MUTUI SPACCIATI COME CONTRIBUTI, LA NOSTRA REPLICA

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L’ASSESSORE DI DOLO CI ATTACCA, DICENDO CHE ABBIAMO TORTO, MA NOI ABBIAMO STUDIATO LA NORMATIVA 

Apprendiamo  che l’assessore Matteo Bellomo ha dichiarato sulla stampa che c’è chi fa terrorismo psicologico.
Volevo rispondere all’assessore che in quanto professionale e professionista, ho letto e studiato attentamente la normativa.
Non serve un genio per capire che quelli che il Governo spaccia per contributi sono veri e propri mutui.

È sempre svilente leggere le cronache di un assessore che invece di ragionare sul fatto che se i suoi concittadini chiedono chiarimenti in giro, la comunicazione fatta sul tema “CONTRIBUTI” vittime tornado è stata insufficiente.
In 449 giorni che ha fatto?
Di sicuro non ha né fornito la certezza sul metodo di utilizzo e funzionamento, né con obiettività, al di là della propria appartenenza politica, ha spiegato che siamo in presenza di mutui con pagamento di interessi e oneri.

Mi chiedo se sapete leggere le norme.
Come previsto in finanziaria e ribadito al question time i contributi, ossia i mutui, in primis obbligano le vittime sino alla loro scadenza (25 anni) a eventuali revoche.

Poi sempre per chiarezza quando si dice (ma è chiaro che a Lei caro assessore non le conviene visto l’appartenenza politica) che paga lo Stato significa che paghiamo tutti noi vittime comprese.

La Sua comunicazione per nulla chiara, ha indotto le persone a fare domande.
Ciò significa che la gente “scopre” e quindi la fiducia cade ed è lei che necessita di visibilità per giustificare.

Il question time, da Lei smentito, ma su cui esiste documentazione, nasce dall’esigenza di mettere nero su bianco la problematica. Avrebbe dovuto farlo lei, ma evidentemente non le son bastati 449 giorni.

Poi altri cosa, per fare chiarezza e proprio per la sua appartenenza politica, Le chiedo ma quelle accise pagate sul terremoto in Irpinia e le altre 42 calamità in corso pagate in base alla situazione di cassa che nel nostro caso privano una eguale dignità di indennizzo non hanno priorità di intervento normativo?

La proposta di Legge sul tema e l’utilizzo di pari metodi di contribuzione con denaro cash e non avvalli su cambiali tratte non merita attenzione sua e del suo gruppo politico?

Evidentemente no perché giace nei cassetti del parlamento da due anni. Meglio non dire queste cose altrimenti la sedia….
Concludo. Per quanto mi riguarda non appartengo a nessun movimento politico e il mio parere l’ho scritto pubblicato e consegnato gratuitamente.

La pochezza delle sue accuse sinceramente mi fa specie solo per il basso profilo che hanno.

Alberto De Franceschi

CONTRIBUTI TORNADO? LA DENUNCIA DI DE FRANCESCHI FINISCE A ROMA

 

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CONTRIBUTI TORNADO? ECCO COME LO STATO PENSA ALLE PROPRIE VITTIME. LA DENUNCIA DI DE FRANCESCHI FINISCE A ROMA

La denuncia dell’esperto tributarista Alberto De Franceschi giunge fino in Parlamento.

È stato discusso il 22 settembre al question time della VI Commissione della Camera dei Deputati il punto riguardante gli eventi calamitosi previsto nella legge di stabilità del 2016.

Il punto controverso, che è quello dal tributarista sollevato, è che alle famiglie colpite dal tornado, lo Stato fa passare per contributi quelli che in realtà sono dei veri e propri mutui, dei finanziamenti di durata venticinquennale.

Il tributarista pochi giorni fa, anche con un articolo su La Nuova Venezia Mestre, aveva denunciato la cosa ed espresso tutto il proprio rammarico, in quanto non si può chiedere a dei cittadini vittime di calamità naturali di contrarre un mutuo ultraventennale. Inoltre aveva detto “ci sono molti punti controversi e oscuri sulla legge”. A recepire la denuncia, una consigliera pentastellata di Dolo, Valentina Peruzzo che ieri in Facebook nel gruppo de Associazione Famiglie Tornado 8 luglio 2015, ha postato il question time.

“Con il documento in esame – si legge – gli onorevoli (Villarosa e altri ndr) interroganti richiamano gli eventi calamitosi che hanno interessato in Veneto la riviera del Brenta nel luglio 2015. Gli Onorevoli evidenziano che, per far fronte a esigenze emergenziali, l’articolo 1, commi da 422 a 428, della legge 28 dicembre 2015, n.208 (legge di stabilità per il 2016), in attuazione dell’articolo 2, lettera d, della legge n.225 del 1992, prevede che siano concessi contributi a favore dei soggetti coinvolti.

Gli interroganti ritengono che la misura del finanziamento agevolato con fruizione del credito d’imposta non è adeguata a risolvere i disagi causati da calamità naturali in quanto questa procedura comunque comporta il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza, nonché l’eventualità per gli interessati di non poter fruire del credito d’imposta per capienza”.

Insomma come aveva detto De Franceschi, un mutuo che comporta il pagamento di interessi e il rischio che qualora non si paghi, si veda pignorata anche la casa che si sta tentando di costruire.

Una presa in giro aveva commentato il consigliere regionale Roberto Marcato.

Ora il tributarista nuovamente incalza.

“Alla luce di quanto emerso dalla risposta ricevuta ieri – dice De Franceschi – finalmente un documento fisico dal quale il Governo specifica alcuni punti: la concessione di un credito d’imposta, non soldi quindi, ma crediti; l’erogazione da parte delle banche convenzionate di un finanziamento, leggi MUTUO, a tassi agevolati, quindi con interessi passivi e oneri finanziari, sottoscritto dalle vittime della calamità; la cessione del credito maturato in base al piano di ammortamento, quindi quota capitale più interessi, più eventuali altri oneri bancari; banche che utilizzeranno i crediti in compensazione con i propri debiti (sappiamo in che stato versano le banche!) e flussi verso l’erario; oltre alla facoltà dell’ente a controllo di verificare, sospendere e modificare in base alle opere eseguite i parametri e i crediti d’imposta dati alle vittime. Mi viene da dire che se a un lato c’è chiarezza, dall’altro NON POSSO NON RILEVARE L’ENNESIMO REGALO CHE LO STATO E QUINDI NOI FACCIAMO ALLE BANCHE. Queste nuovamente guadagneranno sulle disgrazie, VISTO CHE LE SOMME EROGATE E IN AMMORTAMENTO PRODUCONO INTERESSI COME DETTO.

MA NON è TUTTO.

L’esperto professionista fa riflettere su una cosa: “mi chiedo come verrà ceduto il credito, a esempio quando una banca, che non è più garantita dallo Stato dal 1.gennaio 2016, entra in una situazione di crisi e sofferenza, come farà ad affrontare la situazione? Non era più semplice dare alle vittime la possibilità di utilizzare il credito mediante la compensazione sulle somme da versare allo Stato? E poi altra cosa – aggiunge l’esperto – perché non prevedere il rimborso diretto del credito? Cioè dare la possibilità ai cittadini di richiedere il rimborso del contributo d’imposta con verifiche e controlli preventivi? Che differenza fa se una vittima dopo questa sciagura vuole andare a vivere in un altro luogo?”

Infatti come prevede la normativa c’è il vincolo che le vittime del tornado e non solo, vale per tutti i colpiti dalle calamità, quindi ora anche per i terremotati, debbano ricostruire l’edificio esattamente dove sorgeva la vecchia abitazione.

Ufficio stampa Alberto De Franceschi

Noale, 23 settembre 2016

 

I RIMBORSI DEL TORNADO E DEL TERREMOTO? UNA BEFFA

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Ecco come lo Stato rimborsa le vittime del tornado, come rimborsa i terremotati. A smascherare il circolo vizioso della legge finanziaria 2016 è il tributarista di Noale e Albignasego, Alberto De Franceschi.

La legge in oggetto è la 208 del 28 dicembre 2015: “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato”, ossia la famosa legge di stabilita’ 2016.

In base a questa le banche possono dare finanziamenti ai soggetti danneggiati dagli eventi calamitosi, nel limite massimo di 1.5000 milioni di euro. Nel caso in cui il finanziamento venga concesso, in capo a chi ne beneficia – quindi il terremotato o il tornadato – matura un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione.

Questo vuol dire – secondo il tributarista De Franceschi – che non stiamo più parlando di contributi, ma di debiti con recupero fiscale, erogati a soggetti disagiati che sicuramente avranno difficoltà a recuperarli nel breve periodo.

La compensazione infatti prevede che il recupero del credito che il tornadato ha maturato, avvenga dopo l’inserimento del credito in una dichiarazione dei redditi. Ma la dichiarazione va presentata entro il termine di luglio – settembre, dell’anno successivo all’emergere del credito.

Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che i crediti emergenti nel 2015, vista la norma emanata solo nel 2016, saranno fruibili da luglio – settembre 2017.

Una leva finanziaria che allunga i tempi, le persone dovranno pagare le banche e attendere oltre un anno e sei mesi prima di incassare quanto già versato.

Infatti nel momento in cui il tornadato contrae il mutuo, deve pagare le rate. Rate che saranno recuperato solo nella dichiarazione dell’anno successivo, questo con la normativa attuale.

“In più – incalza De Franceschi – il finanziamento posso riceverlo ma se un povero disgraziato non ha soldi, come fa a pagare le rate? Tutto ciò è assurdo. In più il capitolo si chiama contributo, quindi dovrebbe essere denaro contante, dato ai singoli soggetti. Un pensionato con pensione minima, mi chiedo, o una famiglia monoreddito come fa a pagare?”

Ma non è tutto. Come recita la legge, i finanziamenti agevolati, di durata massima 25 anni, sono erogati e posti in ammortamento sulla base degli stati di avanzamento dei lavori. “Questo vuol dire – spiega De Franceschi – che si danno ancora soldi alle banche perché vengono calcolati anche gli interessi ossia il preammortamento, dal momento in cui vengono dati i soldi per pagare le ditte fornitrici, al momento in cui si fa il contratto di mutuo”.

Ossia se io ho la casa danneggiata e contraggo un mutuo, in base allo stato di avanzamento dei lavori, pago i miei rifornitori di materiale e la manodopera, fino a che non ho ultimato i lavori. Questo vuol dire che sulle somme anticipate pago un interesse ma se fosse un reale contributo per i danneggiati, non dovrebbe esserci un interesse passivo.

L’altra beffa è il sequestro della casa qualora non si paghi.

La legge infatti prevede che in mancanza di tempestivo pagamento spontaneo, lo stesso soggetto finanziatore (banche) comunica alle amminstrazioni pubbliche, per la successiva iscrizione a ruolo, i dati del debitore.

“Da qui parte il recupero delle somme che saranno attinte dall’immobile – dice De Franceschi – e la cosa scandalosa è che proprio l’immobile è oggetto di contributo”.

“Come sempre queste norme – conclude De Franceschi – vengono fatte senza considerare quanto già presente sia a livello civilistico che tributario, ne emergono situazioni, come abbiamo rilevato, in cui per avere un vantaggio si rischia di beccarsi un pignoramento dell’immobile perché non si hanno le somme necessarie per finanziare i danni e attendere che lo stato liquidi quanto promesso. Queste norme/agevolazioni dovrebbero agevolare questi soggetti, non aggravarli”.

Studi di settore addio, De Franceschi: l’ennesima falla

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Stop. Si cambia. Lo studio di settore cambia volto e diventa un indicatore di “compliance”.

Se fino a oggi lo studio di settore si basava sulla comparazione dei ricavi o compensi dichiarati con quelli calcolati attraverso un’elaborazione statistico – matematica dei dati contabili e strutturali, ora viene introdotto, l’“indicatore di “compliance, un dato sintetico che fornirà, su una scala da uno a dieci, il complessivo grado di “affidabilità” del contribuente.

Questo indicatore sarà tarato sulla base dell’attività economica svolta dal contribuente e assegnerà un grado di affabilità che scaturisce da una nuova elaborazione statistico-economica dei dati dichiarati. Una elaborazione che fondata su un sistema di sette indici significativi. Se il livello raggiunto è buono, il soggetto potrà accedere al regime premiale, con diversi vantaggi in termini di accelerazione per quanto riguarda i tempi relativi ai rimborsi fiscali, l’ esclusione da alcuni tipi di accertamento e una riduzione dei termini di prescrizione.
Lo scopo è quello di stimolare il contribuente all’adempimento spontaneo e al miglioramento della propria posizione di affidabilità fiscale.

Ma per il tributarista Alberto De Franceschi, operante a Noale nel veneziano e Albignasego di Padova, se tutto ciò può avere i suoi vantaggi in realtà non li ha. Vediamo perché:

“Questo è un RESTYLING – dice – CHE PRODURRÀ SOLO NUOVI COSTI. SI TORNI AL CONCORDATO PREVENTIVO FISCALE”.

Per De Franceschi infatti questo sistema che prevede gli indicatori di “compliance” è solo il tentativo di “vestire a nuovo ciò che nuovo non è.

“Questo produrrà solo nuovi costi per noi operatori del settore – avverte l’esperto – per nuovi software, formazione, manualistica varia e fiumi di ore straordinarie in attesa della versione definitiva a ridosso scadenza. Inoltre sottolineo come la questione si risolverebbe più semplicemente con il vecchio, ma efficientissimo, concordato preventivo fiscale triennale. Questo consentirebbe la tranquillità agli imprenditori di fare pianificazione fiscale nei propri bilanci e al fisco di monitorare e programmare meglio le proprie azioni, sia di controllo, che di gettito delle imposte”

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MANCATI RIMBORSI DEI 730 DOVUTI AD ANOMALIE DEL PRECOMPILATO: PERCHÈ SUCCEDE E COME RIMEDIARE

730-2016-precompilato-tutte-le-prossime-fasi-proroga-incerta-aiuto-e-assistenza-nuova-direttamente-da-agenzia-entrate “Precompilato sistema ancora acerbo, in molti confermano i dati senza verificare e le 220mila lettere inviate dall’Agenzia delle Entrate ne sono l’amara conferma”

 

In molti attendevano, tra luglio e agosto, il rimborso dei modelli 730. Molti, anche in Veneto, non sono ancora arrivati. Il motivo? Il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi aveva annunciato, in prossimità di Ferragosto, l’imminente arrivo di 220 mila lettere relative ad anomalie e omissioni da 730 e in particolare per quelli che hanno utilizzato il sistema dei “precompilati”. «Questo significa che il mancato rimborso del 730 può essere causato dalla sospensione a seguito di anomalie – fa sapere il tributarista veneziano Alberto De Franceschi -. Non a caso alla riapertura dei nostri uffici in queste ore siamo stati inondati di chiamate di pensionati, nostri ex clienti che hanno fatto per la prima volta il precompilato, preoccupati perché non hanno ricevuto ad agosto il rimborso tanto atteso».

Nel complesso, i modelli trasmessi in provincia di Treviso sono 41.352, a Venezia sono 46.353 e a Padova sono 44.638. «Secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Entrate – fa sapere De Franceschi – circa il 10% di questi presentano anomalie, quindi ci aspettiamo circa 4.100 lettere nel trevigiano, 4.600 a Venezia e 4.400 nel padovano. Le comunicazioni riguardano modelli in cui sono indicati dati non corretti o anomali come, ad esempio, i giorni delle certificazioni uniche prodotte dall’INPS non indicati correttamente, talune spese mediche e sanitarie non deducibili o indicate nel modello anche se già rimborsate dalle assicurazioni e, non ultimo, chi non ha fatto il modello anche se tenuto».

«Il sistema del precompilato pertanto è da ritenersi ancora acerbo – continua l’esperto – non avendo ancora pesato bene l’utenza che non sempre è sufficientemente preparata sia a livello informatico sia normativo a fare da sé il modello visto che in molti casi conferma senza verificare i dati, che spesso sono parziali o inesatti. L’invio delle 220mila comunicazioni ne è l’amara conferma».

Qualora il contribuente abbia ricevuto l’avviso può sistemare le anomalie e contestazioni o attraverso il modello 730 integrativo o con un modello unico. «La scelta spesso è determinata dal risultato – spiega De Franceschi  -: se a debito o minor credito d’imposta si dovrà pagare con modello F24 calcolando le sanzioni ridotte con il ravvedimento operoso per i giorni di ritardato nel pagamento e successivamente si deve fare un modello unico integrativo da trasmettere entro il 30 settembre. Se a credito o a maggior credito o per variazione del sostituto d’imposta potrà compilare un modello 730 integrativo entro il 31 ottobre che produrrà il rimborso spettante entro la liquidazione del cedolino di dicembre, quindi entro il 10 gennaio 2017. In assenza del sostituto d’imposta (datore di lavoro) il rimborso verrà fatto direttamente dall’Agenzia delle Entrate. In tutti i casi consigliamo di farsi assistere da un professionista abilitato o da un CAF di vostra fiducia».

TTIP, DE FRANCESCHI: “NEGOZIATI FALLITI SOLO A CAUSA BREXIT”

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La Gran Bretagna è “un cane sciolto” che può commerciare con i 53 paesi del Commonwealth

e se ne “infischia” degli accordi con l’Ue

L’altra notte sempre in prima linea vi abbiamo annunciato il fallimento del trattato TTIP.
Vediamo innanzitutto cos’è.
Il TTIP è un trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico che ha l’intento dichiarato di modificare regolamentazioni e standard e di abbattere dazi e dogane tra Europa e Stati Uniti rendendo il commercio più libero e fluido.
Per qualcuno è pericoloso perché di fatto si vogliono bloccare paesi emergenti come Cina, India e Brasile creando un mercato interno tra noi e gli Stati Uniti, le cui regole sono dettate sulle esigenze dei grandi gruppi transazionali.

Ma…il trattato di libero scambio Usa-Ue è fallito. A dirlo il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, secondo cui “come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane”.

Per il tributarista veneto Alberto De Franceschi la vera ragione del naufragio del trattato, però “nasce solo in seguito ad alcuni fatti importantissimi. Brexit, a esempio, che ha rotto gli schemi di accordo e ha fatto cambiare posizione a molti, Hilary Clinton compresa”.

Perchè?

“Semplice – spiega l’esperto – la Gran Bretagna ha un trattato, il Commonwealth, che, con i suoi 53 Stati aderenti, le consente di ‘infischiarsene’ di accordi con l’Europa: grazie ai Paesi del Commonwealth (come, giusto per fare due esempi, Canada e Hong Kong, etc.) può commerciare ciò che vuole sia negli Stati Uniti che in Europa”.

“Con Brexit la Gran Bretagna non ha più vincoli e questo la rende di fatto un cane sciolto – incalza De Franceschi -. Non a caso ha già paventato la rottura dell’embargo con la Russia e la ripresa delle trattative commerciali. Cosa che a noi italiani è costata tantissimo e che così facendo invalida qualunque azione repressiva americana nei confronti della Gran Bretagna”.

In ogni caso, avverte De Franceschi, i negoziati non sono chiusi, ma solo rimandati, anche in attesa delle prossime elezioni presidenziali americane. “Li ritroveremo rimodulati con ogni probabilità e rinominati, per camuffarli – avvisa -. A questo punto, visto che non vi è alcun accordo ufficiale che giustifichi ancora l’embargo russo che tanto ci sta danneggiando, forse è il caso di anticiparne la decadenza prima che lo faccia la Gran Bretagna”.

#seguiteci #defranceschi #brexit #statiuniti #europa

 

 

TTIP, DE FRANCESCHI “NEGOZIATI FALLITI SOLO A CAUSA BREXIT”

commonwealthIl trattato di libero scambio Usa-Ue è fallito. A dirlo il vicecancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, secondo cui “come europei non possiamo accettare supinamente le richieste americane”. Per il tributarista Alberto De Franceschi la vera ragione del naufragio del trattato, però, “nasce solo in seguito ad alcuni fatti importantissimi. Brexit, ad esempio, che ha rotto gli schemi di accordo e ha fatto cambiare posizione a molti, Hilary Clinton compresa”.

Perchè? “Semplice – spiega l’esperto -. La Gran Bretagna ha un trattato, il Commonwealth, che, con i suoi 53 Stati aderenti, le consente di ‘infischiarsene’ di accordi con l’Europa: grazie ai Paesi del Commonwealth (come, giusto per fare due esempi, Canada e Hong Kong, etc.) può commerciare ciò che vuole sia negli Stati Uniti che in Europa”.

“Con Brexit la Gran Bretagna non ha più vincoli e questo la rende di fatto un cane sciolto – incalza De Franceschi -. Non a caso ha già paventato la rottura dell’embargo con la Russia e la ripresa delle trattative commerciali. Cosa che a noi italiani è costata tantissimo e che così facendo invalida qualunque azione repressiva americana nei confronti della Gran Bretagna”.

In ogni caso, avverte De Franceschi, i negoziati non sono chiusi, ma solo rimandati, anche in attesa delle prossime elezioni presidenziali americane. “Li ritroveremo rimodulati con ogni probabilità e rinominati, per camuffarli – avvisa -. A questo punto, visto che non vi è alcun accordo ufficiale che giustifichi ancora l’embargo russo che tanto ci sta danneggiando, forse è il caso di anticiparne la decadenza prima che lo faccia la Gran Bretagna”.

 

 

Ecco perché il 730 precompilato è un modello zoppicante

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Zoppica, fa acqua. Fa acqua da tutte le parti. Il modello 730 precompilato secono il tributarista veneziano Alberto De Franceschi fa acqua. I dati infatti soprattutto quelli delle spese sanitarie, dice il professionista con studio a Noale e Albignasego, devono essere trasmessi in automatico perché dice “SENZA OBBLIGO DI TRASFERIMENTO è UNO STRUMENTO INUTILE”

Lui pone la questione che si auspica non rimanga inascoltata, proprio in questo periodo, a pochi giorni dalla chiusura dei termini per la presentazione della documentazione. Il professionista fa il punto sulla nuova procedura, mettendone in evidenza le principali criticità.

“Che senso ha – si chiede – il 730 precompilato se non vengono trasmessi in automatico i dati essenziali come quelli relativi alle spese sanitarie?”

“Molti contribuenti preferiscono – spiega De Franceschi – soprattutto per timori legati alla propria privacy, di non far trasmettere le ricevute per l’inserimento automatico nel modello precompilato. È un loro diritto, ma che di fatto invalida l’utilità della nuova procedura, dal momento che questo comporta, come in passato, il ricorso all’inserimento manuale in un secondo tempo”.

Per l’esperto il trasferimento delle ricevute sanitarie dovrebbe essere reso obbligatorio. Anzi, in realtà si tratta di una procedura addirittura superflua “dal momento che le stesse identiche informazioni vengono già trasmesse dal medico che emette la fattura attraverso lo spesometro. Nei casi di pagamento con bancomat o carta di credito, inoltre, vengono trasmesse le medesime informazioni con buona parte delle paure per la privacy del contribuente”.

“Al momento – conclude De Franceschi – il 730 precompilato con questi vincoli risulta parziale e perde molto in efficacia. Se non vi si porrà rimedio sarà destinato a rimanere uno strumento ‘azzoppato’, che anzichè semplificare la vita ai contribuenti, ai professionisti e ai Caf, la complicherà senza reali benefici”.

 

 

Un contribuente su 10 ha usufruito del Modello 730. Uno spreco

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‪Scaduto il termine del 22 Luglio, il tributarista esperto veneziano Alberto De Franceschi fa le somme e tira i bilanci. E in tutti i sensi.

Si scontra con la macchina del macchina del 730, dopo la diffusione da parte dell’Agenzia delle Entrate dei dati sulla campagna del precompilato.

Ebbene sì perché il modello 730 è stato usato solo da un contribuente su 10.

De Franceschi denuncia: “Questa innovazione ha determinato più costi che benefici”

Ma quanto costa il Modello 730 ai contribuenti italiani?

“Sappiamo che solo due milioni di contribuenti hanno scelto di optare per il modello 730 precompilato – rileva De Franceschi – in pratica solo 1 contribuente su 10”.

In particolare, nel Veneto solo il 12,1% è la percentuale dei contribuenti che si è avvalsa della procedura telematica; di fatto, “una nicchia da sempre esistita, e cioè quelli che usufruivano, fino a 3 anni fa, del CAF a titolo gratuito”.
Questa innovazione quindi avrebbe determinato più costi che benefici.

Specialmente per quanto riguarda le procedure messe in atto, l’esperto rileva: “CAF e Professionisti abilitati hanno dovuto stravolgere il loro normale sistema lavorativo – dice – per non parlare poi dell’invio telematico delle fatture, doppio rispetto a quello già esistente. Il tutto ha generato ritardi e costi aggiuntivi che inevitabilmente ricadono sui contribuenti che si sono visti aumentare i costi dei servizi”.

Inoltre, l’obbligo di trasmettere i flussi del 730/4 entro il 20 giugno ha costretto molti operatori a correre per mantenere la scadenza.
A che pro? “A nulla – incalza De Franceschi – visto che le proroghe fatte per sistemare le anomalie del precompilato hanno fatto slittare i pagamenti ad agosto (a fine luglio per i più fortunati), non considerando che se il termine fosse rimasto quello di luglio i contribuenti avrebbero potuto, se a debito, godere delle 13 mensilità. Se a credito invece, avrebbero potuto usufruire più rapidamente dell’IRPEF emergente dalla tredicesima per recuperare maggiori somme da rimborsare ai contribuenti senza dover ricorrere a lunghe ratezioni che portano nei casi peggiori sino a gennaio 2017”.

Il tributarista veneziano si scaglia anche sul fronte dei modelli unici precompilati, visto che gli esiti e le adesioni a oggi sono irrisori:

“Forse era più semplice ed economico restare a come si era prima, tanto anche sul fronte dei compensi riconosciuti ai CAF e Professionisti oramai vengono pagati pochissimo e dopo oltre un anno”.

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DE FRANCESCHI: UN TRIBUTARISTA IN TOUR

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ALBERTO DE FRANCESCHI: UN TRIBUTARISTA IN TOURNÉE

Il consulente fiscale di Noale e Albignasego stamattina era alla trasmissione condotto da Fabrizio Stelluto, Approfondimenti, su 7Gold Tele Padova.

Perché in tournèe?

Perché lui da marzo sta organizzando il tour de I 12 PILASTRI e mai di questi tempi è più attuale. Fabrizio Stelluto lo ha intervistato per noi.

Lei è un tributarista in tournèe, come mai ha creato questo evento?

“Stiamo portando in giro questo tour perché c’è bisogno di fare impresa. I 12 Pilastri sono i 12 principi che servono all’imprenditore per far crescere la propria impresa solida, forte e sana e per essere competitivi sul mercato. Nel momento in cui dobbiamo essere competitivi infatti servono dei piani. Gli imprenditori o chi si accinge ad aprire un’attività devono scrivere sulla carta cosa vogliono fare, devono avere un piano, un’organizzazione. Purtroppo si pensa solo alle tasse che si pagheranno ma la tassazione è una proporzione sul reddito. Se non c’è reddito non ci sono tasse. E se c’è reddito ci sono, è per quello che io dico ai miei imprenditori: non chiedermi quante tasse paghi, ma chiedimi quanto guadagni. In tutto questo però c’è qualcosa che non va bene. In giro c’è cattiva informazione per fare impresa. Ora più che mai serve spiegare ai ragazzi giovani cosa devono fare e come si devono approcciare al mondo dell’imprenditoria.

Lei dice che il futuro del commercialista sarà affiancare l’imprenditore. Ma sto “povero cristo” dell’imprenditore del Nordest, che magari si è fatto da sé come fa?

“Infatti non va più bene farsi da sé, bisogna parlare di competenze e chi ha competenze deve essere qualificato. Devo basare la mia impresa su dei meccanismi che sono economici. Questa settimana ho avuto un caso di un signore che ha un’acciaieria, i figli hanno rovinato il lavoro del padre, perché costui ha impegnato di più i figli nel lavoro manuale, ma il mondo imprenditoriale ora ha bisogno di studio, di corretta informazione, di formazione”

Per quanto riguarda la Brexit, secondo Lei quali sono le conseguenze dell’economia del Nordest?

“Dobbiamo parlare su una macroarea. Ora ci saranno dei dazi doganali da pagare. Ho incontrato un’associazione dei produttori di carne e loro sono preoccupati proprio per questi. Per quanto riguarda il turismo invece gli arrivi da parte della Gran Bretagna sono milioni durante la stagione estiva. La conseguenza sul turismo è sempre legata a un’ economia monetaria. Una delle lamentele dei giovani infatti è stata che andare a Londra ora non è economicamente conveniente. Questo è importante, dobbiamo chiederci se la Brexit aumenterebbe ancora di più il costo della vita a Londra”

Però potrebbe non aumentare su altre tratte…

“La Gran Bretagna fa parte del common wealth. Le dogane in genere producono un abbassamento del pil. Questi giorni hanno detto facciamo un hub fiscale, l’ Irlanda è polo di attrazione per soggetti tipo google, microsoft ecc, l’alternativa sarà Parigi o Berlino, ma noi dobbiamo puntare all’ Italia.

Quindi le conseguenze per il Nordest sono limitate?

“Sì, ci sono comunque ampi spazi di manovra, derivanti dalla Brexit. Cioè possiamo muoverci bene e convincere ora i nostri giovani e le nostre eccellenze a rimanere qui”.

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