VITTIME TORNADO AIUTI Sì CON I GUADAGNI DELLE BANCHE

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Arrivato l’accordo che fa passare per contributi veri e propri mutui.

L’avevo detto già a settembre scorso, denunciando il fatto che alle famiglie colpite dal tornado, lo Stato fa passare per contributi quelli che in realtà sono dei veri e propri mutui, dei finanziamenti di durata venticinquennale.

“Non si può chiedere a dei cittadini vittime di calamità naturali di contrarre un mutuo ultraventennale”, aveva detto l’esperto professionista Alberto De Franceschi e ora i fatti gli danno ragione.

“L’Associazione Banche Italiane e la Cassa Depositi e prestiti – spiega De Franceschi – hanno siglato il contratto tipo e l’ Agenzia delle Entrate ha confermato la procedura per cui chi chiede il contributo firma in sostanza un mutuo. Se muore, questo passa agli eredi”.

Un mutuo, aveva spiegato, che comporta il pagamento di interessi e il rischio che qualora non si paghi, si veda pignorata anche la casa che si sta tentando di costruire.

“Sono mutui – incalza De Franceschi – che pagano interessi che noi abbiamo sempre sostenuto, ma eravamo sempre stati smentiti. Ora è tutto scritto, le carte sono state siglate a ottobre, novembre e pubblicate in Gazzetta Ufficiale a gennaio. Per di più questi mutui vincolano le persone per tutta la loro durata. Come da clausole contrattuali, non possono essere risolti prima. Non si può continuare a prendere in giro le persone che hanno subito delle disgrazie”.

A tal proposito anche la consigliera pentastellata di Dolo, Valentina Peruzzo era intervenuta. E in seguito a una interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Villarosa, si era tenuto un question time.

“Con il documento in esame – si legge – gli onorevoli (Villarosa e altri ndr) interroganti richiamano gli eventi calamitosi che hanno interessato in Veneto la riviera del Brenta nel luglio 2015. Gli Onorevoli evidenziano che, per far fronte a esigenze emergenziali, l’articolo 1, commi da 422 a 428, della legge 28 dicembre 2015, n.208 (legge di stabilità per il 2016), in attuazione dell’articolo 2, lettera d, della legge n.225 del 1992, prevede che siano concessi contributi a favore dei soggetti coinvolti.

Gli interroganti ritengono che la misura del finanziamento agevolato con fruizione del credito d’imposta non è adeguata a risolvere i disagi causati da calamità naturali in quanto questa procedura comunque comporta il pagamento di costi bancari e il rischio di insolvenza, nonché l’eventualità per gli interessati di non poter fruire del credito d’imposta per capienza”.

In seguito anche Fratelli d’ Italia si erano fatti sentire, chiedendo che l’ Agenzia delle Entrate si pronunciasse.

Il 13 ottobre scorso un’ interpellanza a nome dei senatori di FI e Pdl: Marco Marin, Giovanni Piccoli, Stefano Bertacco e Bartolomeo Amidei, al presidente del Consiglio dei Ministri e al ministro dell’Economia e finanze.

Un’interpellanza fatta proprio in seguito alla denuncia di De Franceschi che aveva studiato la questione.

 

“Con una precedente interrogazione con carattere d’urgenza (atto n. 3-02054) gli interroganti – si legge nell’interpellanza –  in riferimento ai fenomeni temporaleschi che hanno colpito il Veneto nel pomeriggio di mercoledì 8 luglio 2015, avevano chiesto interventi in favore dei cittadini e delle imprese fortemente danneggiati da tali eventi atmosferici”.

 

Ora, l’articolo 1 della legge 208/2015 (legge di stabilità 2016), nei commi da 422 a 428, prevede la concessione di contributi con le modalità del finanziamento agevolato sia ai soggetti privati che alle attività economiche e produttive e demanda a ordinanze adottate dal Capo del Dipartimento della protezione civile d’intesa con le regioni interessate e di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, le modalità attuative.

 

L’ordinanza del 16 agosto scorso, la numero 385, dispone che, in base a quanto previsto dalla legge n. 208/2015, il contributo effettivamente spettante viene riconosciuto, sotto forma di finanziamento, a cura dell’Istituto di credito convenzionato che sarà successivamente individuato dal titolare del contributo e comunicato al Comune.

Un’ordinanza che a quanto pare non è stata smentita.

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