GLI 8 PILASTRI DELLA CINA

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Vi ricordate il nostro tour de I 12 Pilastri?
L’avevamo portato in giro per i comuni delle tre province di Padova, Treviso e Venezia: una sorta di mini guida per le imprese e per i giovani che vogliono fare impresa.

Adesso anche la Cina propone i suoi 8 pilastri. Vediamo quali sono

1. Condividete visioni, obiettivi e strategia con il vostro partner
2. La governance deve essere chiara, ben definita e condivisa da tutti
3. E’ fondamentale avere un’organizzazione
4. Conoscete e informatevi prima sulla realtà locale, quello che dico sempre anch’io a chi mi segue
5. Per le decisioni strategiche devono prendere parte solo i manager, ma garantite un incentivo a ogni risultato
6. Analizzate tutti i canali di vendita per accrescere la vostra competitività
7. Cacciate i talenti più virtuosi, agli assunti bisogna garantire un percorso di formazione e delineare per ben le possibilità di carriera
8. Aumentate il livello di indipendenza produttivo e favorite soprattutto lo sviluppo delle risorse locali

Questi “pilastri” si inseriscono all’interno di un programma più ampio che prevede una maggiore flessibilità di regole per le imprese straniere che vanno a stringere accordi o aprono sedi in Cina. Rimane tuttavia l’obbligo di stipulare patti con le joint venture locali.

Quando noi avremo quest’obbligo?

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“Sospendere la tassazione per i proprietari di case con inquilini morosi” – IL CASO DI NOALE

AFFITTODa più di un anno non percepisce i soldi dell’affitto dato in locazione, ma deve comunque pagarci le tasse e pure le spese condominiali. Non avendo i soldi, ecco l’arrivo di avvisi bonari e cartelle esattoriali. È il caso (non certo isolato) di una signora di Noale – che chiede di restare anonima – seguita dallo studio di Alberto De Franceschi, tributarista.

La donna, un’insegnante in pensione, avrebbe stipulato nel 2014 un contratto di affitto 4+4, concedendo il suo immobile in locazione a due giovani italiani per 450 euro mensili. I due, inizialmente, hanno regolarmente corrisposto i primi mesi d’affitto. Poi, a partire da marzo 2015 e per tutto l’anno solare, non hanno più versato un soldo, costringendo la proprietaria a pagare non solo le tasse – tra cui la cedolare secca, che da sola prevede una tassazione del 21% l’anno – ma anche le spese delle utenze domestiche, per evitare ulteriori ripercussioni sull’immobile. In Italia, purtroppo, non è così facile rivalersi sugli affittuari inadempienti: per un’ordinanza di sfratto esecutivo per morosità, infatti, devono trascorrere tra gli 8 e i 12 mesi, e nel frattempo i proprietari devono continuare a pagare le tasse sull’immobile, senza alcuna tutela.

La proprietaria, in questo caso, ha inviato un’intimazione di sfratto agli inquilini, seguita da un’ordinanza di sfratto esecutivo, ma entrambe sono state ignorate, e i locatari hanno continuato a vivere indisturbati nell’appartamento, finché a marzo 2016 è intervenuto l’ufficiale giudiziario, disponendo lo sgombero dei locali per il mese di aprile. Al danno, però, si aggiunge la beffa: considerate le pessime condizioni in cui è stato ritrovato l’appartamento, la donna adesso dovrà investire circa 8mila euro per riportare l’immobile a uno stato accettabile.
“Non è possibile che alla fine noi veniamo tassati per non percepire nulla sull’immobile – commenta la protagonista della vicenda -. Nel momento in cui c’è un’ordinanza e la gente continua a non pagare gli affitti sarebbe giusto interrompere la tassazione sull’immobile. Pago già l’Imu sulla seconda casa, sono un’insegnante in pensione e prendo 690 euro di pensione al mese. Questa vicenda mi ha prosciugata”.

De Franceschi rileva: “Il tema di tassazione degli affitti non percepiti è molto complesso. Anche se recentemente è stata introdotta una norma per non tassare quanto non si è percepito, purtroppo resta condizionata all’istanza di sfratto e alla sua accettazione da parte del tribunale. In pratica, servono minimo altri tre mesi. Per poi non dire che in talune situazioni lo sfratto non si concretizza e che le spese (condominiali) in caso di mancato pagamento da parte dell’inquilino rimangono sempre a carico del locatore (il proprietario) che così facendo aumenta il credito di difficile incasso”.

“Ora ritornando all’aspetto fiscale –  aggiunge De Franceschi – si deve far notare che se l’accettazione non avviene entro il 30.9 dell’anno successivo a quello dei redditi da dichiarare (per capire, oggi se gli affitti sono del 2015 entro il 30.9.2016) questi andranno tassati e poi verranno recuperati nella dichiarazione dell’anno successivo. Nel caso della nostra assistita noi abbiamo dovuto considerare sia la rateazione con l’istituto del ravvedimento operoso (quindi sanzioni e interessi seppur in forma agevolata) che la rateazione delle cartelle in quanto la cliente non aveva ovviamente i soldi per pagare quanto non percepito. Visto tutta l’informatizzazione della PA e i dati trasmessi dalle banche penso oggi sia semplice poter non far dichiarare ai proprietari gli affitti non percepiti e verificarli velocemente nei conti bancari senza tutta la burocrazia richiesta che allunga i tempi ed appesantisce le situazioni già molto precarie in molti casi”.

Studi di settore, a una settimana dalla scadenza nuovi parametri

Studi-di-Settore“Ci risiamo. Ieri (lunedì 27 giugno), a ridosso della prima scadenza prorogata prevista per le aziende soggette a studi di settore (era in precedenza il 16 giugno) nei nostri software appare la nuova versione di Gerico, la 1.0.3”. A farlo sapere è Alberto De Franceschi, tributarista veneziano.
“A che serve la proroga se poi a 7 giorni lavorativi dalla scadenza si rideterminano i paramentri degli studi di settore? – si domanda l’esperto – Nuovo caos e corse con possibilità di errori e non ultimo tensione con i clienti che si vedranno nuovamente variare i calcoli trasmessi. Così non va”.

BREXIT, ORA LONDRA MENO ATTRATTIVA PER LE START UP E PER L’EXPORT

brexitQuali i possibili vantaggi e svantaggi che potrebbero avere le startup, e più in generale tutto il mercato dell’innovazione, alla luce del Brexit? Alberto De Franceschi, consulente aziendale veneziano e promotore dell’incubatore NoaleStart, evidenzia: “Londra è ormai un consolidato punto di riferimento degli investimenti in Europa, il vero e proprio hub. Ma ora anche le startup italiane possono valutare meno appetibile Londra visto lo spostamento degli investitori su piazze come Berlino e Parigi, creando così più opportunità anche per altri luoghi Veneto compreso”.

Effetti potrebbero esserci anche da un punto di vista lavorativo. “Le limitazioni aggiuntive nei flussi migratori renderanno difficile la libera circolazione delle persone e danneggeranno inevitabilmente il mercato del lavoro britannico. Ma da un’altro punto di vista agevoleranno i nostri giovani a guardare meglio le opportunità del proprio territorio”.Il Regno Unito è così più isolato, con la possibilità di un aumento di dazi doganali alla circolazione delle merci. Oltre il 50% delle importazioni inglesi viene dall’Unione Europea, con oltre la metà di questo import dall’Europa che serve come ‘bene intermedio’, ovvero è utile a produrre altri beni e servizi Made in England.  Senza un accordo di libero scambio successivo alla Brexit entro il 2020, il PIL britannico potrebbe calare del 5%”

CITTADINI STRANIERI, CARICHI DI FAMIGLIA ED ELUSIONE FISCALE, L’INPS INTERVIENE DOPO LA DENUNCIA DI DE FRANCESCHI

postcarichi“Sono soddisfatto che almeno si inizi a riconoscere che c’è un problema di elusione. Mi rammarico però che il fenomeno sia noto dal 2014 e che le norme anziché arginare il problema siano state modificate a vantaggio di una chiara facile elusione”. Così Alberto De Franceschi, tributarista veneziano, commenta il messaggio dell’Inps, diffuso solo pochi giorni dopo la sua denuncia a mezzo stampa di elusione fiscale perpetrata da molti cittadini stranieri che nella dichiarazione dei redditi inseriscono famigliari a carico senza adeguata documentazione. “L’INPS ora chiede che gli stati sottoscrittori di accordi operino meglio e forniscano più informazioni, pena il mancato inserimento dei carichi di famiglia con documentazione non a norma. Resta però aperto il problema dell’autocertificazione, che resta ampiamente discrezionale. La circolare nasce quindi dall’esigenza di porre un freno su quanto da me evidenziato riscontrando che il fenomeno esiste e va sanato”.

Parenti all’estero nello stato di famiglia: così gli stranieri evadono le tasse in Italia (Il Giornale)

postcarichiCosì gli stranieri beffano l’Italia. Basta una semplice autocertificazione per riuscire a percepire le detrazioni per i familiari residenti all’estero. Siamo a Padova ma il paese coinvolto in questo caso è il Marocco. Lei è una donna poco più che trentenne che qualche anno fa arriva in Italia e si sposa con un italiano. Insieme hanno un figlio. I genitori di lei invece assieme al fratello e alla sorella rimangono nel paese di origine. Accade che a marzo scorso, lei presenti alle autorità marocchine un certificato di famiglia con cui dichiara che ha in carico come familiari il padre, la madre, il fratello e la sorella. Il certificato arriva in Italia al Consolato Generale del regno del Marocco che traduce il documento in questi termini: «Il Consolato Generale del Regno del Marocco sulla base dell’attestazione di carico familiare attesta che la signora (…) prende a carico il padre, la madre, il fratello e la sorella ». La certificazione infatti serve alla donna che compila la propria dichiarazione dei redditi e si rivolge a un esperto di Noale, nel veneziano, il tributarista Alberto De Franceschi, per il calcolo delle detrazioni. Per effetto di questa dichiarazione la donna riesce a detrarre ben 653,25 euro a familiare, ergo 2.613 euro in più che lo Stato non incassa dalla signora per mantenere dei congiunti che non risiedono in Italia. Ma c’è dell’altro. Traducendo il documento arabo si scopre che nell’originale la donna ha attestato di non essere sposata e di non avere figli. O meglio, la parte riportante lo stato coniugale è lasciata in bianco e quella riportante il numero dei discendenti è stata barrata. La dichiarazione dei redditi però come ci rivela il tributarista è stata presentata sotto forma di modello congiunto, quindi in coppia con il marito e nella parte del prospetto di lei sono visibili quei 2.613 euro dati in detrazione per carichi di famiglia. Per poter usufruire della detrazione in questi casi la legge prevede che il richiedente attesti con idonea documentazione, in questo caso un’autocertificazione, il grado di parentela con i familiari presi in carico e poi occorre, o forse meglio dire occorrerebbe, dimostrare che i soggetti non residenti in Italia non possiedano un reddito complessivo o superiore, a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili, compresi i redditi prodotti fuori dal territorio dello Stato. Ma in realtà scopriamo che non sempre è così. «Purtroppo con il mio lavoro – spiega De Franceschi – incontro spesso queste situazioni. Ora mi sono intestardito e mi sono imbattuto in una lacuna che potrebbe creare facilmente quel fenomeno dell’elusione fiscale ». Fenomeno per cui un contribuente mira a evitare, attraverso scappatoie al limite della legalità, un prelievo tributario a suo carico o mira a ottenere particolari vantaggi, che qui non mancano. «In più – incalza De Franceschi – mi sono accorto che mai controllano il reddito dei soggetti, per capire se quello superi la soglia dei 2.840,56 euro a testa. Tutto ruota attorno a una semplice autocertificazione, è questa la grave anomalia. Con sorpresa inoltre ho saputo che la mia cliente è anche stata oggetto di un accertamento ma nessuno si è preoccupato di approfondire, affidandosi semplicemente a quel certificato da lei presentato». E mentre molti italiani sono costretti a restituire anche il bonus di 80 euro, c’è chi invece fa il furbo e non paga allo Stato quanto dovrebbe.

Serenella Bettin – Il Giornale

Fonte: Il Giornale del 10.6.201.5 pagina 14

Imu in comodato, De Franceschi “Per ottenerla si spende di più”

Imu in comodato d’uso 2016, ancora una volta la burocrazia ostacola i contribuenti: le spese per produrre la documentazione necessaria superano gli effettivi benefici. Lo rileva il tributarista veneziano Alberto De Franceschi.

imuImportanti novità sono state introdotte dalla Legge di stabilità 2016 in materia di versamento dell’Imu per chi ha concesso gratuitamente in comodato d’uso un immobile ai parenti in linea retta entro il primo grado (figli e/o genitori). I Comuni di tutt’Italia hanno deliberato nelle scorse settimane la riduzione del 50% della base imponibile Imu e Tasi per le abitazioni concesse in comodato d’uso. Ma l’aggravio burocratico e di spese per la produzione della documentazione necessaria annulla, di fatto, i benefici. A rilevarlo è il tributarista veneziano Alberto De Franceschi, presidente dell’Associazione 2010, che parla di “ennesima ingiustizia e disparità di trattamnento tributario”.

Diverse le criticità rilevate. Innanzitutto, rimane l’obbligo del pagamento dell’imposta (Imu) in capo al proprietario: “È assurdo che un genitore che concede al figlio un immobile debba anche pagargli sopra l’Imu e la Tasi, pure se in misura ridotta. Forse è il caso di pensare a una modifica della norma affinchè il soggetto obbligato al pagamento dell’imposta sia l’utilizzatore” sottolinea De Franceschi.

C’è poi il problema dell’obbligo di registrazione del contratto di comodato che viene posto come requisito essenziale. “Ma è stato comunicato solo ora – sottolinea il tributarista – È noto che ci sono situazioni pre-esistenti che non necessariamente hanno registrato alcun comodato, visto che questo contratto prevede sia la forma verbale sia la registrazione solo in caso d’uso. Si producono così sanzioni per l’eventuale tardiva registrazione”. In base a quanto pubblicato nel sito dell’Agenzia delle Entrate, tale adempimento costa al contribuente 200 euro, più 16 euro per ogni 100 righe di documento per la marca da bollo. “Inoltre, è consentito a un genitore con più figli e più immobili di proprietà concessi in comodato di ricevere l’agevolazione solo su un unico immobile. E concludiamo l’ingiustizia con la richiesta anche della dichiarazione Imu da protocollare – aggiunge l’esperto -: se il contribuente si avvale di un professionista/Caf non spenderà meno di 50 euro. Tutto ciò produce ai cittadini/contribuenti una spesa che va da 400 euro a salire. Mi sembra che ancora una volta per ricevere una ‘agevolazione’ di cui non vi è certezza della durata nel tempo (si veda quante volte la norma è stata cambiata sinora) i cittadini siano costretti a pagare anche più di quanto l’agevolazione produce”.

Cosa prevede l’esenzione:

Viene ridotta al 50% la base imponibile IMU e TASI per le unita’ immobiliari e relative pertinenze individuate nel contratto, fatta eccezione per quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, concesse in comodato dal soggetto passivo ai parenti in linea retta entro il primo grado che le utilizzano come abitazione principale, a condizione che: il contratto sia stato registrato; il comodante possieda un solo immobile in Italia e risieda anagraficamente nonché dimori abitualmente nello stesso Comune in cui è situato l’immobile concesso in comodato. Il beneficio si applica anche nel caso in cui il comodante, oltre all’immobile concesso in comodato, possieda nello stesso Comune un altro immobile adibito a propria abitazione principale, ad eccezione delle unità abitative classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Un’altra condizione è che venga presentata apposita dichiarazione IMU.

Contributi artigiani veneti, De Franceschi “9 mln in più del previsto”

Aumentano i contributi fissi per gli artigiani. In Veneto si parla di oltre 9 milioni in più rispetto al 2015 e tutte le 131mila imprese artigianali presenti sul territorio regionale dovranno corrispondere tutti i contributi entro la prossima data di scadenza.

ImageHandlerUn nuovo salasso per gli artigiani veneti che oggi si troveranno di fronte all’importante scadenza della prima rata per i contributi fissi. Quest’anno scatta inoltre un considerevole aumento delle imposte per le imprese artigiane venete, che dovranno pagare 9.170.618 milioni in più rispetto ai 471.706.866 già previsti.

Si parla, in Veneto, di 131.065 imprese artigianali che contribuiscono a circa il 10% dei contributi artigiani a livello nazionale, e dovranno pagare tutti entro oggi. Di questo importo non si conoscono le sorti, considerato che l’età di pensionamento si allontana e il tasso di crescita rispetto allo scorso anno è dello 0,2%.

Alberto De Franceschi, tributarista veneto, scende in campo per difendere la categoria e porre una riflessione importante sulla natura dei contributi destinati all’INPS. “Il fatto indiscutibile è che il buco dell’INPS – sottolinea – è così vasto che oramai si chiede di versare il contributo non per accumulare una pensione, ma come sterile imposta per sostenere una gestione, quella dell’INPS, che richiede una veloce riforma”.

La campagna di comunicazione lanciata da Tito Boeri attraverso l’invio delle buste arancioni documenterebbe semplicemente la drammatica situazione in cui versa l’istituto di previdenza sociale: “È chiaro che quanto versiamo non va all’incremento della nostra magra pensione – prosegue De Franceschi – ma alla copertura di perdite e pessime gestioni di anni passati che ancora oggi portiamo avanti”.

Tutto ciò andrebbe a scapito delle imprese artigiane, che rappresentano la forza e la vivacità economica del Veneto, e non della grande industria che pur gode di fondi e aiuti statali. “L’artigianato è l’unica freccia nell’arco dell’Italia per pensare a un rilancio e competitività economica – conclude De Franceschi -, eppure è la prima ad essere condannata a pagare importi fittizi, che non gioveranno né all’economia locale, né a quella nazionale”.

 

De Franceschi, “Niente detrazione al 50% per la vasca da bagno”

Non ci sarà alcuna detrazione al 50% per la sostituzione della vasca da bagno. L’allarme viene lanciato dal tributarista veneziano Alberto De Franceschi. Il motivo? L’Agenzia delle Entrate non la considera manutenzione straordinaria né per l’abbattimento di barriere architettoniche, e a chi ha detratto arriverà una richiesta di rimborso.

modello_730_fg«Contrariamente a quanto promettono le televendite che vediamo in tv, la detrazione al 50% non vale per chi decide di sostituire la propria vasca da bagno con altra vasca, con sportello apribile o con box doccia». A riferirlo è Alberto De Franceschi, tributarista veneziano che ha analizzato la circolare 3E del 2 marzo 2016 dell’Agenzia delle Entrate nella quale si legge che “nell’ambito dei chiarimenti forniti al Coordinamento nazionale dei Caf, l’Agenzia delle Entrate ha fornito una interpretazione restrittiva negativa, in merito alla possibilità di usufruire della detrazione Irpef del 50% relativamente alle spese sostenute per la sostituzione della vasca da bagno con altra vasca, con sportello apribile o con box doccia”.

Perchè? L’Agenzia delle Entrate considera come agevolazioni possibili solo quelle che rientrano nella manutenzione straordinaria e relative all’abbattimento delle barriere architettoniche e ha anche stabilito che la sostituzione della vasca da bagno con altra vasca con sportello apribile o con box doccia è da considerarsi manutenzione ordinaria e non rientra nemmeno tra gli interventi di eliminazione delle barriere.

 «La cosa più vergognosa – commenta De Franceschi – è che in passato ci sono state aziende che hanno venduto false agevolazioni. Un danno ingente soprattutto per gli anziani, primi acquirenti di questi prodotti, che si sono fidati e hanno speso migliaia di euro credendo sarebbe tornati in possesso di metà della cifra».

Cosa succederà, quindi, a chi ha dato a credito al fornitore e ha detratto la spesa? «Arriverà un avviso di accertamento con successiva cartella di pagamento, per recuperare il rimborso concesso più la sanzione e gli interessi».

Modello 730 precompilato, sito inaccessibile, De Franceschi “Solita inefficienza”

Venerdì 15 aprile: è il primo giorno per accedere al modello 730 precompilato. Almeno sulla carta. Perché nei fatti fin dalla mattina è risultato impossibile accedere alla dichiarazione che dovrebbe essere disponibile nel sito dell’Agenzia delle Entrate.

730-1A segnalare l’assurdo è Alberto De Franceschi, tributarista veneziano: «Questa mattina abbiamo provato ad accedere a una dichiarazione precompilata ma dal portale non è permesso l’accesso – afferma -. Per capire abbiamo chiamato il numero verde 848.800.444 e l’operatore Venezia 094 ci ha risposto che neanche per loro è disponibile l’accesso perché il sistema sta ancora “caricando”. Quando gli ho chiesto le tempistiche per potervi accedere la risposta è stata “forse per la prossima settimana”».

De Franceschi evidenzia che «questo “disguido” farà sì che le scadenze subiranno ritardi e rinvii sempre a carico sia dei contribuenti sia dei professionisti del settore (CAF, Commercialisti, etc.). Nelle scorse settimane i contribuenti hanno dovuto correre per riuscire ad arrivare alla data odierna con le password e i requisiti di accesso in ordine e ora è tutto fermo per chissà quanto! È la solita inefficienza burocratica che ricade sui cittadini, che avranno così meno tempo di quello previsto per predisporre il modello 730″.