CORRUZIONE? E’ UN PROBLEMA CULTURALE

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PER ELIMINARE LA CORRUZIONE SERVE CAPITALE COGNITIVO

Sì è svolto positivamente il convegno nell’ Università degli Studi di Padova sul tema della corruzione, del 26 ottobre scorso. Un evento organizzato da Aicq (Associazione italiana cultura qualità), una federazione senza scopo di lucro che vuole diffondere la cultura e i metodi per pianificare, costruire e certificare la qualità. A moderare l’incontro il noto tributarista di Noale, Alberto De Franceschi.

A parlare anche Mariastella Righettini, docente della universitas patavina, del dipartimento di scienze politiche, giuridiche e studi internazionali che ha trattato la cultura della trasparenza.

“Possiamo considerare che la corruzione nel nostro paese è un male che leggiamo tutti i giorni anche, e non solo, nella pubblica amministrazione – ha esordito il tributarista De Franceschi – esaminando il problema alla radice è sicuramente da addebitare a un sistema culturale che non forma i cittadini al rispetto delle regole. Anzi molte volte si incentivano le astuzie piuttosto che l’intelligenza e l’onestà. Lo abbiamo visto in molti fatti della cronaca: dal Mose, il più grande sistema corruttivo italiano, alla mafia capitale, all’ Irpinia, fino a giungere al recente dossier della Fondazione David Hume- Sole 24 Ore. Tutto questo ha fatto apparire l’Italia infestata dalla corruzione”.

De Franceschi si riferisce alla recente stima del fenomeno della corruzione che in Italia parrebbe aggirarsi a 60 milioni di euro. Nel dossier della Fondazione David Hume- Sole 24 Ore le cause sono: la mancanza di una cultura di libero mercato, una scarsa dinamicità del capitale sociale e nello specifico un peso troppo scarso delle donne in politica, oltre a una inadeguata valorizzazione del capitale umano.

“Alla base di questi fattori – incalza De Franceschi – è evidente l’unica matrice, ossia la cultura che non forma, sia in ambito familiare che scolastico. I cittadini non rispettano le regole e quando si trovano davanti alle norme l’atteggiamento è sempre quello di fare di tutto per non rispettarle, magari con astuzia, anziché affidarsi all’intelligenza e all’onestà. Tutto questo è frutto di società arretrate. Storicamente abbiamo vissuto fino a mezzo millennio fa, in economie a somma zero (se qualcuno guadagna, qualcun’altro perde), dove la corruzione è appunto un gioco a somma zero”.

Un recente studio della Proceeding of the National Accademy of Science ha dimostrato che la corruzione è il lato oscuro della cooperazione: cioè le persone vedono di trarre illecitamente un vantaggio dalla cooperazione quando gli si presenta l’opportunità.

“Se si esamina la logica naturale dei comportamenti umani – aggiunge l’esperto professionista – possiamo constatare che ciò che tiene insieme le nostre società non è ciò che giudichiamo come buono e giusto. C’è chi sostiene che il “potere corrompe”. Così come chi ha dimostrato che l’esperienza psicologica del potere è associata alla ricerca del proprio interesse particolare. Si è pure dimostrato che questi soggetti hanno una “debole identità morale” mentre al contrario la forte identità morale vede incrementare la propria consapevolezza etica attraverso l’esperienza psicologica del potere. Come si costruisce una forte identità morale? Probabilmente con la nascita e la diffusione del pensiero scientifico. I sistemi giuridici di common law sono quelli dove si percepisce meno la corruzione, questo perché nella loro storia è fortemente presente la rivoluzione scientifica, che tra l’altro, ebbe inizio proprio in Italia.

Il sistema common law valorizza i fatti, la fiducia e la neutralità di giudizio come viene dimostrato da uno dei protagonisti Francis Bacon. Uno studio fatto in 125 paesi (Intelligence and Corruption del 2013) ha rilevato che dove ci sono livelli di prestazioni intellettuali più alti, la corruzione è più bassa. 
Si parla così di “capitale cognitivo”, ovvero quel livello di comprensione cognitiva (non meramente intuitiva) delle regole che è importantissimo per la qualità della vita economica e civile del paese. Forse sarebbe il caso di non far scappare quasi tutti i migliori cervelli che formiamo, e di far qualcosa per attrarne dagli altri paesi, in questo modo – conclude De Franceschi – si ridurrebbe  la corruzione.

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi, esperto di fisco e tributarista,

Noale, 1 novembre 2016

COSì VI SMASCHERO LA CHIUSURA EQUITALIA, UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA

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CHIUSURA EQUITALIA,

ECCO COME SI SMASCHERA LA ROTTAMAZIONE DELLE CARTELLE.

A spiegarlo l’esperto tributarista di Noale, Alberto De Franceschi, con tanto di tabella alla mano. Dal prospetto si vede chiaramente che se la somma richiesta da Equitalia è di 100mila euro, la rateazione attuale – che prevede 120 rate mensili come da piano straordinario – è di 1158 euro; con la rateazione invece nuova, quella proposta dal decreto fiscale del 15 ottobre, si arriva a 12 più 24 rate, ma colpo di scena: l’importo della rata è maggiore: 2186 euro.

Essendo una soluzione che deve aiutare chi non ha soldi – spiega De Franceschi – deve considerare che sebbene si facciano sconti anche importanti poi non si può aumentare la rata perché questo nell’immediato annulla gli sconti fatti e aumenta il debito mensile da pagare”

Ma soprattutto – incalza De Franceschi – come si fa a chiedere i soldi a chi non li ha?”

Una mossa secondo il tributarista che non ricalca il vero, in quanto le somme di denaro saranno comunque riscosse. Nel decreto fiscale emanato dal Consiglio dei ministri emerge ciò porterà alla chiusura di Equitalia entro sei mesi.

Si prevede la forma della rottamazione dei ruoli da cui l’Esecutivo stima di poter ottenere 4 miliardi di euro.

La soppressione di Equitalia NON SIGNIFICA CHE NON SI DOVRANNO Più PAGARE LE SOMME RICHIESTE – attacca De Franceschi – Ma che saranno fatti sconti, anche significativi per rottamare le cartelle. C’è gente che è convinta che non pagherà più niente. Ma non è così. Questa è una manovra fatta solo per acquisire voti. Non è un vero e proprio condono, ma è uno sconto. Il cittadino pagherà comunque. Si trasferiscono i poteri di Equitalia in capo all’ Agenzia delle Entrate ma cosa cambia? Non cambia nulla perché i dipendenti restano, saranno trasferiti da un ente a un altro. La rottamazione delle cartelle poi non funziona, si deve rottamare il credito, non le cartelle esattoriali”. A fondare le preoccupazioni del tributarista infatti è il fatto che le persone che non hanno pagato finora, comunque non potranno pagare.

Sono soggetti insolventi – spiega De Franceschi con tanto di tabella alla mano (vedi allegato) – soggetti falliti, deceduti, società cessate, qualcuno mi spiega come fanno a recuperare queste somme? Chi non ha pagato fino ad oggi significa che non ha soldi, e non solo, che non ha nemmeno beni pignorabili per il recupero forzato delle somme. Perché ora dovrebbe pagare? Per lo sconto parziale delle sanzioni? In più aver previsto uno sconto di 5mila euro a fronte dei 10 mila non indica che era stato applicato un tasso ai limiti dell’usura?”

Mi piacerebbe sapere, poi – incalza De Franceschi – quanti soggetti messi nel recupero dei quattro miliardi sono cittadini stranieri che hanno operato in Italia per un periodo non pagando le tasse (poi accertate e passate ai ruoli esattoriali/cartelle di Equitalia) e che oggi non sono neppure più qui residenti”

Ufficio stampa tributarista Alberto De Franceschi

Esperto di fisco e tributi

Noale, 19 ottobre 2016

NOI A QUINTA COLONNA

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Comincia tutto con una #storia, un articolo di #giornale e un’#intervista.
Questa è la nostra esperienza a #QUINTACOLONNA, dove sono stato ospite lunedì scorso.

A giugno di quest’ anno un quotidiano nazionale racconta la storia, da noi denunciata, di una #marocchina che vive a #Padova e che si è messa a carico i #parenti residenti all’#estero. Non solo, lei aveva anche dichiarato di non essere sposata e di non avere #figli. Cosa non vera, in quanto di figli ne ha due, uno in arrivo, ed è anche sposata. Lei se la cava infatti con una semplice autocertificazione e al consolato evidentemente basta quella. Nessun controllo e così si elude il fisco.
Passano due mesi e la Guardia di #Finanza di #Treviso, coordinati dalla Procura di Bologna, smascherano oltre 1000 dichiarazioni dei redditi degli immigrati mendaci con spese sanitarie mai sostenute, figli inesistenti, parenti all’estero fatti passare per disabili e chissà quale altro obbrobrio.
Insomma tempo 15 giorni e la redazione di Quinta Colonna mi contatta perché aveva letto l’articolo dove già avevo denunciato le storie truffaldine degli immigrati.
Sabato 8 ottobre l’equipe del programma di Paolo del Debbio con la giornalista Alessia Gabrielli e il cameraman Giorgio Melis sono venuti a farmi visita. Un’intervista condotta interamente nel mio studio dove ho spiegato loro come gli immigrati frodano il fisco e ho mostrato loro quante cartelle e fascicoli finiscono sopra la mia scrivania ogni giorno.
Il lunedì successivo ero in studio nei centri Mediaset a Roma con Mario Giordano, Maurizio Gasparri e altri ospiti.
Abbiamo raccontato la nostra storia e abbiamo risollevato la questione.

E’ POSSIBILE CHE CI SIANO ANCORA #CLANDESTINI CHE ELIDONO LE NORME IN QUESTO MODO?
SE ESISTONO REGOLE, QUESTE DEVONO VALERE PER TUTTI.

GLI #IMMIGRATI, NON DICHIARANDO IL VERO, TRUFFANO LO STATO E COMMETTONO QUEL REATO DI #ELUSIONE. COSA DIVERSA DALL’#EVASIONE.
L’elusione è quel fenomeno per cui un contribuente mira a evitare, attraverso scappatoie al limite della legalità, un prelievo tributario a suo carico o mira a ottenere particolari vantaggi.

LEGGI IL PEZZO: http://www.defranceschialberto.it/2016/06/10/parenti-allestero-nello-stato-di-famiglia-cosi-gli-stranieri-evadono-le-tasse-in-italia-il-giornale/

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A breve con altre esperienze

#seguiteci #defranceschi #fisco #economia #tributarista

Contributi per il Tornado? L’ Agenzia delle Entrate è in ritardo di 288 giorni

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E ora si mobilita anche il Senato.

É stata presentata il 13 ottobre scorso un’ interpellanza a nome dei senatori di FI e Pdl: Marco Marin, Giovanni Piccoli, Stefano Bertacco e Bartolomeo Amidei, al presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro dell’Economia e finanze.

Un’interpellanza fatta proprio in seguito alla denuncia fatta dal tributarista noalese Alberto De Franceschi che aveva studiato la questione.

Con una precedente interrogazione con carattere d’urgenza (atto n. 3-02054) gli interroganti – si legge nell’interpellanza – in riferimento ai fenomeni temporaleschi che hanno colpito il Veneto nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio 2015, avevano chiesto interventi in favore dei cittadini e delle imprese fortemente danneggiati da tali eventi atmosferici”.

Ora, l’articolo 1 della legge 208/2015 (legge di stabilità 2016), nei commi da 422 a 428, prevede la concessione di contributi con le modalità del finanziamento agevolato sia ai soggetti privati che alle attività economiche e produttive e demanda a ordinanze adottate dal Capo del Dipartimento della protezione civile d’intesa con le regioni interessate e di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, le modalità attuative.

L’ordinanza del 16 agosto scorso, la numero 385, dispone che, in base a quanto previsto dalla legge n. 208/2015, il contributo effettivamente spettante viene riconosciuto, sotto forma di finanziamento, a cura dell’Istituto di credito convenzionato che sarà successivamente individuato dal titolare del contributo e comunicato al Comune.

Tale finanziamento – si legge sempre nell’ordinanza – viene utilizzato dal beneficiario per i pagamenti alle imprese fornitrici o esecutrici degli interventi ancora da realizzare e/o a titolo di rimborso per le spese eventualmente già sostenute come risultanti all’esito dell’istruttoria della domanda; tali contributi in realtà sono veri e propri mutui; la misura del finanziamento agevolato con fruizione del credito d’imposta non è adeguata in quanto questa procedura comporta il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza delle vittime e di conseguenza il rischio di non poter percepire il credito d’imposta. A ciò si aggiungono: il pagamento degli interessi e il rischio di pignoramento, a carico dei soggetti insolventi, delle somme di denaro che servirebbero a ricostruire la casa distrutta dall’evento calamitoso”.

Non solo, c’è di più.

La verità è che a distanza di 288 giorni dalla legge – sentenzia De Franceschi – l’Agenzia delle Entrate che dovrebbe definire i parametri fiscali e tributari ancora non si è pronunciata. Questo ha indotto, grazie alla mancanza di informazione e all’assenza di trasparenza che sottostà a quel principio di democraticità che pretendiamo innalzare sul nostro Paese, a una rinuncia da
parte di chi aveva diritto a chiedere i soldi e per il timore di vedersi un mutuo di durata 25ennale, pensate ben 25 anni, non li ha chiesti.
Con tanto di false, illusorie e ingannevoli rassicurazioni da parte di chi ha voluto nascondere l’evidenza. Ci chiediamo cosa aspetti l’Agenzia delle Entrate a pronunciarsi. Che le case distrutte dal tornado marciscano ancora con l’inverno che avanza? Qualcuno è andato in Riviera del Brenta a vedere come sono presi? La gente teme di essere ancora presa per i fondelli e solo il 20% ha fatto domanda per ottenere i rimborsi. Se è garanzia questa. Ancora una volta a rimetterci saranno i cittadini, già tornadati e ancora di più devastati dal ritardo, incompetenza e incapacità delle persone”

L‘Agenzia delle Entrate infatti – ribadiscono i senatori – che dovrebbe definire i parametri fiscali e tributari, non si è ancora pronunciata”.

I senatori inoltre sollevano come il Consiglio dei Ministri abbia già approvato il decreto legge, non ancora pubblicato, recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016 e che nello stesso giorno in cui è stato approvato il decreto e in concomitanza con “il profuso impegno per la campagna referendaria, il Presidente del Consiglio si è recato ad Amatrice, a rivendicare le misure adottate ribadendo la vicinanza del Governo alla popolazione; tale attenzione – dicono – non è stata dimostrata nei confronti della popolazione delle regione Veneto che , a oggi, con l’arrivo della stagione invernale, è ancora in attesa di norme chiare ed aiuti “concreti” per poter far fronte alle spese di ricostruzione delle proprie abitazioni e imprese danneggiate”.

I senatori quindi chiedono quali iniziative i ministri intendano adottare affinché vengano fissati i parametri fiscali e tributari per la concessione dei finanziamenti agevolati previsti per le popolazioni dei comuni della regione Veneto colpite dagli eventi calamitosi dell’8 luglio 2015, senza che questo comporti il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza da parte dei soggetti coinvolti.

Ufficio Stampa, tributarista Alberto De Franceschi

Esperto di fisco ed economia

Noale, 15 ottobre 2016

Poche domande per i contributi del tornado, di chi è la colpa?

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Poche domande per i contributi del tornado. Di chi è la colpa?
La scarsa informazione e la mancanza di chiarezza.
Presentato il documento per la nuova normativa. L’esperto tributarista Alberto De Franceschi risponde all’ assessore Bellomo. “C’era tutto il tempo di fare informazione e di dire le cose come effettivamente stanno”

Chiediamo al Governo l’istituzione urgente di un fondo nazionale per le calamità naturali e il sostegno dei cittadini che hanno subito danni.

É stato presentato al Governo il documento conclusivo proposto dai tosiani Emanuele Prataviera ed Elena Bragato, coordinatrice Fare! con Tosi per l’ area Riviera del Brenta e del Miranese. “Il documento – spiega Prataviera – è il frutto di un lavoro di analisi della normativa esistente e di una fitta attività di audizione di soggetti ed enti, compresa la protezione civile”.

Infatti proprio per dare un’impronta concreta e viva della situazione, si sono sentite le persone colpite, gli enti, i professionisti, le aziende, le forze dell’ordine, la protezione civile, l’ Unione piccoli proprietari e del comitato civico, il Comitato esodati del terremoto di Moglia (in provincia di Mantova), gli ordini dei commercialisti ed esperti contabili nonché gli agenti immobiliari, le organizzazioni sindacali, l’Associazione nazionale costruttori edili, Unioncamere, Confindustria, i rappresentanti della Cassa Depositi e prestiti, l’ Associazione bancaria italiana (ABI), i rappresentanti delle prefetture e dei Vigili del fuoco, del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; del Tavolo istituzionale per la semplificazione.
Le audizioni iniziate ben l’8 ottobre 2015 si sono concluse il 28 gennaio 2016. Il tutto per formulare il documento approvato poi in seduta parlamentare, affinché ne nasca una vera e propria legge.

Una proposta questa che è stata sollecitata dall’onorevole Prataviera a fine luglio, dopo il tornado che si è abbattuto sulla Riviera del Brenta l’8 luglio ma che prende in considerazione anche altre calamità naturali. “Ci avviciniamo alla Finanziaria – inisiste l’onorevole – e ora più che mai, a maggior ragione dopo i recenti fatti del terremoto in centro Italia, la richiesta di un fondo è innegabile e di urgente attuazione”.

Il programma – si legge nel documento presentato al Governo – prende le mosse dalle calamità naturali che hanno colpito l’Italia negli ultimi anni: tra i tanti eventi, particolarmente gravi sono stati i terremoti in Abruzzo e in Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto e le alluvioni che si sono abbattute in Sardegna (novembre 2013), in Liguria (novembre 2014) e da ultimo nella riviera del Brenta (luglio 2015).
La gestione della fase successiva a tali eventi è spesso molto gravosa per cittadini e aziende, che devono fare i conti con vincoli ed oneri amministrativi che generalmente non perdono di intensità pure a fronte di situazioni emergenziali. Vincoli ed oneri risultano aggravati da una normativa estremamente instabile, in capo a più soggetti e a più livelli istituzionali, in cui gli atti si rincorrono a ritmo spesso frenetico e non sempre sono dotati delle più opportune forme di pubblicità”.

Prataviera qui si riferisce anche alla situazione attuale nei comuni di Mira, Dolo e Pianiga.
Come apprendiamo dalla stampa locale di questi giorni, solo il 20% degli aventi diritto ai rimborsi hanno fatto domanda e la motivazione è proprio questa: norme poco chiare e la paura che quei contributi che lo Stato concede per la ristrutturazione, siano in realtà dei veri e propri mutui.

A sollevare la questione oltre che all’onorevole Prataviera che il 13 settembre scorso aveva inviato una nota denunciando proprio questo, anche l’esperto professionista di Noale, Alberto De Franceschi, che studiando la normativa aveva smascherato la questione. “Le vittime – aveva spiegato De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari. Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro”.
La notizia subito lanciata aveva suscitato alcune polemiche ma a giorni di distanza apprendiamo che in realtà la questione è vera e che i cittadini impauriti e scarsamente informati, non hanno presentato le domande. “Inoltre – aggiunge Prataviera – i cittadini e i professionisti che li assistono sono costretti a rifare da capo tutte le pratiche per la terza volta dopo gli errori commessi nella modulistica dalla Regione, ma la confusione tra finanziamento agevolato e contributo indurrà molti a rinunciare ad addentrarsi in questo labirinto burocratico e quindi a rinunciare anche per il fatto che secondo la delibera viene accreditato al beneficiario l’importo minore tra perizia e le spese effettivamente sostenute”.

Per ovviare a queste incomprensioni, Prataviera quindi ha proposto il documento di cui sopra.

L’indagine – si legge nel documento – come già accennato, prende le mosse dalla tromba d’aria che ha colpito la Riviera del Brenta e dalla constatazione del ripetersi sempre più frequente di eventi calamitosi, le cui conseguenze sono aggravate dal dissesto idrogeologico”.

Nei casi più gravi di calamità si crea una stratificazione normativa e una disparità di trattamento in presenza di situazioni simili. “Questa disparità può essere superata attraverso la definizione di una cornice normativa semplificata – spiega Prataviera – da applicare in maniera stabile ed uniforme in caso di eventi emergenziali. La nuova cornice normativa dovrebbe affrontare tutti gli aspetti connessi alle emergenze, che incidono su numerosi settori: previdenziale, tributario, finanziario, finanza pubblica, attività economiche, ambientale, edilizio e tutela dei beni culturali.

In particolare, si dovrebbe prevedere:

l’esenzione automatica dall’IMU e dalla TASI per gli immobili dichiarati inagibili fin quando non tornino in condizioni di abitabilità;
la sospensione automatica e generalizzata di diversi tipi di termini, attualmente disciplinata da una pluralità di atti, tra loro stratificati;
l’agevolazione fiscale per gli interventi necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se gli interventi vengono eseguiti prima della dichiarazione dello stato di emergenza;
la sospensione del pagamento delle rate dei mutui;
la semplificazione della normativa in materia di deducibilità dal reddito d’impresa delle erogazioni liberali effettuate a favore delle popolazioni colpite da calamità pubblica;
– l’esclusione dal patto di stabilità di tutte le spese connesse all’emergenza.

Inoltre per semplificare ulteriormente gli adempimenti di cittadini ed imprese si potrebbe infine pensare all’istituzione di uno sportello unico operante nelle zone colpite da calamità naturali, che costituisca l’unico interlocutore per il rilascio di permessi e autorizzazioni e la richiesta di contributi e agevolazioni fiscali. Soprattutto quando a essere colpiti sono comuni di piccole dimensioni, che hanno maggiori difficoltà a gestire l’emergenza, lo sportello unico potrebbe essere costituito d’intesa tra più comuni.

Infatti le questioni problematiche di questi giorni sono proprio quelle che riguardano le poche domande presentate. Solo 52 domande e ora si chiede alla Regione di riaprire i termini.

Ma l’esperto professionista di Noale, incalza. “Cosa si è aspettato tutto questo tempo? E’ deludente leggere di un amministratore pubblico che di fronte a un chiaro fallimento della propria comunicazione fatta ai propri elettori ricerchi scusanti dando fantasiose colpe ad altri soggetti. Se avesse detto subito ai suoi cittadini come sono le regole scritte nelle norme, belle o brutte che siano ma con chiarezza, sarebbe stato meglio. Purtroppo nella comunicazione si sono omessi temi (ritengo abbia avuto tutto il tempo e i canali per far chiarire chiarire) che ora essendo venuti a galla, hanno fatto venire meno la fiducia che queste persone avevano nei confronti di chi li amministra. Ora si tenta di mascherare un chiaro fallimento dando la colpa a terzi argomentando con nulla e soprattutto ancora in attesa di una circolare dell’Agenzia delle Entrate da oltre 449 giorni che avrebbe messo fine a qualunque dubbio. Ciò non toglie il disappunto generale su questa norma che regala soldi alle banche pagati da tutti noi vittime comprese su una calamità. Concordo nella richiesta dell’apertura dei termini a condizione che si mettano in tavola tutte le questioni, circolare dell’ Agenzia delle Entrate compresa in modo da giocare a carte scoperte e non a poker. Un’amministrazione pubblica coscienziosa avrebbe richiesto la proroga sulla scadenza che poteva essere fatta proprio in vista dell’assenza della circolare esplicativa dell’Agenzia delle Entrate che non permetteva ai cittadini di avere una visione completa della questione. La speranza è che ora i tornadati siano messi in grado di valutare nel bene e nel male tutto quanto gli si prospetta davanti con norme e circolari chiare ed effettive (utilizzo dei crediti, rapporti con le banche costi dell’operazione e ricadute varie).

Ufficio Stampa Alberto De Franceschi

Noale, 8 ottore 2016

LA LISTA DELLE OPERE INCOMPIUTE E RENZI CI PARLA DI PONTE DI MESSINA?

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PER NON FARE SI CONTINUA A SOGNARE

Ecco la riprova di ciò che andavo dicendo nella trasmissione Focus, condotta da Luigi Bacialli, mercoledì in prima serata. La puntata è quella del 28 settembre 2016 di cui qui vi alleghiamo il link, dal 23 esimo minuto.

http://www.reteveneta.it/videotube_produzioni.aspx?produzione=focus

E il tema da me lanciato era proprio questo: ALLORA IL PONTE DI MESSINA Sì E LA PEDEMONTANA NO. Ebbene, oggi trovo in rassegna stampa i dati a conferma di quanto avevo già evidenziato.

Perchè continuare a ostentare il “PONTE RENZIANO” quando ci sono ancora  #diciannove#miliardi bloccati sulle grandi opere (#pedemontana € 576.287.353).

E gli stanziamenti non sono neppure presenti nel #DEF (Documento economia e finanza) presentato dal Ministro #Padoan, che come abbiamo visto ieri è pure#doppato da un #PIL (Prodotto Interno Lordo) al 1%.

Oggi per difendersi definisce il valore “realizzabile”. Ecco, io mi chiedo come possa essere realizzabile visto che si bloccano le opere che contribuiscono proprio ad alimentare la crescita del #PIL?

Ma i conti dobbiamo farceli soltanto noi? I falsi in bilancio esistono solo per noi? Oggi Libero esce con una lunga lista di opere INCONCLUSE E CHE FORSE NON SARANNO MAI REALIZZATE E RENZI CI PARLA DI PONTE DI MESSINA?

….. to be continued …. (dopo il referendum)

SGAMMATO PADOAN MA NESSUNO NE PARLA

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Credevo che oggi i giornali parlassero di Padoan e della dopatura di bilancio.

In particolare quelli economici, mi aspettavo facessero apeeture sulla grande beffa di bilancio presente nelle recenti note del #DEF(Documento economico finanza).
Invece no, il Ministro #Padoan ha ben ragionato che i 7,7 miliardi di deficit aggiuntivo generati dai migranti e dal sisma devono essere bilanciati dall’aumento del PIL stimato allo 0,6% e dallo stesso dopato al 1% con evidente incremento (non giustificato anche per la Banca d’Italia) dello 0,4% a copertura e bilanciamento dell’extra indebitamento.


Io svolgendo la mia attività professionale, devo fare molta attenzione perché l’articolo 2621 del Codice Civile disciplina il reato di falso in bilancio e condanna pesantemente imprenditori ed amministratori che lo mettono in atto.


Ora mi chiedo come possa essere tollerabile da parte di un Ministro, questo fatto #gravissimo di dopaggio sul bilancio dello Stato?

Come al solito, lo Stato bene e razzola male. 

Riporto la legge.

Art. 2621 c.c. (False comunicazioni sociali)

Fuori dai casi previsti dall’art. 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali dirette ai soci o al pubblico, previste dalla legge, consapevolmente espongono fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero omettono fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale la stessa appartiene, in modo concretamente idoneo ad indurre altri in errore, sono puniti con la pena della reclusione da uno a cinque anni.
La stessa pena si applica anche se le falsità o le omissioni riguardano beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi.

A voi le conclusioni

RIMBORSI TORNADO, CHI CI GUADAGNA SONO SOLO LE BANCHE

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Torna il Movimento Cinque Stelle con la consigliera Valentina Peruzzo e il deputato Emanuele Cozzolino sulla questione dei rimborsi per le vittime del tornado che ha colpito la #Riviera del Brenta l’8 luglio scorso. A far discutere stavolta è il passaggio obbligato che si è costretti a fare con le banche che concedono il finanziamento per la ricostruzione.

“L’unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche – dicono gli esponenti pentastellati – che ancora una volta ci guadagneranno, e quell’articolo 81 della nostra carta costituzionale, che limita la disponibilità economica dello Stato, anche in caso di calamità. Occasione persa, per chi vuole riformare la Costituzione, per fare l’unica cosa veramente intelligente”.
Il deputato Cozzolino già nei giorni scorsi era intervenuto nel merito facendo chiarezza in merito alla modalità di erogazione del contributo. In quanto “vengono sostenute delle spese per produrre la documentazione e si deve avere la certezza se si riceve un contributo o un finanziamento agevolato che matura il credito d’imposta da compensare”.

La questione era sorta in seguito alla denuncia fatta dall’esperto professionista di Noale, Alberto #DeFranceschi che studiando la normativa aveva smascherato come in realtà i contributi sono veri e propri mutui.

“Le vittime – spiega De Franceschi – per ottenere il rimborso del danno subito dovranno sottoscrivere un finanziamento / mutuo con oneri bancari e finanziari (questo precisato sia in circolare ministeriale che al question time). Le rate di questo mutuo generano un credito d’imposta che viene ceduto alla banca che lo recupera con i flussi che versa periodicamente all’ Erario. Da questo emerge che sì, le vittime non pagano nulla, ma lo Stato (vittime comprese) pagherà interessi e altro. Non essendo poi nota la modalità di cessione del credito d’imposta ed essendo un finanziamento con durata massima di 25 anni, le vittime essendo i soggetti che hanno sottoscritto il finanziamento ne fanno da garanti. Anche se non pagheranno direttamente è da capire come li coinvolge la garanzia sul finanziamento, qualora il meccanismo così architettato non giri come previsto e fallisca per effeto di revoche, fallimenti bancari, assenza di flussi con l’erario. E a oggi non c’è una circolare specifica dell’ Agenzia delle Entrate”.

Posizione comunque in parte ribadita anche dal Governo. “L’ufficio tecnico dell’amministrazione di Pianiga aveva già posto il medesimo quesito alla Regione chiedendo chiarimento in merito alla liquidazione del contributo – dicono i pentastellati – Non avendo ricevuto alcuna risposta, abbiamo presentato un’ interrogazione il 21 settembre scorso al Ministro Padoan. Ci preoccupava il fatto che i cittadini in maggior difficoltà economica non potessero fruire della misura agevolativa, nel caso in cui il credito d’imposta potesse essere utilizzato solo in compensazione”.

Nella sua risposta il viceministro #Zanetti ci ha detto che il credito d’imposta sarà utilizzato dal beneficiario del finanziamento per corrispondere alla banca le rate di rimborso del finanziamento stesso. In tal modo, i cittadini e le imprese beneficiari fruiscono unicamente della provvista finanziaria, senza dover versare rate di capitale o di interessi, il cui onere viene scontato dagli istituti di credito direttamente nei confronti dell’erario. L’ unica insoddisfazione che permane riguarda il passaggio obbligato per le banche che ci guadagneranno”.

Ufficio Stampa: tributarista Alberto De Franceschi e Deputato Emanuele Cozzolino

Noale, 30 settembre 2016

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SCEGLIERE GLI INTERESSI BANCARI, L’INGANNO PER I CORRENTISTI

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DAL 1.OTTOBRE I CORRENTISTI DOVRANNO DIRE QUALI INTERESSI SCELGONO, MA A RAGIONARCI SU, LE NUOVE REGOLE SONO VESSATORIE 

Oggi parliamo di banche, in vista della nostra diretta televisiva su Reteveneta di questa sera, vediamo quali tematiche affrontare.

Con l’introduzione delle nuove regole sui rapporti di conto corrente (vedi decreto 3 agosto 2016) siamo dinanzi a due importanti novità:
1. gli interessi passivi maturati non generano nuovi interessi per cui un debito non si amplifica nel tempo per effetto della capitalizzazione degli interessi;
2. gli interessi non sono immediatamente esigibili, in questo modo se si versano delle somme queste non pagano solo gli interessi lasciando il debito originario sempre lo stesso;

Finalmente giustizia, direbbe qualcuno, invece no!
La nuova regola è a discrezione del cliente correntista che può accettare comunque il precedente sistema.

A ragionarci allora ci chiediamo, quanto impiegheranno gli istituti bancari a inserirla come clausola vincolante? Da dire che se non sottoscritta non erogano alcuna linea di credito, finanziamento o altro.

Neppure per chi ha già ottenuto un finanziamento o una linea di credito sarà tranquillo, si vedrà recapitare una bella letterina dove gli diranno che le condizioni del contratto sono variate e che se non sottoscrive il nuovo contratto dovrà risolverlo con pagamento dello scoperto o finanziamento residuo.
Che dire il solito metodo di fare per non cambiare nulla.

 

 

TAGLIO PENSIONI REVERSIBILITÀ AL VIA

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Cvd. Sì, come volevasi dimostrare.
Avevo già segnalato in primavera che la pensione di #REVERSIBILITA’ era oggetto di discussioni e tagli in Parlamento.

Prima smentite e sospensioni a data da definire, oggi la “vigliacca” circolare che conferma i tagli.

Sarò curioso di capire e vedere se la neo vedova di Ciampi sarà colpita da questi tagli oppure come verranno colpiti i soliti noti.

Tanto per informare: le pensioni reversibili sono quelle che integrano le già misere finanze dei coniugi superstiti, liquidate al 60% del loro importo nominale.

Sono quelle date alle vedove rimaste sole, o con figli, per sostenere la famiglia molti casi con la crisi attuale mono reddito proprio, reddito che era proprio di chi è morto.

#Ministro #Giuliano #Poletti, #vergogna, smettiamola di aggirare le tematiche scottanti per poi presentare il conto alle persone in difficoltà.

#seguiteci #defranceschi #pensioni #fisco #finanza #governo #italia