie, e sarà in tanto meritevole di tutela, in quanto non abbia carattere illecito, come è invece nel caso in cui l’unico scopo pratico perseguito dalle parti sia quello di ottenere un indebito vantaggio fiscale.

Al pari delle precedenti riflessioni in materia di elusione e simulazione, anche quanto qui detto vale, chiaramente, sia per le semplici scritture private, sia per i più formali atti pubblici.

Auspico di avere in tal modo esaurientemente dissipato eventuali dubbi circa la bontà di quanto esposto e messo a disposizione del pubblico tramite il mio sito internet, la cui correttezza e conformità al dettato legislativo – che qui ribadisco – non può essere revocata in dubbio sulla base di mere considerazioni di opportunità. È stato infatti osservato che il diritto di abitazione non può essere sottoposto a pignoramento; che lo stesso, ove non trascritto, non può essere opposto ad eventuali nuovi acquirenti dell’immobile ovvero ad insoddisfatti creditori del proprietario che intendano aggredire esecutivamente l’immobile stesso, onde soddisfarsi sul ricavato della vendita; che costituendo il menzionato diritto di abitazione il proprietario si troverebbe privato della disponibilità dell’immobile per un periodo di tempo potenzialmente anche molto lungo.

Si tratta, indubbiamente, di considerazioni corrette (mentre altrettanto non può dirsi per l’osservazione, priva di fondamento giuridico, secondo cui l’immobile non potrà essere venduto senza il consenso del titolare del diritto di abitazione), ma fondate su mere ragioni di opportunità. Ancora una volta, spetterà quindi ai singoli interessati valutare le conseguenze pratiche di ciascuna opzione e decidere quale, tra le molte possibili ed ugualmente corrette, sia la formula più adatta al caso concreto, e proprio in tale frangente sarà prezioso l’intervento di eventuali professionisti ed esperti della materia (quali, ad esempio, notai, avvocati, commercialisti, tributaristi, etc.), chiamati ad assistere i clienti fornendo loro gli strumenti per comprendere appieno il significato, non solo teorico ma soprattutto pratico, dell’atto che si accingono a concludere.

Ove poi vi fossero argomentazioni contrarie, basate non già su valutazioni di opportunità, ma su più pregnanti considerazioni di carattere tecnico-giuridico, queste potranno certamente essere fatte valere dai diretti interessati in un eventuale contenzioso avanti l’Autorità Giudiziaria, che è, come noto, l’unica competente a sindacare la bontà delle contrapposte posizioni ed a pronunciarsi, con autorità di giudicato, su tali questioni.

Per concludere, infine, non posso che dichiarare tutta la mia disponibilità ad un confronto costruttivo sull’argomento, nell’interesse della generalità dei cittadini, come ho fatto anche in occasione della trasmissione in diretta  Ore 13  del 16 settembre 2013 andata in onda su AntennaTre,  dove volutamente è stato invitato a discutere chi era di parere contrario,  auspicando al contempo che i miei oppositori riescano a condurre responsabilmente tale confronto dialettico, senza scadere – come purtroppo è talvolta accaduto – in inutili contestazioni rivolte alla mia persona le quali, lungi dallo sminuire la bontà della mia tesi, altro non fanno che denotare l’altrui pochezza di argomenti.